Rifondazione la sinistra che deve cambiare l'Italia

Luca Falaschini

Esserecomunisti 29 aprile 2008

Anche Roma è caduta, ora la disfatta è completa! Quello che non è riuscito anni orsono a Fini è stato compiuto oggi da Alemanno. Un delfino della destra siede ora sul trono della capitale. Non è una novità per la destra sociale, forte in tutto il Lazio, che ha dato anche la possibilità a Storace di diventare presidente della Regione, ma nell’attuale contesto nazionale il risultato è raccapricciante. Da nord a sud la destra sta avanzando con una violenza numerica e mediatica devastante. Sembrano non far più scandalo i saluti romani sulla piazza del campidoglio e le bandiere italiane con il fascio littorio, l’aquila imperiale e le croci celtiche apparse prepotentemente in sfilata in tutta la città. Oggi ci svegliamo dopo due soli anni dalla vittoria elettorale del centro sinistra in un Italia profondamente di destra, un Italia che dalla venuta di Berlusconi ad oggi è cambiata in maniera radicale sotto i nostri occhi.

Due soli anni di governo, ma molti indietro che preludevano allo sfascio. Un’ondata di uno strano e improprio riformismo ha investito la sinistra dalla caduta dei grandi partiti di massa in poi. Un’emorragia politica inarrestabile, uno spostamento verso un centro preso più come punto di non ritorno che come punto di riferimento. Lo strano percorso del PDS Occhettiano, i Ds Dalemiani, poi la grande aggregazione del PD di Veltroni devono cominciare ad essere letti in un contesto più ampio, in un continuo rincorrere una società che cambia, senza mai raggiungerla, perché il movimento della massa veniva di pari passo spostato dal nuovo metodo mediatico di segregazione della verità e creazione di mode, problemi, atteggiamenti completamente nuovi e temporaneamente variabili in mano alla destra.

Il problema principale a mio avviso è che in tutti questi anni il così detto centro sinistra si è comportato come un mantice di una fisarmonica, ovvero aprendosi alla ventata riformista ma allontanandosi dal suo popolo, per poi ricompattarsi ad esso quando ci si riavvicinava alle note più caratterizzanti della sinistra ma lontane dalle nuove politiche liberiste. La politica di Veltroni ha rotto definitivamente il rapporto con il popolo della sinistra. Il grande scatolone elettorale di tipo anglo sassone non ha fatto altro che raccogliere il consenso già esistente, unito soprattutto dall’antiberlusconismo e tagliare ogni ponte con tutte quelle forze all’interno della società che si rappresentavano in una visione classista della stessa. Il nostro paese seppur nelle sue infinite contraddizioni, oggi è più che mai diviso in classi sociali. La pacificazione a tavolino del sistema, la rottura della differenziazione in nome in uno strambo americanismo, ha spazzato via l’ultimo argine tra la sinistra ed il PD e l’ha fatto precipitare in una sorta di limbo, in una non interazione coatta con la società che passa dalla totale autoreferenzialità della sua politica. L’ultima difesa che raccoglieva le esigenze di una sinistra vista in senso ancora comune era Rifondazione Comunista.

Quello che sembrava un partito repellente allo strano ammodernamento del sistema invece si è mostrato permeabile, nelle vesti della sua classe dirigente, ad un processo fulmineo di sradicamento sociale che ne ha causato la scomparsa dalle istituzioni con la generica formula “sinistra arcobaleno”. Questa miscela esplosiva ha dato il paese in mano ad una destra aggressiva, che si plasma nella società permeando le menti delle persone dai pulpiti televisivi. Televisioni e mezzi d’informazione mai “riformati dal riformismo” del centro sinistra non si sa ancora per quale oscura ragione! La destra, nelle sue varie forme, ha fatto breccia in maniera trasversale intaccando tutte le classi e le categorie della società. Dagli operai, agli impiegati, dagli statali, ai liberi professionisti, dai piccoli artigiani alle grandi lobby imprenditoriali. I politici sicuri della scomparsa delle classi sociali non si sono curati degli interessi delle stesse, eliminando così quello che è alla base della principale differenziazione tra sinistra e destra: il conflitto. Senza conflitto, usato nel termine buono della parola, non c’è sinistra, senza sinistra l’Italia è di Berlusconi.

La restante parte analitica da approfondire è ugualmente interessante ma credo che questo tema sia quello centrale e che senza di esso non si possano determinare appieno le cause di un disastro, che per quanto il PD possa vedere come nel gioco democratico dell’alternanza, avrà caratteri e ripercussioni sicuramente di lungo periodo nella società Italiana. Bisogna intervenire subito perché non solo è stato perso del tempo prezioso ma la direzione intrapresa è completamente sbagliata.

Rifondazione Comunista in questo scenario si colloca in una posizione estremamente difficile ma strategica. Da essa dipende il ripristino della frattura tra politica e società, il dialogo tra partito e classi lavoratrici. Essere veri rappresentanti, punto di riferimento per operai, impiegati, piccoli artigiani, mondo della scuola, della ricerca e dell’università. Si deve creare di un partito che sappia parlare e rappresentare tutte quelle battaglie che nella vita reale si combattono giorno per giorno, capace di curare le paure di una modernità troppo opprimente e allo stesso tempo di regolarizzare il nostro paese affrontando a viso aperto problemi, come l’immigrazione e la sicurezza, non su base ideologica o propagandistica ma su schemi di un dialogo continuo con il nostro popolo, che vive e ragiona su di essi quotidianamente.

Per fare ciò si deve scendere dai dorati piedistalli di potere e saggezza intellettuale, che sono stati creati in questi anni dagli uomini che ci hanno guidato con risultati pessimi e che pretendono ancora di essere non solo ascoltati ma addirittura capiti! Rifondazione Comunista è il crocevia del cambiamento, è il passaggio ad una nuova sinistra che fa della riorganizzazione delle classi in un contesto contemporaneo, una sua prerogativa. Rifondazione Comunista è quella forza che interagisce con la società in un interscambio continuo di idee, mezzi e strumenti che possono portare ad un sostanziale miglioramento delle condizioni di ampie fasce della società da noi rappresentate. Rifondazione si gioca la sua vita nella vita degli altri, nella ricerca di un riequilibrio nello spaventoso divario che attanaglia le categorie più deboli da una parte ed i padroni e gli speculatori dall’altra. Non è più tempo per una sinistra generalista o per operazioni politiciste incomprensibili. La presa di coscienza della situazione attuale passa da noi e dalle nostre azioni. Se Rifondazione ritornerà al suo popolo allora il suo popolo la farà mezzo per ridare al lavoro, alla cultura, all’ambiente, alla società, all’Italia intera la sua dignità!

 

  back