Tra camera e senato sono in nove i democratici provenienti dal correntone Ds. Pronti a lavorare con gli ex compagni eletti nell'Idv. Preparano una fondazione per dialogare con chi sta fuori dal Pd. Con un occhio all'arcobaleno

Quel che resta a sinistra nell'aula che va a destra

d.p.

il manifesto 30 aprile 2008

Aggrappati a una balaustra di Montecitoro e di palazzo Madama. Impegnati con tutte le loro non infinite forze a contenere la poderosa spinta centrista del partito democratico. Pronti, assicurano, «a buttarsi a mare» per difendere la pace, l'ambiente, la laicità dello Stato. Decisi a battersi per la libertà di informazione nell'era dell'imbattibile tycoon nostrano. Nel nuovo parlamento, il primo senza sinistra, la sinistra sono loro, i radical del Pd che alle primarie si sono presentati nelle liste di 'A sinistra per Veltroni'. Per la precisione: in tutto il partitone sono gli unici che si proclamano 'di sinistra' senza imbarazzi, che non stanno lì a fare distinguo e circonlocuzioni sul riformismo e via scendendo.

Quattro senatori e tre deputati, quasi tutti alla prima esperienza. Sette in tutto, tanto passa il convento. Alla camera c'è la siciliana Marilena Santeri e due under 40 piemontesi, Massimo Fiorio e Roberto Esposito. Ma qui si può contare su un po' di visibilità grazie a due nomi di peso, l'ex direttore dell'Unità Furio Colombo e l'ex ministra della salute Livia Turco. Al senato ci sono Manuela Granaiola, Francesca Marinaro. L'ex Cgil Paolo Nerozzi, già fondatore di Sd, poi tornato all'ovile veltroniano, insieme a un folto gruppo di sindacalisti in dissenso con la nascita di Sinistra arcobaleno. Guida il drappello Vincenzo Vita, coordinatore dell'area. Antica provenienza Pdup, nel Pci dalla morte di Enrico Berlinguer, in tempi storici - i bei tempi dell'Ulivo, fra il '96 e il 2001 - è stato sottosegretario alla Comunicazione con i governi Prodi, D'Alema e Amato. Con l'ex senatore Massimo Brutti - capolista Pd al Campidoglio che però non è stato eletto - Vita ha tenuto faticosamente insieme quei non moltissimi del 'correntone' che nell'aprile 2007 non sono fuoriusciti con Fabio Mussi verso Sinistra democratica. Oggi sono qua.

A fare il correntino?, domandaccia inevitabile. «Macché, non abbiamo nessuna intenzione di organizzare una corrente classica», risponde Vita. «La sinistra non è una sigla, è una cultura politica, un insieme di valori. Tenteremo di dare a quei valori una forma di rappresentanza». In dieci? «Ma no. Non abbiamo intenzione di chiudere la discussione fra pochi ex Ds, non siamo così poco ambiziosi. Ci rivolgiamo ai cattolici del Pd. E senz'altro ci collegheremo ad alcuni eletti dell'Italia dei valori con cui abbiamo già condiviso battaglie e percorsi». Vita ha in testa «una forma di coordinamento» con Beppe Giulietti, ex sinistra Ds e fondatore dell'associazione Articolo 21, con l'ex girotondino Pancho Pardi e con Elio Lannutti, presidente dell'Adusbef. Tutti e tre eletti nelle liste dell'ex magistrato.

A guardare verso di loro, fuori dalle aule, c'è il gruppetto di Aprile e di alcuni ex Cgil Funzione pubblica, Famiano Crucianelli in testa, usciti dal Pd ma ora pronti cambiare traiettoria. Magari mettendo in piedi una fondazione, spiega Vita, «o un'associazione, un luogo di transito condiviso con noi che stiamo dentro il Pd per provare a ricostruire una cultura politica della sinistra». Ma Vita, pure con tutte le delicatezze del caso, guarda a quelli rimasti fuori dal palazzo, la sinistra 'extraparlamentare'. «Per carità, sia chiaro da subito: non intendo proporre forzature né assumere atteggiamenti strumentali nei confronti della sinistra arcobaleno, al cui travaglio interno guardo con il massimo rispetto». Nessun corteggiamento, giura, neanche nei confronti di quelli dati in grande sofferenza dopo la batosta elettorale. Tanto più che il Pd va verso un'altra meta: Veltroni mira a stringere i rapporti al centro, in direzione Udc, e a questo lavora l'ambasciatore Marco Follini. «E' un altro buon motivo per riallacciare il dialogo fra noi. La sberla romana è stata forte per tutti, e il risultato delle politiche non è stato quello che molti di noi si aspettavano. Allora mi chiedo: ha senso dividerci ancora fra una sinistra di lotta e una di governo, senza neanche stare al governo?».

 

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