|
Day-after |
|
Il fantasma della «vendetta» |
|
Mariuccia Ciotta |
|
il manifesto 30 aprile 2008 La «grande vendetta» della Sinistra Arcobaleno. Il fantasma si aggira tra i disperati del centro-sinistra, leit-motiv delle analisi post-disfatta. Chi ha rubato ottantacinquemila voti a Francesco Rutelli? Nel secondo turno il candidato del Pd si è visto liquefare una consistente quota di consensi e adesso è caccia al colpevole. Gli elettori che hanno messo la croce su Nicola Zingaretti, candidato alla Provincia, non solo si sarebbero astenuti al Comune ma avrebbero votato per Alemanno. E questo perché Rutelli (che ha preso 55mila voti in meno di Zingaretti), oltre a non piacere alla sinistra, è stato preso come capro espiatorio della scomparsa dal parlamento dell'Arcobaleno. Il cerchio si chiude. Il virus degli «estremisti» prima ha determinato la caduta del governo Prodi e ora con un atto politicamente perverso ha preferito il post-fascista al Campidoglio in segno di rivalsa. Arcobaleno, la vendetta. «Per questi cannibali fratricidi, grillisti e antagonisti, Rutelli era il bersaglio ideale» scrive il direttore di Repubblica Ezio Mauro, che contro «la sinistra minoritaria» esorta Veltroni a continuare sulla sua strada, e a evitare come la peste «l'ideologismo suicida» dei traditori delle urne, con i quali «non si possono ipotizzare alleanze se non per perdere». Fuoco amico, dunque. A parte il fatto che Veltroni ha già perso due volte, e dovrebbe guardarsi dai consigli di chi lo ha spinto verso il baratro, c'è da chiedersi su cosa si basa questa «leggenda metropolitana» che vuole un militante della sinistra (massimalista, estrema, radicale?) impugnare la matita e votare il sindaco della croce celtica che gli renderà la vita difficile. A Roma dovremo guardarci le spalle, mai più prendere un taxi e assistere alla deportazione degli immigrati. Ricordiamo a Repubblica, ma anche a tutti gli analisti e agli esponenti del Pd che ieri hanno avanzato la tesi della «vendetta», che questo giornale comunista, che non può dirsi rutelliano, ha condotto una forte campagna contro l'astensionismo e per il voto a Rutelli, e che lo stesso ha fatto Liberazione. L'accusa rivolta agli «ideologi» della sinistra, con i quali il leader del Pd non dovrebbe mai più interloquire, di aver spinto l'elettorato a votare Alemanno è un'infamia oltre che una sciocchezza. I voti persi sono quelli dell'astensionismo, e questo è un problema aperto per il Pd, e con ogni probabilità quelli di un elettorato oscillante e «moderato», che si è bevuto il revisionismo storico con cui i media ci hanno martellato, a cominciare dal Corriere della sera, per cui non percepisce più la «cultura della destra», il fascismo di Salò, ma quello di oggi. Ed è così de-ideologizzato da votare per «simpatia» quel bravo ragazzo di Gianni. Ma il vero motivo di questo attacco ai «fascisti rossi» sta nella difesa strenua della linea editorial-politica che ha sostenuto il Veltroni «corro da solo», il Veltroni che guarda al centro e taglia la sua ala ingombrante. Continuiamo a farci del male, direbbe Moretti. «La mia leadership non è in discussione» ha dichiarato Veltroni, ma che almeno rifletta e si interroghi sugli errori commessi, e non caschi nella trappola di un'analisi taroccata della sconfitta. Forse non troverà risposta in questa esangue rappresentanza di ciò che resta della Sinistra Arcobaleno, ma nella richiesta di giustizia sociale, di una «sicurezza» diversa da quella solo repressiva della destra, di altri mondi, linguaggi e desideri di una nuova sinistra sì.
|