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Sfascio e martello |
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Gaspare Serra |
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Aprileonline 30 aprile 2008 Cinque anni per ricostruirsi: Adesso tocca alla Sinistra scegliere cosa fare da grande. Più che la caccia ad un voto elitario, cerchi di riconquistare il consenso della gente comune (la stessa che, al Nord, ha votato la Lega) Perché è così difficile comunicare a Sinistra? Perché l'unione e la condivisione di prospettive è sempre una continua ricerca incompiuta? Forse la risposta è, semplicemente, una sola: non può esservi unanimità di vedute perché non può esistere, in Italia, una sola Sinistra, unita e plurale. Quando ci si divide sui simboli o sulle denominazioni spesso si è di fronte non ad una diatriba meramente formale bensì ad una dialettica sostanziale, ad una diversa impostazione culturale di fondo: la divisione tra una Sinistra Comunista-Ambientalista ed una Sinistra Socialista-riformista (che non trova certo spazio nel PD!). E', ad oggi, amplissima (più grande di quanto si possa immaginare) la schiera di elettori di Sinistra astenutisi alle elezioni trascorse in quanto privi di una effettiva rappresentanza politica (lo scarto tra le elezioni comunali e provinciali e tra il primo e secondo turno a Roma ne è l'esempio più attuale). Il quadro è più semplice di come appaia: - tra un PD assente sulle tematiche dei diritti civili e della laicità, privo di un'identità chiara (comprendendo dalle correnti teodem ai radicali), troppo sbilanciato a destra sulle politiche economiche e sulla politica estera - ed una Sinistra Comunista che, al contrario, rilancia il tema della lotta di classe, vede ancora come una minaccia la proprietà privata ed il profitto, non riconosce nessun valore al merito (in virtù del principio per cui "tutti siamo uguali"), non ammette i fallimenti della gestione pubblica dell'economia, ritiene che il problema sicurezza sia una strumentalizzazione delle destre (si veda l'indecente spettacolo offerto, col Governo Prodi, in occasione del Decreto Sicurezza!) e la politica dell'immigrazione una politica della sola e semplice accoglienza - molti compagni "stanno nel mezzo" e, alla fine, hanno preferito non scegliere. Il sogno di molti tra questi era, per l'Italia, la costituzione di un grande partito socialdemocratico che, aspirando ad un 30% di consensi elettorali, potesse presentarsi come forza di governo in grado di determinare le scelte di politica nazionale. Ad oggi, sperimentiamo che questo è un sogno sepolto, cui la svolta piddina di Veltroni ha inferto l'ultimo colpo mortale! Un sogno, comunque, non surreale, visto che è il quadro politico italiano ad essere l'anomalia nello scenario europeo: siamo l'unico Paese privo di una forza socialista di massa e l'unico Paese in cui la Sinistra (anche quella laico-socialista) è priva di rappresentanza in Parlamento! L'impressione maturata nell'alveo dell'astensionismo di Sinistra (tra coloro che, in passato, hanno sempre votato e sempre votato a Sinistra: dai Ds per finire col Pdci) è che: - il Pd si configurerà come un partito di democristiana tradizione legato a logiche di potere (e, per di più, con logiche interne meno democratiche di quelle di un vecchio partito di massa come la Dc!) - mentre i Comunisti siano tentati da un ritorno ad un passato minoritario e d'opposizione (rinnegando la memoria di Enrico Berlinguer). Nei cinque anni a venire, questa "massa critica" della Sinistra sarà esigente: - nel giudicare l'operato del Pdl con onestà (senza i paraocchi di una Sinistra vecchio stile) - e nel valutare le nuove configurazioni politiche che si assesteranno a Sinistra. E' bene che la Sinistra, più che la caccia ad un voto elitario, cerchi di riconquistare il consenso della gente comune (la stessa che, al Nord, ha votato la Lega).
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