L’amarezza per la sconfitta e la voglia di non arrendersi. A partire dalle politiche sociali

Gemma Azuni Eletta nelle liste della Sinistra l’Arcobaleno al Consiglio comunale di Roma

Liberazione 30 aprile 2008

Che sconforto, che amarezza e che pesantezza cadono sulle mie spalle e sulla mia persona nell’assistere al disastroso risultato elettorale che si è evidenziato con nettezza per l’Italia e la sua capitale. Difficile capire nel profondo i sentimenti, gli atteggiamenti, le propensioni dei cittadini a cambiare radicalmente, a preferire candidati di destra piuttosto che appartenenti all’area di centrosinistra.

Ho iniziato ad occuparmi di politica da quando, fresca di studi, ho toccato con mano il disagio delle persone emigrate dalla Sardegna. Quel disagio che io ho provato quando, figlia di un ex pastore sardo e poi portiere in uno stabile di Roma, ho avuto anche io qualche problema di integrazione. Una volta diplomata ho maturato l’idea di iscrivermi alla facoltà di Lettere da cui dipendeva la “Scuola Speciale per Assistenti Sociali ed Educatori degli Adulti”. Ho superato nel ’75 il concorso per Assistenti Sociali della Provincia di Roma e mi sono imbattuta nella triste realtà dell’ospedale S.Maria della Pietà, padiglione 8° ove erano ricoverati i bambini disabili. Il lavoro di una èquipe multiprofessionale, guidata dal prof. Giordano, ha determinato la chiusura di quel girone infernale. L’esperienza di lavoro, per 17 anni nel Brefotrofio di Roma, mi ha forgiato e ulteriormente sensibilizzato per le realtà di sofferenza. Finalmente, grazie a Giorgio Fregosi, allora assessore alle Politiche Sociali, questa istituzione totalitaria è stata chiusa e i bambini, in attesa di adozione, hanno avuto il calore delle Case famiglia.

Su sua spinta ho iniziato la mia vita politica con l’elezione al Consiglio della allora XII Circoscrizione: governo di centro sinistra. Il Pci era allora all’opposizione. Nel 1993, riconfermata, sono stata eletta Presidente. Dal 2005 ho fatto parte del Consiglio Comunale fino alla scadenza della prima Giunta Veltroni. L’affacciarsi del progetto del Pd mi ha spinto ad aderire a Sinistra Democratica. Mi sono chiesta soprattutto a chi e per chi era funzionale il “modello Roma”. Non ho mai mancato di sottolineare le disfunzioni e le criticità di un governo della città interessato, anche giustamente, dalla necessità di spazi di visibilità mondiali e da lungimiranze poco attinenti alla realtà in cui i suoi cittadini si confrontavano e si confrontano tutti i giorni. La parola “benessere sociale” non appartiene al vocabolario di molti.

Le politiche sociali devono trovare spazi e livelli di connessione adeguati e non residuali. Devono prevedere il reale coinvolgimento del Terzo settore e del mondo del volontariato, in una concezione del sistema di welfare che faccia emergere il protagonismo e la responsabilità della comunità locale. Voglio garantire tutto l’impegno possibile, affinché il mandato di rappresentanza affidatomi, sia costantemente segnato da onestà intellettuale e morale, dalla coerenza per i valori della sinistra a cui facevo e faccio riferimento e dalla assunzione di responsabilità.

Nelle istituzioni è oggi sempre più indispensabile la composizione di assetti politici qualificati e lungimiranti per contrastare il non senso e la superficialità di molte azioni politiche. Mi aiuteranno in questo lavoro tutti coloro che con il proprio patrimonio di conoscenze e di esperienze vorranno fare proposte, dare suggerimenti e segnalarmi problemi. Mi darà forza la solidarietà delle donne incontrate durante questa difficile campagna elettorale: senza cene, manifesti e sostegno degli uomini che contano. La mia campagna elettorale è quotidiana con l’ascolto e la disponibilità data ai romani.

 

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