Attenti al nuovo sacco di Roma

Luigi Nieri Assessore al bilancio della Regione Lazio (Prc)

il manifesto 25 aprile 2008

Il primo sacco di Roma fu ad opera dei Lanzichenecchi nel lontano 1527. Il mandante fu Carlo V d’Asburgo. Poi di sacchi ne sono seguiti altri. Gli anni settanta e ottanta del secolo scorso sono stati gli anni della cementificazione selvaggia, dell’abusivismo incontrollato, dello spontaneismo edilizio e della corruzione diffusa. Roma è stata nuovamente, seppur diversamente dal passato, saccheggiata come al tempo dei Lanzichenecchi. L’ultimo sacco è avvenuto con la Giunta Carraro. Pochi furono quelli che si salvarono da avvisi di garanzia e arresti. Erano i tempi di tangentopoli. In quegli anni sembrava impossibile che certe cose avrebbero potute ripetersi. Eppure ciò è accaduto. Dal 2000 al 2005 Storace e i suoi hanno saccheggiato la regione Lazio lasciandola praticamente in mutande. Sono stati anni di corruzione, malaffare, debiti miliardari. Si erano portati via anche i computer. E’ stato il sacco della Regione Lazio. È un dovere morale per chi ha a cuore la città di Roma votare per Rutelli e contro Alemanno. Provo a fare un triste gioco, ossia cosa potrebbe accadere nel caso Alemanno dovesse risultare vincitore. Immagino il centro di Roma riaperto al traffico. Immagino a rischio l’agro romano e i parchi della cintura urbana. Immagino che lo 060606 diverrà una sorta di novello 113. Immagino qualche ex, post o neo fascista ricoprire l’incarico di garante comunale dei detenuti. Immagino la città dell’altraeconomia all’ex mattatoio trasformarsi in centro commerciale. Immagino incontri alla casa internazionale delle donne con la Polverini o la Santanchè. Immagino il Nuovo Cinema Aquila del Pigneto, bene sottratto alla mafia, trasformato in multisala stile Warner. Immagino l’estate romana affidata a Luca Barbareschi. Immagino l’urbanistica partecipata che diventa urbanistica d’assalto.

Con ciò non voglio dire che Roma è stata la città meglio governata al mondo. Sicuramente però Roma è una fra le capitali più serene e sicure al mondo. Lo dicono i numeri. Lo dicono i turisti che arrivano da New York, da Napoli, da Londra, da Parigi, da Milano. I gravi fatti di cronaca di questi ultimi giorni sono stati usati con violenza e cinismo dalla destra. La donna del Lesotho ferita e stuprata da un rumeno non è stata letta e descritta come una storia di una donna stuprata da un maschio, ma come una storia di una studentessa stuprata da un rumeno. Puzza terribilmente di razzismo. Se quella donna fosse stata una prostituta che avrebbe detto Alemanno? Il tema della sicurezza è stato un tema su cui Veltroni ha pensato di giocarsi un pezzo della sua partita elettorale. Abbiamo visto come è andata. La sinistra – quella radicale – ha partecipato al governo di Roma negli ultimi anni. E’ riuscita a dare centralità politica a questioni prima dimenticate: le periferie, la qualità della vita, l’ambiente. A volte ha dovuto limitarsi ad assumere un ruolo di garanzia democratica. Ciò è accaduto soprattutto nell’ultimo periodo quando Roma ha smesso di ambire a essere un laboratorio di pratiche di inclusione e solidarietà. Quell’esperienza di governo però non va rinnegata ma va ulteriormente rinforzata. Oggi dopo la sconfitta al governo nazionale è necessario ripartire da Roma per ricostruire le ragioni di una alleanza. Una alleanza che punti ad una Roma città aperta, solidale, integrata, umana, dove si deve tutti insieme lavorare per ridurre ulteriormente il gap tra periferie e centro, tra governanti e governati. Dove i grandi problemi della città – la casa, il lavoro nero, il lavoro insicuro e precario, la solitudine, l’esclusione sociale – diventino gli obiettivi strategici da raggiungere con un’azione energica di governo.

 

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