«La nostra autonomia, culturale e politica, dal Partito democratico è imprescindibile»

Sciogliere e rifare? Idea sbagliata

Giampiero Cazzato

La Rinascita della Sinistra 28 Aprile 2008

All’idea che la sinistra sia solo un cumulo di macerie e che, quindi, si debba sciogliere per rifare, Paolo Ferrero non ci sta. Ritiene, invece, che ci sia ancora un patrimonio grande, fatto di partiti, associazioni, movimenti e singole persone da rimettere a valore. «Ripartire dalla società, dalla capacità di comprensione. Perché il dato drammatico del risultato elettorale, oltre la cancellazione della sinistra dai parlamento, è il fatto che non ci sia stata la percezione della nostra utilità. Sostanzialmente la nostra politica ha galleggiato sul paese. Dobbiamo tornare a essere interpreti delle dinamiche sociali. Questa è la sfida. Ed è una sfida che riguarda tutti, perché dopo la scoppola che c’è stata non ci possiamo permettere di perdere nemmeno un grammo delle cose che ci sono sotto il cielo della sinistra. I partiti non sono un ingombro, di cui sbarazzarsi in un una forma di autolesionismo nichilista, bensì una risorsa». Ma attenzione, avverte, «nulla che possa prefigurare un arroccamento. Perché così non se ne esce».

E’ questo che intendi quando dici «ripartire da Rifondazione»?

Il primo punto - parlo per il mio partito - è che c’è bisogno di una ripresa di parola dei compagni e delle compagne. Rifondazione deve ripartire da se stessa, ridotarsi di un senso e di un ruolo. Bisogna rimettere in piedi il partito, attrezzato ad agire e pensare in un contesto di riproposizione dell’unità a sinistra, senza nessuna scorciatoia politicista ed organizzativistica. Sciogliere per rifare è una idea che giudico assolutamente sbagliata, c’è, al contrario, bisogno di rimettere in piedi quello che c’è senza produrre un di più di muri e di steccati intorno.

Giordano sostiene che non ha «mai pensato allo scioglimento del partito», ma solo pochi giorni fa ha detto «indietro non si torna» e ha rilanciato sul nuovo soggetto unitario al motto del “chi ci sta ci sta”.

Premesso che non c’è nessuna guerra fratricida nel partito, bisogna essere netti nel riconoscere che la linea della segreteria non ha funzionato. Ci sono due concetti che non mi piacciono proprio nei ragionamento di alcuni compagni. Primo, se tu dici “chi ci sta ci sta”, vuoi dire che, di fatto, la tua non è una ipotesi unitaria. Secondo, dopo la batosta elettorale, altro che accelerare! siamo obbligati alla riflessione. E una premessa fondamentale per poter fare un discorso di unità, per riuscire a far partecipare alla politica tutti quelli che, pur di sinistra, non sono o non sono più iscritti ad un partito. Anche per questo, su un altro versante, non mi convince, la cosiddetta costituente comunista. L’accelerazione e la costituente comunista sono fratelli siamesi, due facce della stessa medaglia. La spaccatura per linee ideologiche della sinistra, senza nessuna chiarezza su linea politica, cultura politica e forme di organizzazione sarebbe devastante. L’idea federativa riguarda tutta la sinistra. Credo ad una forza che non esclude, che non taglia, che assume che ciascuno c’è a nessuno chiede di scomparire. Allora se così è dobbiamo mettere in moto sinergie, percorsi di riflessione, di intervento politico, di valorizzazione del tessuto; dobbiamo ragionare su come si realizzano le case della sinistra sul territorio, di come ricostruire un reinsediamento sociale.

La Sinistra arcobaleno non è riuscita ad avere un’anima. Ma è anche vero che ha duramente pagato i mediocri risultati dei due anni di governo.

Gli strati popolari che nel 2006 avevano grandi speranze di cambiamento non hanno visto realizzare praticamente nessuna delle cose che si aspettavano. Siamo rimasti impigliati nella politica dei due tempi, di cui il secondo non arriva mai. Grande attenzione al risanamento e redistribuzione minima. Insomma nessun segno simbolico forte in grado di comunicare che si andava operando una discontinuità rispetto al passato. Questa percezione della non utilità sociale del nostro ruolo si è dispersa in molti modi: molti voti sono finiti nell’astensione, sulla base della convinzione che “intanto sono tutti uguali”; tanti sono andati alle Lega, che in questi anni ha iniettato anche nei lavoratori l’egoismo territoriale, e moltissimi sono stati divorati dal Pd e dalla logica del “voto utile”.

A proposito di Pd c’è chi pensa che adesso Veltroni si sposterà a sinistra. E’ una ipotesi possibile?

Questa cosa non sta né in cielo né in terra, è destituita di ogni fondamento. Il disegno politico del Pd, che punta all’interclassimo e alla centralità dell’impresa, è tale sia che si trovi al governo, sia che si collochi all’opposizione. Per questo la nostra autonomia, culturale e politica, dal Pd è imprescindibile.

C’é da aspettarsi che l’ltalia di Berlusconi conoscerà un acuirsi del conflitto sociale.

Le contraddizioni che si apriranno saranno molte, non a caso Berlusconi già parla di misure antipopolari. Il problema vero, su cui si gioca la storia futura della sinistra, è se le contraddizioni si svilupperanno unicamente in termini di guerra tra poveri o di ricette neocorporative - cioè a dire la destra oltre che a produrre disagio sociale lo gestisce anche culturalmente e politicamente - o se riesce a riprodursi come forme di ricostruzione di conflitto di classe, il basso contro l’alto. Lì noi ci giochiamo la partita.

 

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