Lady Asl Un affare da 84 milioni di euro. E Storace incassa la solidarietà del candidato Pdl

Scandalo sanità, il filo nero che lega la destra romana

Daniela Preziosi

il manifesto 27 aprile 2008

«Voglio esprimere la mia solidarietà a Storace per l'attacco cui è stato oggetto: oggi sui muri della nostra città sono affissi manifesti infami con i quali si attacca il sottoscritto e Storace. L'esponente de 'La destra' viene accusato in riferimento alla sua esperienza alla Regione Lazio, su situazioni per cui è stato totalmente prosciolto». Roma, il 19 aprile scorso. L'ex presidente della Regione Lazio, oggi leader di La destra, non ha ancora sciolto la riserva su cosa consiglierà di fare al ballottaggio ai suoi 55mila elettori della capitale: votare Alemanno o andare al mare? Quel giorno sui muri della città sono comparsi manifesti con una testo semplice: «Giunta di destra alla Regione Lazio. Quattro assessori indagati, tre con richiesta d'arresto. Dieci miliardi di buco nella sanità. Alemanno e Storace ancora insieme? No, grazie». Sono firmati dall'associazione culturale Liberinsieme, del Pd. Il riferimento chiaro - chiarissimo per ogni cittadino romano, poi - è alla vicenda giudiziaria dell'imprenditrice romana Anna Jannuzzi, detta Lady Asl. Un sistema di corruzione scoperto dalla magistratura, che per cinque anni, durante la presidenza alla regione di Francesco Storace, è riuscito a drenare un tesoretto di 82 milioni di euro ai danni della Sanità, delle Asl Roma B e Roma C.

Il candidato sindaco del Popolo delle libertà, dunque, esprime la sua solidarietà a Storace. E però nel farlo commette un errore. Dice che i manifesti «infami» fanno riferimento a una vicenda da cui Storace è stato «totalmente prosciolto». In realtà, nella vicenda di Lady Asl Storace non è stato mai indagato, né formalmente coinvolto. Una novantina di arresti, indagati molti uomini vicini alla giunta, condannata a otto anni l'imprenditrice e suo marito, condannato l'ex assessore ai trasporti Giulio Gargano (il più votato di An alle passate regionali, ha patteggiato e così ottenuto 4 anni e 4 mesi), rinviato a giudizio l'ex assessore alla Sanità Marco Verzaschi (ex Forza italia e poi sottosegretario alla Difesa in quota Udeur) e l'ex assessore alla Formazione Giorgio Simeoni (ex vicepresidente della Giunta, tre rinvii a giudizio per tre filoni diversi di quest'inchiesta, ora è neodeputato della Pdl), coinvolto anche Marco Buttarelli, l'ex capo di gabinetto di Storace, a cui l'imprenditrice afferma di aver dato 550 milioni di vecchie lire.

L'inchiesta, dunque, si aggira nell'entourage di Storace, ma senza arrivare a lui. E' lo stesso Storace a sottolinearlo due mesi fa, quando sui muri della capitale erano fioriti altri manifesti analoghi, questa volta firmati da una tal 'destra pulita': «Sotto Storace 70 milioni di euro della sanità destinati ai nostri malati rubati da politici e delinquenti». Gli ambienti della destra radicale sono percorsi da odi intestini, si sa. Ma la storia è ancora quella di Lady Asl, proprio quella per cui Alemanno solidarizza con Storace. L'ex presidente, sulla questione, ha i nervi a fior di pelle. Nel caso di questi manifesti non può querelare nessuno, ma un mese più tardi minaccia l'assessore Pino Battaglia, che chiede anche lui «un'autocritica sul quinquennio di governo della regione targato Storace: abbiamo assistito a un dilagare del malgoverno e della corruzione, vedi scandalo Lady Asl, che ha fatto lievitare a 9,4 miliardi di euro il debito della sanità». In questo caso Storace annuncia querela perché, sostiene, da questi fatti «non è stato neppure sfiorato».

La cupola guidata dall'imprenditrice romana viene ricostruita attraverso gli atti giudiziari e le carte degli inquirenti nel bel libro Lady Asl, la casta della sanità, fatti e misfatti (Editori riuniti), di Alessio D'Amato e Dario Petti. La storia che ne esce è impressionante, e infatti il libro, uscito tre mesi fa, è stato un piccolo caso editoriale nella capitale ed ha attraversato in pieno la campagna elettorale. «Una vergogna - scrivono gli autori - tanto più grande in quanto la razzia perpetrata si risolve a danno dei cittadini, della loro salute, della compromissione dei livelli di assistenza». I fatti vengono spiegati per bene: il sistema era quello di «convenzioni illegittime, doppie fatture, mandati di pagamento per prestazioni inesistenti a cliniche e ambulatori fantasma», spiega D'Amato, che per inciso è un consigliere regionale del Pd e a lungo si è occupato di sanità. I processi si stanno svolgendo. Lo spaccato della sanità romana è avvilente: «Perché il direttore generale della Asl Rm B Cosimo Giovanni Speziale si mette a fare il fattorino delle tangenti?», si chiedono gli autori. La risposta la dà lo stesso Speziale: «Per fare carriera, i politici avevano il potere di farti lavorare, ma per questo pretendevano soldi su soldi. Noi tecnici siamo sudditi dei politici, il sistema era questo, non potevo sottrarmi». «Quello che resta da capire», scrive ancora D'Amato è «il cosiddetto terzo livello dell'inchiesta, quello più alto, quello della politica, senza l'assenso della quale una simile truffa non ci sarebbe stata, se le responsabilità siano state tutte accertate o se vi siano altri protagonisti rimasti nell'ombra. E come sia potuto accadere che troppi, nelle stanze del potere della regione non si siano accorti di nulla».

Ed è un po' questo il punto attorno al quale, con tutte le cautele del caso, si è consumata fino a ieri la polemica politica intorno alla sfida per il campidoglio e al ritorno di amicizia fra Storace e Alemanno. Storace, dice D'Amato, «non è mai entrato nell'inchiesta della magistratura. Ma sotto il profilo delle responsabilità politiche è tutta un'altra storia: tre uomini nominati da lui sono finiti in carcere, uno è stato condannato, metà bottino è stato già restituito alla sanità laziale».

Infine ci sono le parole della signora Iannuzzi, scritte in una sua memoria. «A Gargano (l'assessore condannato, il collettore delle tangenti, ndr) mi indirizzò l'ex presidente della regione Francesco Storace». In una riunione che risale alla fine del 2001, Storace indica Gargano come persona a cui rivolgersi per le sue proposte. «Precisò inoltre che Gargano sarebbe stato il suo unico riferimento a cui potevo rivolgermi per qualunque esigenza e che sarebbe stato a mia disposizione per aiutarmi a realizzare quanto prima il mio progetto». Cosa che, dice il processo, puntualmente, si verifica.

 

  back