Oggi in tutta Italia manifestazioni per ricordare la Liberazione dal fascismo. Non è solo una data storica, ma uno dei pilastri della nostra Repubblica e del patto democratico su cui è stata costruita

Aggrappati a questo 25 aprile per non perdere il dono della libertà

Piero Sansonetti

Liberazione 25 aprile 2008

Il 25 aprile del 1945, Sandro Pertini, Luigi Longo e Leo Valiani proclamano l’insurrezione di Milano. I nazisti fuggono. La città è liberata prima ancora che arrivino le truppe angloamericane. L’insurrezione dilaga in tutto il nord. Mussolini cerca di mettersi in salvo, mascherato da soldato tedesco, ma i partigiani lo catturano a Musso, vicino a Dongo, a un passo dal confine svizzero. L’Italia è libera, e il fascismo, dopo più di ventidue anni di dittatura, è definitivamente travolto. Non credo che il 25 aprile oggi sia soltanto una data storica, una ricorrenza stanca. La caduta del fascismo è il pilastro fondamentale sul quale poggia la Repubblica italiana, è nel “dna” della nostra democrazia. Non si può cancellare, non si può modificare: oppure si cambia la sostanza della società e della convivenza. Per il semplice motivo che la lotta contro il fascismo, e il rovesciamento di quel regime, sono l’essenza di una costruzione politica - molto complessa - che si tiene insieme perché riconosce un principio e un valore assoluto e comune: la libertà.

Nell’esperienza storica italiana, la libertà è definita dal racconto della sua negazione e poi della sua riconquista. La sua negazione è stata il ventennio fascista, perché il fascismo era un regime di massa fondato sulla limitazione e la negazione della libertà, sulla contrapposizione tra Libertà e nazione, tra Libertà e governo, tra Libertà e successo. La sua riconquista è stata la Resistenza, e cioè l’azione militare e di popolo – in appoggio alle truppe alleate – che permise la liberazione dell’Italia e il suo riscatto morale. Per queste ragioni - pratiche, storiche e simboliche - il 25 aprile è data fondamentale per la nostra Repubblica e per il patto democratico sul quale è stata costruita.

Il 25 aprile vale ancora come muro, barriera, che ci difenda dal rischio di ritorno del fascismo? Più precisamente: esiste oggi in Italia un rischio di ritorno al fascismo, e ha senso proclamare questo rischio ogni volta che uno schieramento di destra vince le elezioni? In senso stretto no, non credo esista questo rischio. Né ha senso identificare ogni governo di destra con i governi dittatoriali di Mussolini, e con le colpe gravissime che si assunse il fascismo, fino alla collaborazione nello sterminio del popolo ebraico. Vedo però il rischio che torni ad essere messo in discussione il valore della libertà come valore principale e indisponibile di ogni sistema democratico. Come base comune e condivisa della democrazia. E che di nuovo i principi dell’autoritarismo, della forza, della nazione, della gerarchia, del controllo sociale, della sacralizzazione del potere, diventino il cardine dell’azione politica, dell’immaginario politico, dell’idea di Stato.

Succede in tutte le società occidentali. Da quasi dieci anni. I sistemi fondati sui principi del liberismo hanno iniziato a praticare un divorzio tra liberismo e libertà. Il capitalismo ha iniziato a distinguere tra libertà economica e libertà generale (personale, sociale, ideale) e a contrapporle l’una a l’altra, a presentarcele come alternative. Lo stato di diritto come bastione della democrazia è stato messo in discussione, o addirittura, in alcuni Paesi, indicato come un avanzo di ideologie antiche, antimoderne. In Italia questa tendenza è chiarissima. Uno schieramento vastissimo di forze politiche e intellettuali, che si spingono molto oltre il recinto tradizionale della destra, che lambiscono e penetrano nel mondo del centrosinistra e tentano persino il nostro campo, ha chiesto la messa al bando e la condanna senza appello di tutto quello che è stato il Sessantotto. Del suo carico di ribellione e della sua vocazione a mettere in discussione l’ordine precostituito, lo strapotere dello Stato, il concetto di gerarchia e di comando. Vedendo nel Sessantotto un intero decennio che va dalla rivolta studentesca e operaia fino al femminismo e alla carica sovversiva e libertaria del primo Settantasette. La cancellazione di quel decennio viene vista come condizione necessaria per l’avvio della modernità, cioè della restaurazione dei principi del “comando” e dell’interesse generale. E quindi della riscrittura delle gerarchie.

Che vuol dire? L’interesse generale e il principio del comando stabiliscono che i diritti non sono tutti uguali, non possono esserlo, pena l’anarchia, ma devono essere ordinati e possono vivere ed essere stabili solo in una piramide di subordinazione. In alto c’è il capitale, il profitto e l’uomo maschio bianco (ed eterosessuale). Poi si scende, ci sono, i funzionari alti del capitale e poi quelli bassi, e poi ci sono i lavoratori, e poi ci sono le donne, e via via fino agli immigrati fuggiaschi, e alle religioni nemiche, e alle razze dannate. Ciascuno dispone di alcuni diritti. Ma i suoi diritti dipendono dai diritti, più grandi, dello strato superiore della piramide e non possono scalfire i diritti superiori, cioè l’interesse della nazione. Poi c’è una tendenza che va oltre, è comune alla destra più aggressiva, e vorrebbe spazzare via anche la resistenza, la Costituzione, e quindi l’idea stesa di Libertà come centro di tutta la politica. E quindi vorrebbe cancellare il 25 aprile, non per tornare al fascismo ma per sgomberare il campo dall’antifascismo, che è stato un freno troppo forte al puro sviluppo del capitalismo.

Noi siamo qui. Siamo a questo punto della battaglia. Siamo, oggi, sulla difensiva. Convinti, per tutte queste ragioni, che il 25 aprile resti una data chiave. Che l’antifascismo sia ancora la scialuppa che serve a portarci in salvo, a farci raggiungere la riva del fiume, a permetterci di riprendere la nostra battaglia. Non c’entra niente questo ragionamento con la necessità, domenica, di votare Rutelli, di dare un voto che ostacoli la conquista del Campidoglio da parte di Alemanno? Non è vero che non c’entra niente. Questo giornale rivolge una vera e propria preghiera a tutti i suoi lettori: anche se avete molte riserve su Rutelli, sulla sua storia politica, sulle sue idee, sul suo moderatismo – possiamo anche capirle – votatelo, e fate in modo che più gente possibile lo voti. Cerchiamo, lunedì sera, di avere Rutelli come sindaco…

 

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