Lo stupro de La Storta

Quei strani rumors in campagna elettorale dal sapore disgustoso

Davide Varì

Liberazione 26 aprile 2008

Sono rumors, voci avvelenate che stanno intossicando queste ultime ore di campagna elettorale romana. Al centro di tutto, la vicenda della studentessa del Lesotho aggredita da un cittadino romeno la sera del 17 aprile scorso a Roma. Il sospetto avanzato da alcuni giornali è che dietro quella violenza ci sia un mandante legato in qualche modo alla figura di Gianni Alemanno. Insomma, un’aggressione preparata a tavolino per spostare l’interesse dell’opinione pubblica sul cosiddetto problema sicurezza. Un tema sul quale, indubbiamente, la destra “sguazza”, raccoglie consensi e “costringe” il centrosinistra a strane prese di posizioni modello Rudy Giuliani. Una questione scivolosissima, un pantano melmoso sia nel caso in cui l’ipotesi dello ”stupro su commissione“ fosse vera; sia nel caso in cui si rivelasse del tutto infondata. Nel primo caso ci troveremmo di fronte ad un fatto talmente grave, al cui confronto lo scandalo Watergate diverrebbe una ragazzata. Nel secondo caso, nel caso in cui si rivelasse soltanto una fantasia giornalistica “gonfiata” dai quotidiani vicini a Rutelli, si sarebbe speculato sulla pelle di una giovane donna vittima dell’ennesima violenza di un uomo.

Ma passiamo ai fatti. Anzi, alle ipotesi - perchè, almeno per il momento, è solo di ipotesi che si può parlare - ed alle strane incongruenze e contraddizioni di quella sera. Il primo dato su cui riflettere viene direttamente dalla magistratura che parla di “alcuni aspetti poco chiari” e secreta, blinda, tutti gli atti dell’inchiesta. E quali sarebbero questi aspetti poco chiari? Secondo il quotidiano La Repubblica tre: primo, l’orario dell’aggressione e quello dell’arrivo dei carabinieri sarebbero troppo distanti tra loro; punto secondo, sia il Gip che i medici parlerebbero di violenza carnale e di una coltellata al basso ventre. Bene, sempre secondo La Repubblica «un compagno di studi della ragazza africana ha detto che lo stupro non c’è stato. All’uscita dell’ospedale ha dichiarato: “Mi ha detto che quell’uomo ha tentato di violentarla ma, fortunatamente, non c’è riuscito”». Infine, lo stretto legame tra Bruno Musci, il primo ad aver dato l’allarme della violenza, e Gianni Alemanno: «Posso solo dire che Alemanno non mi ha cercato, ci sono andato io, mi ha fatto da tramite un amico che lo conosceva - avrebbe dichiarato Musci ad alcuni cronisti -. Sono un suo simpatizzante».

Di fronte alle ombre che sembrano assediarlo, Gianni Alemanno parla di «sinistra disperata che pesca nel torbido e specula sul dolore di una giovane donna». Francesco Rutelli parla invece di «vicende sospette». Una dichiarazione piuttosto insolita se consideriamo che il candidato sindaco del centrosinistra è persona piuttosto misurata e attenta. Ma una cosa è già certa: la politica, con una netta prevalenza del centrodestra, ha fatto della violenza sulle donne uno dei cavalli di Troia con cui entrare nella cittadella della paura degli italiani. Una valanga securitaria e xenofoba si è infatti abbattuta sul Paese, una fabbrica di consenso che poggia su ricette semplici e immediate: «Espulsioni di massa e frontiere sbarrate», soprattutto ai romeni. La magistratura, ne siamo certi, chiarirà ogni dubbio. A noi rimane solo il sapore disgustoso di una vicenda, comunque vada, squallida e oscura.

 

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