Sinistra, il percorso non può e non deve essere dei soli partiti

Emilio Molinari presidente del Comitato Italiano del Contratto Mondiale dell’Acqua

Liberazione 27 aprile 2008

Il 19 di aprile non ho potuto partecipare alla assemblea di Firenze dei movimenti e della Sinistra Arcobaleno sul dopo elezioni. Sono convinto che il movimento dell’acqua, più d’ogni altro movimento, abbia da dire qualcosa su quanto le elezioni hanno evidenziato, sul percorso della riflessione e perché, con tutte le difficoltà, il movimento dell’acqua è stato l’unico movimento che ha intrecciato con la politica ed in particolare con la Sinistra Arcobaleno, un rapporto che ha prodotto qualche risultato positivo.

Il terremoto elettorale impone a tutti una riflessione più profonda e a freddo delle emozioni, sul futuro della politica nel nostro paese e nel merito dei problemi. Occorre evitare che resti appannaggio del solo ceto politico che inevitabilmente si ripropone. Il disastro è grande, non è solo la sparizione della Sinistra in sé, che a quanto pare interessa ben pochi ed è stata una follia farne l’unica ragione della nascita di un partito e il contenuto di una campagna elettorale, ma questa è la fine di un’epoca, da tempo annunciata, che avviene nella totale incapacità della politica di rifondare le proprie categorie di riferimento.

L’inquietudine è il voto popolare della Lega che si radica e diventa militanza convinta nel paese, che va al di là della protesta e del disagio del Nord e segnala una prima vera e strutturale rottura nel cuore dei sistemi democratici europei. E’ il segno che le crisi indotte dalla globalizzazione vanno a convergere e trovano in Italia il punto debole del sistema: più debole l’economia e lo Stato, più forte l’illegalità, la criminalità, la svendita dei beni comuni, il trasformismo di una classe politica, i labili confini tra questa e gli affari. La Napoli dei rifiuti rappresenta meglio di ogni altra cosa questa prima crepa globale che si apre nel punto debole: limite dello sviluppo e illegalità, Napoli come un 11 Settembre italiano, che precede il disastro elettorale del 13 aprile.

L’Italia anticipa le rotture di un mondo che comincia a non reggere il modello globale di sviluppo, e non esplode tutto assieme, ma nei punti deboli, dove più si concentrano gli effetti della crescita infinita, dell’esaurirsi delle risorse fondamentali, della crisi economica, la crisi delle istituzioni politiche, la cultura dell’illegalità. E’ questo che chiama tutti a rivedere le proprie “abitudini di pensiero”, i ritardi, la pigrizia con i quali viene letta ed affrontata la realtà del nostro tempo e definiti i contenuti e le priorità della politica. Anche noi negli appuntamenti dei Forum Sociali da troppo tempo discutiamo dei cambiamenti epocali che la globalizzazione determina, senza trarne le dovute conseguenze e ognuno poi continua con le proprie “sensibilità”.

Dobbiamo interrogarci tutti su quanto sia entrato nello scontro elettorale, nel Dna dei partiti della Sinistra, nelle decisione nei Forum Sociali Mondiali: il rapido esaurirsi delle risorse fondamentali per la vita, come l’acqua, l’aria, il territorio o di quelle sulle quali si è basato ciò che abbiamo chiamato sviluppo, come il petrolio, la loro mercificazione e finanziarizzazione universale. O quanto sia entrato lo scontro in atto nel mondo per assicurarsi queste risorse, la guerra, i conflitti che si determinano, la sparizione nella cultura politica di ogni idea di bene comune, le privatizzazioni dei servizi più indispensabili, il rompersi di ogni legame sociale tra la gente, la privatizzazione delle istituzioni ridotte a consigli di amministrazione. E di converso: la necessità di affermare il diritto umano, il bene comune, di riscoprire il territorio, la comunità, il governo pubblico delle risorse idriche ed energetiche, la gestione partecipata, l’economia pubblica, un contratto per vivere assieme nel quale anche il valore del lavoro va completamente rivisto. In una parola la politica, le sue priorità, i contenuti su cui far rivivere le istituzioni, non sono entrati nella carne dei partiti della Sinistra.

Spesso vengono trattati come materia culturale, con un linguaggio virtuale, nella migliore delle ipotesi diventano cose da aggiungere ad una lista di richieste. Il pensiero politico e la priorità, restano altre, mutuate da “immutabili memorie” o definiti in relazione al “sentire” dei compagni vicini e restituite a questi nel linguaggio che piace loro sentire. E’ un vizio diffuso, anche nei movimenti, ma sono convinto che oggi il compito va ben oltre l’accontentare il “sentire” dei compagni, va persino oltre il necessario “sentire” della gente o il partire da sé. Il compito è quello di costruire un nuovo senso comune di massa, altrimenti continueremo a parlare alle “pance diverse” di popoli diversi (di destra e di sinistra), il cui senso comune è già determinato dal teatrino dei media degli uni e degli altri. Possiamo discutere sul modo con il quale la Sinistra Arcobaleno è stata nel governo, se bisogna essere più comunisti o più socialisti (come temo rischi di infilarsi il dibattito in Rifondazione), più di sinistra o più radicali, ma il vero problema è quello di essere un’altra cosa, fuori dai paradigmi del ‘900 e dello sviluppo, in una parola: essere diversi, dentro la dimensione del limite e dei beni comuni nel XXI° secolo.

Questo mi aspetto dalla riflessione: passi in avanti nel percorso unitario e passi in avanti politici nella necessaria trasformazione di tutti. Ritorni indietro a certezze fallite e chiusure identitarie, sarebbero una ulteriore rovina e forse lo sarebbero anche forzature che liquidano il travaglio di migliaia di militanti di partito. Ma certamente il percorso non può e non deve essere dei soli partiti. La presenza dei movimenti è oggi in questa difficile transizione, assolutamente indispensabile, sono un soggetto obbligato e paritario della costruzione, e le loro esperienze sono centrali nella formazione del nuovo pensiero politico. E mi sia permesso di dire che anche i movimenti hanno qualcosa da ripensare: e cioè che la politica non si riassume mai tutta in loro stessi e che in questo tempo anche a loro spetta il compito straordinario di rifondare la politica stessa, le forme della rappresentanza e le istituzioni.

A questo proposito inviterei tutti a soffermarsi un attimo sulla nostra storia, quella del movimento dell’Acqua in Italia e nel Mondo, perché in mezzo a questo disastro mi sembra l’unico vivo e prezioso esempio da cui trarre incredibili spunti, delle tracce per il lungo cammino di ricostruzione che abbiamo tutti da fare. Il lavoro trasversale, il linguaggio che parla a tutta la gente e in tutte le direzioni, dal basso, nei territori, e al contempo l’unico movimento a divenire mondiale e generare una militanza altrettanto mondiale, che ha conseguito risultati nel locale e nel globale, ha prodotto nuovi paradigmi e assieme politica concreta, risultati, rapporti non strumentali con i partiti, con le istituzioni locali, con le imprese pubbliche. Ecco forse accantonando tutti un po’ di autoreferenzialità e di arroganza di partito, la riflessione potrebbe partire proprio da questo nostro piccolo miracolo: Il Movimento dell’Acqua. Mi auguro che la proposta di una assemblea nazionale per il prossimo 2 giugno sia realizzabile e che quella sia la sede per dibattere di tutto questo.

 

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