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Voto alla Lega e classe operaia. Troppi, anche a sinistra, non hanno capito |
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Michela Spera Segretario Generale Fiom Brescia |
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Liberazione 29 aprile 2008 Dal 14 aprile un articolo al giorno sui quotidiani di ogni connotazione politica, al centro la questione operaia. Non come è stata posta nella tradizione comunista ma con un approccio nel migliore dei casi scandalistico, nel peggiore moralistico: lo scandalo è il voto alla Lega e l’iscrizione alla Fiom, l’immoralità è l’iscrizione alla Fiom e il voto alla Lega. Contrasto e non provo alcuna simpatia per la Lega, per la sua ideologia, per il messaggio razzista e di violenza che vuole imporre nei rapporti sociali. Continuo a provare rispetto per le operaie e gli operai e per i loro problemi, anche per quelli che votano Lega; operai che ascolto e con i quali discuto, anche aspramente, tutte le volte che entro in un’azienda metalmeccanica e che rappresento ai tavoli di trattativa o in una vertenza, come li rappresentano i funzionari di zona, dell’ufficio vertenze e i delegati (circa 1000) della fiom. A Brescia la Fiom non firma accordi sui licenziamenti, non firma salario legati alla presenza e agli indici di bilancio, e nello stesso tempo con questi operai ha riconquistato il contratto nazionale e conquistato 220 accordi aziendali per 39mila metalmeccanici. Con una pratica democratica (il voto su piattaforme e accordi) e trasparente (gli accordi sono tutti pubblicati sul sito), con le elezioni e il rinnovo ogni tre anni dei rappresentanti sindacali. Rispetto questi operai perché conosco i delegati da cui si fanno rappresentare: conosco il rigore dei delegati della Fiom, la loro determinazione, la capacità di relazione in fabbrica, la conoscenza del processo produttivo, l’autonomia dal padrone e dagli uomini di partito (di qualunque partito), nel difendere gli interessi dei lavoratori e della loro fabbrica. I delegati della Fiom in questi anni non hanno fatto solo i delegati di fabbrica; forse troppi anche a sinistra vivono un analfabetismo di ritorno e non hanno percepito i profondi cambiamenti che investono e travolgono come una valanga la gente comune. Provo a descrivere l’insieme delle risposte che, oltre a respingere i licenziamenti e difendere il diritto alla contrattazione, la rappresentanza sociale in fabbrica richiede giorno per giorno e un giorno dopo l’altro: la difesa dei diritti individuali e collettivi, consulenza fiscale, previdenziale, legale; siamo diventati esperti di diritto fallimentare, accesso al credito, servizi destinati alla protezione sociale, all’informazione sanitaria. In fabbrica sei mediatore culturale e contemporaneamente difendi una identità operaia e industriale, i padroni a Brescia poi ci rimproverano di non essere concertativi. Brescia, la città e la provincia, non sono mai state di sinistra e contemporaneamente hanno da sempre espresso un forte e autonomo movimento sindacale. Le amministrazioni democristiane sono state capaci di realizzare la mediazione degli interessi e una pratica concreta di solidarietà sociale sul territorio, la Cgil e la Fiom la contrattazione e la mediazione tra lavoro e impresa e la pratica della solidarietà in fabbrica. Il voto, da molti anni, segnala una pericolosa rottura dei rapporti sociali nel territorio e da molti anni il sindacato contrasta questo fenomeno in solitudine. A quanti sono interessati a capire, voglio segnalare una vicenda recente, risale allo scorso mese di marzo, perché indicativa di quanto accade nel territorio e in fabbrica. All’Iveco, la più grande fabbrica di Brescia e della Lombardia, un lavoratore straniero ricoverato all’ospedale è risultato positivo alla tbc. I controlli sanitari effettuati dall’Asl sui compagni di lavoro hanno creato tra i lavoratori una preoccupazione diffusa e un tentativo ignobile della Lega, la strumentalizzazione della paura per insediarsi in fabbrica facendo leva su questa preoccupazione legittima. Utilizzando un’ora e mezza di assemblea sindacale abbiamo invitato il responsabile della prevenzione malattie infettive dell’Asl che ha tenuto per i lavoratori dell’Iveco una lezione sulla tbc. La sala mensa era piena all’inverosimile, come quando Fiat nel 2001 ha terziarizzato, e c’è stata, da parte dei lavoratori, attenzione e partecipazione attiva in un clima di rispetto per il medico e per i lavoratori stranieri che in Iveco sono numerosi. L’Asl ci ha poi ringraziato per «aver fornito un’occasione di informazione e formazione sanitaria». Non è stato né automatico né semplice percorrere quella strada; se non avessimo avuto di fronte i delegati della Fiom che con determinazione chiedevano di costruire una risposta per i lavoratori preoccupati per la loro salute e per quella dei loro familiari non l’avremmo ricercata, e per individuarla e percorrerla abbiamo dovuto poi superare le resistenze di molti. Non abbiamo cambiato l’esito del voto a Brescia ma abbiamo risposto ai lavoratori e impedito in Iveco la strumentalizzazione della Lega su una paura, quella che ognuno di noi sente per la propria salute.
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