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Al secondo turno l’ex sindaco perde 85mila voti, il neo primo cittadino ne guadagna 106mila |
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Roma, ballottaggio choc. Rutelli, sconfitta storica. La Sinistra: «Vince la paura» |
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Checchino Antonini |
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Liberazione 29 aprile 2008 «Decisiva è stata la ventata di destra che a Roma si è riassunta nella questione sicurezza», dice Rutelli quando è ormai definitiva la sconfitta. Il previsto testa a testa della vigilia non c’è proprio stato. Nei locali del Comitato Rutelli, uno stabile industriale ristrutturato di recente tra Testaccio e Viale Marconi, i volti si sono oscurati già alla lettura delle prime sezioni scrutinate. Un trend confermato senza flessioni dal procedere dello spoglio. Alla fine più di 106mila voti separeranno l’ex radicale dall’ex missino, l’ex ministro del governo Prodi dall’ex leader del Fdg, orgoglioso della celtica al collo. 53,66% contro 46,34%, 783mila voti contro 676mila. Rutelli, al primo turno ne aveva presi quasi 85mila in più. Alemanno ne ha guadagnati quasi 106mila in un contesto che ha visto, in due settimane, crescere del 10% l’astensione, il 4% in più anche rispetto al ballottaggio del 2001 tra Veltroni e Tajani. Totale oltre 247mila votanti in meno rispetto al primo turno. Rutelli vince di un soffio al centro, nelle roccaforti di S.Lorenzo e Tiburtina e Garbatella, a S.Giovanni e a Centocelle. Alemanno quando vince dilaga, soprattutto il periferia con forbici di 27 punti sulla Cassia e 18 a Torbellamonaca. In tutto 13 municipi lo proclamano sindaco spostando il baricentro anche in 8 dei 9 municipi che erano andati al ballottaggio. I tre guidati da un presidente di Sinistra erano stati confermati 15 giorni fa con altri sette. Sui portatili disseminati in ognuno degli uffici del comitato, si leggono sul sito del Campidoglio i risultati parziali che provengono dalle provinciali e dai municipi. Che il candidato del Pd alla Provincia, Nicola Zingaretti, ce la faccia a battere l’antagonista Pdl, un incolore Antoniozzi, ma poi, negli stessi seggi Alemanno stracci Rutelli, è un dato che fa molto discutere. «Una disinvoltura inedita dell’elettorato», la definisce Patrizia Sentinelli, coordinatrice della campagna elettorale romana della Sinistra l’Arcobaleno. «Ma Nicola Zingaretti era proprio il nome che avevamo indicato per il Campidoglio prima che venisse designato Rutelli», ricorda Massimiliano Smeriglio, segretario romano di Rifondazione. Circondato da volti noti del Pd e dell’amministrazione capitolina, Gentiloni, Bettini, Zanda, Giachetti, Minelli, Rutelli tiene la conferenza di rito, interrotto da applausi che smorza subito: ringrazia gli elettori, ricorda il suo amore per Roma, fa gli auguri sinceri allo sfidante che ha vinto. Poi denuncia i «limiti» del centrosinistra sulla sicurezza aldilà delle strumentalizzazioni pesanti degli ultimi giorni della campagna elettorale. Che abbia vinto la paura non c’è dubbio, ma a sinistra non fa breccia l’ipotesi rutelliana. Il paradosso è che il New York Times annoveri Roma tra le capitali più sicure. L’altro paradosso è che la campagna contro rumeni o lavavetri sia partita proprio dal centrosinistra, e a Roma da Veltroni che strepitò con Prodi per il pacchetto sicurezza. Di «torsione a destra» che arriva a Roma parla Patrizia Sentinelli: «Qui il centrosinistra era al governo dal ’93 (col primo mandato di Rutelli, ndr) e mostrava i limiti di comprensione delle nuove povertà». Si parla di casa, di precarietà, di città espansa. Del dramma che cresceva dietro la vetrina dei grandi eventi. Sono le nuove povertà determinate dalla globalizzazione «e dalla sua crisi», continua Sentinelli, che arrivano nelle metropoli. E se si risponde alla «paura e alla solitudine con risposte di destra, se ci si attrezza con un partito leggero e si consegna la città ai processi di americanizzazione» allora la gente «sceglie l’originale, non la sua fotocopia», suggerisce Luigi Nieri, assessore regionale al Bilancio. E l’originale è Alemanno, «il peggio che ci poteva capitare in un’ondata di destra che non siamo riusciti a cogliere», dice Smeriglio. Certo, la sconfitta riguarda tutti. Non mancano parole di apprezzamento per Rutelli, da parte dei suoi alleati di sinistra, ma la discussione, «già avviata nell’Arcobaleno all’indomani della disfatta alle politiche, dovrebbe coinvolgere anche il Pd», osserva Sentinelli. «Anche Veltroni», aggiunge Nieri: «Ha sottovalutato la chiusura anticipata (solo due anni dopo, ndr) della consiliatura per guidare il neonato Pd. «E nessuno pensi di fare i conti in casa d’altri». Ossia nessuno pensi di accusare la sinistra della sconfitta. «Sono state sottovalutate le richieste di rinnovamento, le spinte generazionali - riflette ancora Smeriglio. Bettini, coordinatore nazionale del Pd, sembra convenire ma in parte: «Hanno pesato il desiderio fisiologico di mettere alla prova un’altra coalizione e il vento di destra». Domani ci sarà un attivo cittadino straordinario di Rifondazione. Ci sono 5 anni di opposizione sociale durissima, tra i migranti, i precari, i centri sociali. «Ricominciamo da lì», dice Smeriglio.
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