Il Pdl travolge Rutelli, Gianni Alemanno è sindaco e rompe ogni barriera a destra. Poche consolazioni (l’elezione di un sindaco arcobaleno a Massa) e molta voglia di tornare a lottare

Perduta anche Roma Si riparte da zero

Piero Sansonetti

Liberazione 29 aprile 2008

La destra ha rotto tutti gli argini. Ha conquistato Roma. L’ex fascista Gianni Alemanno, cioè il capo dell’ala estremista di An, ha sbaragliato Francesco Rutelli, che sulla carta aveva un bel gruzzolo di voti più di lui. Forse era prevedibile che andasse così; però, ora che è successo davvero, prevale un sentimento di sgomento. Avremo un sindaco che porta la croce celtica al collo, cioè un simbolo dell’immaginario nazista, proibito dalle leggi italiani e che infatti è vietato esporre negli stadi. Intendiamoci bene, questo non vuol dire che l’elezione di Alemanno non sia stata pienamente democratica, o che non sarà pienamente democratica la sua azione di governo a Roma. Nessuno si sogna di mettere in discussione la legittimità e la chiarezza del risultato elettorale. Si tratta però di capire cosa vuol dire questo risultato, quali mutamenti segnala, quali spostamenti nell’opinione pubblica romana (e non solo romana). E da dove nasce questa sconfitta, da quali errori, da quali scelte.

Poi si tratta di provare ad indovinare cosa ci riserva il futuro, in quali condizioni sarà possibile svolgere la propria battaglia politica di minoranza. Cioè, provare ad immaginare il volto che dovrà assumere la sinistra. Innanzitutto, questo risultato ci avverte che si è verificato un pauroso spostamento a destra di pezzi significativi del popolo. E se mettiamo in relazione la vittoria di Alemanno con i risultati delle elezioni politiche di 15 giorni fa, si capisce che questo spostamento ha avuto dimensioni enormi, tanto che è difficile immaginare che venga da “vicino”. La logica ci dice che è un fenomeno in movimento da molto tempo (e che è precipitato in questi ultimi anni, e in questi ultimi mesi, per varie ragioni che dovremmo cercare di capire), e che in gran parte era sfuggito a tutti gli osservatori (politici, intellettuali, sociologi, giornalisti, sondaggisti). Se è così, la discussione che dobbiamo aprire è una discussione di grandissima portata, e non può svolgersi chiusa in se stessa, nella contemplazione del proprio piccolo mondo, ma deve guardare a quello che succede fuori di noi, sintonizzarsi con la portata storica degli avvenimenti.

Naturalmente assumere questo atteggiamento e questa prospettiva non può comportare la cancellazione degli atti e delle scelte di ciascuno, né spingerci a una sottovalutazione degli avvenimenti più recenti. Andranno esaminati in particolare quattro fatti. Il primo è la partecipazione della sinistra al governo, che ha portato a un corto circuito tra un pezzo di opinione pubblica radicale e il sistema dei partiti e soprattutto l’ala sinistra di questo sistema. Il secondo fatto è la nascita del partito democratico, pagata - dai suoi fondatori - al prezzo della rinuncia alle tradizionali posizioni del riformismo socialdemocratico e della sinistra moderata. Il terzo fatto è la genesi della crisi di governo, avviata dalla leadership di Walter Veltroni sul partito democratico. Il quarto fatto - più generico, più ideale - è lo spostamento brusco a destra del partito più grande del centrosinistra, il suo accodamento ad alcune delle campagne reazionarie del centrodestra, che ha portato allo sdoganamento di tendenze autoritarie, xenofobe, oligarchiche, anti-solidaristiche, anti-liberali, da sempre presenti nell’opinione pubblica di destra ma che hanno finito per farsi largamente strada nell’opinione di centrosinistra e hanno persino attaccato il nostro mondo. E’ l’insieme di questi fatti, di queste tattiche politiche, che ha favorito il terremoto.

Favorito non vuol dire provocato, perché le condizioni per lo smottamento c’erano tutte, si erano create e consolidate nel tempo, e avevano avuto origine nello spostamento brusco della Chiesa (che con Ratzinger ha abbandonato il pensiero sociale cristiano), nell’aggressività culturale dell’imprenditoria (e in particolare di Confindustria, dei suoi giornali e dei suoi vasti referenti politici), nella scomparsa dei partiti di massa e nella sconfitta dei sindacati. Così è successo che la destra ha dilagato. E che oggi ci ritroviamo con la nostra casa devastata, con la strada dinnanzi a noi sventrata e interrotta, con una grandissima tristezza nel cuore e anche con un po’ di paura addosso.

Come dobbiamo reagire? Col cuore e col cervello. Innanzitutto ritrovando la piena solidarietà tra noi, se no non riusciremo nemmeno a muovere un passo malfermo. E poi lanciandoci nella battaglia, che sarà durissima, e nel lavoro di elaborazione e di analisi politica. Bisogna riprendere ovunque il dialogo di massa, e bisogna capire che sinistra vogliamo, come la rendiamo credibile, come creiamo le condizioni perché possa sopravvivere e crescere in una battaglia di opposizione che serva a fermare la destra e a progettare il futuro.

P.S.

Un grazie, un gigantesco grazie ai compagni e agli amici di Massa. Gli unici, o quasi, che hanno vinto. Gli siamo davvero riconoscenti!

 

  back