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Da Rauti a vice di Fini, da Storace al Pdl |
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Parabola di Alemanno, antisistema e ministro nel sociale e al potere |
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Anubi D’Avossa Lussurgiu |
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Liberazione 29 aprile 2008 Alemanno Gianni, classe 1958, a cinquant’anni (cioè con il voto di ballottaggio di ieri) sindaco di Roma. Alemanno, ossia la «destra sociale». Non una vaga tendenza: una componente ben precisa della storia di An, cioè della creatura fatta nascere a Fiuggi da Gianfranco Fini - che in essa trasformò il Msi almirantiano. Ecco: Alemanno e Fini, due volti di An ma anche due teste, due anime, nel senso d’una differenza complementare. Fini l’uomo della “svolta di Fiuggi”, un marchio di fabbrica che lui solo ha fino in fondo garantito e che a lui solo ha garantito la leadership per 13 anni, fino all’attuale ascesa alla presidenza di Montecitorio, una prima volta storica. Fini l’uomo che quella svolta condusse dopo aver battuto Pino Rauti, il Msi più neofascista e più estremo. E Alemanno l’uomo che nel 1992 aveva sposato la figlia, di Rauti; e che con lei “aderisce” ad An e diventa deputato, anni dopo essere succeduto a Fini a capo dell’ala missina più “militante” e «alternativa al sistema», il Fronte della Gioventù, dal 1988 al 1991. Alemanno che in capo a qualche anno fonda la corrente di Destra Sociale e la rivista Area, con Francesco Storace: l’altra faccia di An che per un decennio fa il controcanto al “neo-moderato” Fini. Ma ancora: Alemanno l’uomo del mimetismo “ecologista” sin dagli anni 80, con la fondazione di Fare Verde. Alemanno l’uomo che nel 2001 e fino al 2006 diventa ministro, delle Politiche agricole e forestali, nel governo del “secondo” Berlusconi. Alemanno l’uomo che nel 2004 diventa, per la corrente sua e di Storace, vice di Fini accanto a La Russa e Matteoli; e che si dimette nel 2005 in polemica con Fini; e che va all’opposizione interna e vi rimane anche quando Storace rompe con il partito. Alemanno a Roma, quindi: l’uomo che nel 2006 rende più acuta la sconfitta d’uno soffio del centrodestra alle politiche, con la sua alle comunali di Roma dove ottiene poco più del 37 per cento di fronte a Walter Veltroni ricandidato e rieletto sindaco al primo turno. Alemanno che ora, nel 2008, rende ancor più storica la vittoria del “terzo” Berlusconi, conquistando Roma al secondo turno con oltre 7 punti di stacco su Francesco Rutelli, ricandidato dopo aver preceduto Veltroni al Campidoglio battendo nel 1994 proprio Fini, dilagato nelle periferie ex-“rosse”. Alemanno che segna così, in contemporanea e anzi precedendo il Fini presidente della Camera, un’altra prima volta nella storia, quella d’un ex-neofascista sindaco della Capitale: e lo fa “sfondando” di nuovo nelle periferie, registrando l’abbandono e il “ritiro” di gran parte dell’elettorato di centrosinistra, prendendosi i voti dell’Udc come e ancor più quelli dell’ex alleato Storace, ora a capo de La Destra scissasi da An. Alemanno, dunque: uno uomo dal costante doppio registro. Che una volta abbandonato a sé stesso il genero Rauti, suo segretario di partito quando ne era segretario dell’organizzazione giovanile, entra a Montecitorio e subito dopo prende in mano il «dipartimento per le politiche sociali e giovanili» della nuova An. Che l’«attivismo nel sociale» l’aveva promosso da quando sul finire degli “anni di piombo” era segretario del Fronte della Gioventù romano; quando era attivo anche su altri terreni, come testimoniano i suoi arresti e i suoi proscioglimenti giudiziari. Fermato nel 1981 insieme ad altri quattro del Fdg per aggressione contro uno studente di sinistra di 23 anni: poi, prosciolto. Arrestato nel 1982 per il lancio d’una molotov contro l’ambasciata dell’Urss, detenuto per 8 mesi a Rebibbia: poi prosciolto per non aver commesso il fatto. Arrestato ancora una volta nel 1989, a Nettuno, dopo la manifestazione inscenata contro la visita di George Bush padre, presidente Usa: subito dopo scarcerato e, poi, prosciolto per non aver commesso il fatto. Alemanno che, distanti gli anni della “militanza”, torna a vedersela coi tribunali da “uomo di Stato”: indagato dal Tribunale dei ministri con la contestazione di finanziamenti illeciti di Calisto Tanzi per la rivista Area, poi prosciolto nel 2007 perché il fatto non sussiste. Alemanno, ovvero l’altro volto dell’An di Fini - e due volti in uno, nel tempo: che nel giugno del 1991 guida la contestazione del FdG a Umberto Bossi comiziante a Catania con la Lega Sud Sicilia; e che dieci anni dopo, da ministro, trova l’alleanza della Lega nella sua politica di tendenziale protezionismo delle produzioni agricole italiane. Che nel 1990 si dà all’«impresa sociale» fondando Euroservice; e che è membro onorario della Camera di commercio e dell’industria dell’Argentina. Che, dopo aver avuto nel Consiglio regionale del Lazio la sua prima elezione nel 1990, dieci anni dopo è responsabile della vittoriosa campagna per Francesco Storace presidente della Regione; e che nel 2008 corre per il Campidoglio avendolo contro come candidato de La Destra al primo turno, per poi ottenerne il sostegno al ballottaggio. Un uomo di versatilità particolare: nel senso d’un segno costante. Che è stata, in tutte le scansioni della sua carriera politica, la capacità di caratterizzarsi in posizioni “scomode” per poi, consolidato nei consensi, accomodarsi in precise scelte di potere. Prendiamo un contro-esempio: Pino Rauti, che era stato fondatore del Msi nel 1946 e ne era uscito nel 1956 fondando il «centro studi» Ordine Nuovo contro il “doppiopettismo” di Michelini; e che, ancora, dichiaratosi sempre estraneo al terrorismo neofascista e prosciolto anche lui da ben più pesanti accuse (da Piazza Fontana a Piazza della Loggia), rientrato nel Movimento Sociale con Giorgio Almirante segretario nel 1969, nel 1987 finì per affrontare il giovane Fini per la sfida sulla segreteria, perdendola; e che divenuto finalmente segretario nel 1990, deposto di nuovo a favore di Fini l’anno dopo, si oppose nel 1995 alla sua “svolta” scindendo da An il Ms-Fiamma Tricolore, per esserne espulso 9 anni dopo fondando il “Movimento Idea Sociale”, oggi ulteriormente scisso e nella componente “rautiana” associato a Forza Nuova. Bene: quella di Alemanno è quasi una parabola inversa, a partire dal rapporto con Rauti. Fu capo dei «giovani rautiani» all’epoca della segreteria del Fdg: e poi, genero del vecchio leader, scelse Fini dopo Fiuggi. Era, in An, capo della Destra Sociale con Storace; e poi, al momento della rottura con Fini, ha abbandonato il partner alla sua scissione. E’ stato firmatario con Storace d’una proposta di indulto, bloccata insieme a quella di Urso da Fini; e poi, la scorsa legislatura, sull’indulto s’è astenuto. Per finire col vincere Roma «sul tema della sicurezza», come dicono all’unisono lui e lo sconfitto Rutelli e pure Veltroni. Alemanno, insomma: lo spirito del tempo. Vincente.
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