L'incredulità e la rabbia di San Lorenzo, storico quartiere operaio e comunista. Dove molti si sono astenuti

Il quartiere «rosso» accusa Rutelli

Eleonora Martini

il manifesto 29 aprile 2008

Hanno indugiato in quel filo di speranza incosciente fino all'ultimo. Ignorate caparbiamente con una scrollata di spalle le prime voci sui risultati, perfino alle sei di sera, quando con oltre la metà dei seggi scrutinati la vittoria di Alemanno era ormai evidente, l'incredulità resisteva tra gli abitanti del cuore rosso della città. Un'ora dopo, la parola più pronunciata nei bar, nelle librerie, davanti alle vetrine dei negozi, nei piccoli spacci di cibo biologico, nel cortile della casa dello studente, all'ingresso dell'università, e ad ogni angolo di strada di San Lorenzo, uno dei tanti centri storici della capitale, è «fascista». Allo sgomento segue l'indignazione, la rabbia ma anche, per molti, la rassegnazione. «Ma che mme stai a di'? Alemanno sindaco? Ma nun ce posso crede». Incassa il colpo, la signora che si stava concedendo una sosta al caffé Marani e che da 71 anni vive lì dove è nata, dove ha sopportato le bombe degli angloamericani e ora sopporta la terribile movida serale giovanile che ha trasformato la faccia dello storico quartiere "operaio" e "comunista". Siamo in via Dei Volsci, dove è nata l'Autonomia operaia, e dove convivono alcune delle realtà più importanti dell'estrema sinistra romana, da Radio Onda Rossa allo storico «32», dalle femministe separatiste all'unico circolo di Sinistra critica strappato a Rifondazione. Susanna invece barcolla, con le mani si copre il viso e sussurra: «No. E adesso, come facciamo?». Il primo pensiero va ai suoi bambini, è preoccupata per la scuola interculturale dove li ha iscritti e che, dice, «ora non avrà più i finanziamenti, non potremo più pagare un mediatore culturale, non potremo continuare a scegliere un futuro per i nostri figli». All'interno della palestra popolare la notizia è già sulla bocca di tutti, sul tatami e sotto il ring dove l'allenamento di boxe continua. E non è una buona notizia, anche se in qualche modo in molti se l'aspettavano. Ma il pensiero già corre al futuro, a come organizzarsi, a come sopravvivere.

Qui, a San Lorenzo, Rutelli ha tenuto, ma nell'insieme del III municipio - che comprende zone "nere" come piazza Bologna e il quartiere Nomentano - si è fermato al 50,88%, contro il 49,12% incassato da Alemanno. Un risultato incredibile, per un personaggio che da queste parti è sinonimo di neofascismo, e quindi di insicurezza. «Nun hanno capito che se al posto de Rutelli ce mettevano Sbirulino, vincevano di sicuro», è il refrain più gettonato. La colpa è, dicono in molti, aver scelto il candidato meno «presentabile, l'amico dei palazzinari». Per quanto riguarda Alemanno poi, «quello che ci preoccupa di più è la marmaglia di nazistelli che gli vanno dietro», dice uno spaurito ragazzetto sulla soglia di un negozio street-style. Mentre un altro con la faccia da duro ribatte: «Ma che cambia? Tanto so' tutti uguali». Lui non ha votato e non se ne pente: «Per me, che vivo alla Romanina con mia madre precaria e con un lavoro da 350 euro al mese, tutto sarà come prima». D'altra parte anche i muri di questa fetta di città sono stati riempiti negli ultimi due giorni di manifesti del tipo «Non vo(mi)tare». E adesivi del tenore: «Se voti, poi nun te lamentà».

La stessa Radio Onda Rossa ha scelto l'astensionismo. Ma ora non se la sentono di parlare: «passa dopo, quando c'è l'assemblea, io non rispondo». Eppure la loro posizione politica, malgrado sofferta e lungamente discussa, lascerà senza dubbio un segno nel tessuto sociale di questo quartiere. Sono in tanti già ad accusarli di quell'«integralismo morale, snob e borghese di chi non vuole sporcarsi le mani perché non ha nulla da perdere», che ha fatto vincere la destra. Poco più in là, al «32», le parole fanno fatica ad uscire di bocca. «Hanno costruito una politica solo mediatica e non partecipativa - dice sconsolato Nunzio D'Erme, del movimento per la casa Action - e Veltroni sindaco ha aiutato l'estrema destra in tutti i modi inaugurando sedi e targhe insieme a Forza nuova. Poi nell'ultima settimana si sono tutti ricordati dell'antifascismo. Troppo tardi». E ora? «Ora non c'è tempo di pensare, ora dobbiamo organizzarci per domani, per difendere i nostri spazi, le case occupate con 300 famiglie che rischiano di ritrovarsi in strada. Ora ripartiamo da quello che abbiamo sempre fatto, dalla strada, dalla partecipazione, dai diritti». Forse solo un po' più soli.

 

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