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La parabola discendente del centrosinistra |
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Aldo Garzia |
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aprileonline 29 aprile 2008 Non c'è solo la questione di una candidatura ritenuta a posteriori non efficace. Il "voto disgiunto" di chi nella stessa cabina elettorale ha votato per Nicola Zingaretti alla Provincia e per Gianni Alemanno al Comune è oggetto di polemica tra Pd e Sinistra-Arcobaleno Adriano Labbucci, tra i promotori di Sinistra-Arcobaleno a Roma, ex presidente del Consiglio provinciale, non tergiversa nell'analisi del voto della capitale: "Quella di Rutelli si è rivelata una candidatura sbagliata. E' stata percepita semplicemente come un ritorno e quindi non ha trascinato l'elettorato. Il confronto tra il voto a Zingaretti e quello a Rutelli in città lo dimostra: 50,9% al primo, 46,3% al secondo". Non è convinta di questa lettura Patrizia Sentinelli, viceministro degli Esteri uscente, candidata a ricoprire per Rifondazione la carica di vicesindaco in caso di vittoria di Rutelli: "Una eventuale candidatura sbagliata non è l'unica causa della sconfitta. Preferisco interrogarmi di più sulle ragioni sociali che hanno pesato sul voto. Forse è meglio guardare al tramonto del veltronismo come modello di governo. Il Pd a Roma è un "non partito" e Veltroni ha privilegiato negli ultimi due anni più le scelte che lo vedevano protagonista a livello nazionale che i temi di cura della città. Non si governa solo con i grandi eventi". Sul "problema candidato" aleggia in queste ore anche il "mistero Gasbarra": perché il nome di Enrico Gasbarra, presidente uscente della Provicia, cattolico proveniente dalla Dc e dal Partito popolare, poi tra i fondatori della Margherita e del Pd romani, è stato scartato quando si doveva scegliere il sostituto di Veltroni? "Quella sarebbe stata una candidatura molto forte - dice Labbucci -, ma credo che qualcosa si sia rotto nella relazione tra Gasbarra e il Pd romano dopo la caduta del governo Prodi. Lui ha preferito andare in Parlamento, perché nessuno lo ha proposto per il Campidoglio. Era il secondo sgarbo, perché anche come presidente della Regione Lazio la leadership romana del Pd gli preferì Piero Marrazzo". Non c'è solo la questione di una candidatura ritenuta a posteriori non efficace. Il "voto disgiunto" di chi nella stessa cabina elettorale ha votato per Nicola Zingaretti alla Provincia e per Gianni Alemanno al Comune è oggetto di polemica tra Pd e Sinistra-Arcobaleno. "Rimando al mittente questa sciocca accusa avanzata da Goffredo Bettini. Il Pd dovrebbe interrogarsi sul fatto che è un partito dall'identità debole o inesistente. Hanno fatto un capolavoro: rompendo il centrosinistra si è perso prima a livello nazionale e poi a Roma. Noi stiamo interrogandoci sul flop dell'Arcobaleno, loro dovrebbero fare altrettanto sulla sconfitta nei confronti del Pdl", dice Sentinelli. Dal Quadraro a Garbatella, tradizionali quartieri dall'elettorato di centrosinistra, l'andamento a sfavore di Rutelli è omogeneo. A Rutelli, rispetto a Zingaretti, mancano 54 mila voti in città. Come spiegare questa scelta degli elettori di centrosinistra? "La qualità della vita a Roma è peggiorata negli ultimi due anni. Veltroni ha badato sopratutto al suo ruolo di leader nazionale del Pd. Sulla questione della sicurezza abbiamo registrato un ritardo di iniziativa. Scaricare su di noi il peso della sconfitta è una tesi fragilissima. Faccio un esempio: le schede nulle e bianche sono meno quando riguardano il voto per il Comune, aumentano nel voto per la Provincia", argomenta Labbucci. Siamo solo alle avvisaglie di un dibattito che può rivelarsi ulteriormente lacerante nell'insieme del centrosinistra: quest'ultimo perde a livello nazionale quando Pd e Sinistra-Arcobaleno si presentano divisi, ma perde anche a Roma quando si presenta unito. Su questo punto ha una opinione precisa Alfonso Gianni, Rifondazione comunista, sottosegretario uscente allo Sviluppo economico: "Correre da soli a livello nazionale, come ha deciso Veltroni dicendo di volersi liberare della cosiddetta zavorra che saremmo noi della sinistra, e poi pensare di riutilizzare quella stessa zavorra nel voto per il Campidoglio è uno schema che non funziona: ha finito per indebolire il centrosinistra pure a livello romano. Il problema è che c'è uno spostamento profondo degli orientamenti elettorali a livello nazionale. Resistiamo dove c'è ancora un senso di comunità, come nel caso di Massa e Vicenza".
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