Il candidato del Pdl al presidente della comunità Riccardo Pacifici: «Vedrete che vi sorprenderò»

E gli ebrei di Roma votano Alemanno

Carlo Lania

il manifesto 29 aprile 2008

Un abbraccio a Francesco Rutelli, certo, perché «i rapporti avuti con lui in molti anni, prima come sindaco e poi come ministro, sono stati proficui». Detto questo, però, reso il giusto omaggio ai vinti, adesso la comunità ebraica di Roma resta in attesa di vedere come si muoverà Gianni Alemanno, nuovo sindaco della capitale. Il primo erede del fascismo a sedere in Campidoglio dopo 65 anni (l'ultimo, nel 1943, fu Roberto Bencivenga, ma allora si chiamava governatore). Ieri c'è stato un primo contatto per sondare il terreno. Appena sbarcato a Roma di ritorno da un viaggio in Israele, il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici ha telefonato al neo-sindaco. «Gli ho fatto gli auguri di buon lavoro e lui mi ha detto: 'Vedrete, vi sorprenderò'».

Per dire la verità fino a oggi Alemanno al Ghetto non si è fatto vedere molto spesso. Quindici giorni fa, alla vigilia del primo voto, si è affacciato in Sinagoga promettendo di continuare il lavoro sulla memoria avviato da Veltroni, e di non interrompere i viaggi con gli studenti ad Auschwitz. Impegni confermati anche nella telefonata di ieri. «Non solo, ha ribadito anche l'impegno del Campidoglio nella costruzione e nel finanziamento del museo della Shoah che sorgerà a villa Torlonia», dice Pacifici. Che però ci tiene a precisare: «Vedremo come sarà composta la nuova amministrazione e come si comporterà».

Gli umori nella comunità ebraica della capitale sono vari. Tullia Zevi, ad esempio, non nasconde i suoi timori per il risultato delle elezioni. «La vittoria di Alemanno ha aumentato la mia crisi socio-politica», dice l'ex presidente della comunità romana. Preoccupata per i futuri rapporti con il Campidoglio? «Quelli sopravvivono da 2000 anni, e non credo che subiranno adesso una scossa. Piuttosto spero che nessuno perda la memoria di quanto accaduto anche in un passato recente». Anche lei, comunque, per ora preferisce aspettare: «Vediamo come si sviluppano le cose».

Il «vediamo», è chiaro, non riguarda solo Alemanno ma anche il ruolo che la Destra avrà - se lo avrà - nella nuova giunta. Le polemiche con Francesco Storace che hanno accompagnato l'ultima parte della campagna elettorale hanno in parte lasciato il segno. Almeno fino a quando Alemanno non ha dichiarato di voler correre da solo. Salvo poi prendersi i voti di chi non rinnega le proprie radici fasciste. La scelta del candidato del Pdl ha comunque avuto effetto sulla comunità, che ha lasciato libertà di voto tra i due candidati. Una decisione per la quale anche ieri Alemanno ha ringraziato Pacifici.«Mi ha detto di aver capito quanto la scelta della neutralità sia stata dura per noi».

L'imbarazzante presenza dei voti di Storace e del suo movimento non ha comunque impedito a molti ebrei romani di contribuire alla vittoria di Alemanno, come riconosce lo stesso Pacifici. «Molti si sono mobilitati e hanno votato per lui», spiega. Una decisione difficile da comprendere, ma per la quale Pacifici dice di avere almeno due risposte. La prima è l'immagine rassicurante che Alemanno ha saputo dare di se stesso: «Ricordiamoci, ad esempio, che quando in Israele Fini definì il fascismo come il male del mondo, al contrario di altri lui non protestò». La seconda risposta riguarda invece più direttamente la sinistra: «Il voto di molte persone è stato una risposta alla compagine politica che ha affiancato Rutelli», spiega infatti Pacifici. Detto senza giri di parole, alcune posizioni espresse nei confronti di Israele sarebbero state determinanti nella scelta del voto. «La comunità ha percepito come un tradimento gli atteggiamenti avuti da una certa sinistra nei nostri confronti - spiega Pacifici -. Atteggiamenti basati non su posizioni politiche, che sono legittime, ma su pregiudizi. Credo che, piano piano, questo abbia spostato parte dell'elettorato su posizioni di centrodestra».

 

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