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«Laboratorio Roma» addio. Al ballottaggio la geografia della capitale torna ai primi anni '90: il centrosinistra perde nelle borgate e tra i «moderati». Rutelli beffato anche in casa: alla provincia il Pd prende 54.691 voti in più. E la destra sfonda in otto municipi |
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Il Pd perde sia al centro che in periferia E anche Zingaretti batte il vicepremier |
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Matteo Bartocci |
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il manifesto 29 aprile 2008 Col passare delle ore, la «marea nera» è tale da sommergere ogni zona della città. Al termine dello scrutinio il distacco tra Francesco Rutelli e Gianni Alemanno è quasi abissale: 101.753 voti, il 7,4% del totale. Il «laboratorio Roma» è acqua passata. La geografia politica della capitale sembra tornata agli anni '90: il candidato del centrosinistra viene quasi cancellato in tutta l'area Sud (municipi 12 e 13: -11% rispetto ad Alemanno), si ridimensiona nella zona Nord e viene quasi espulso dal feudo tradizionale della destra romana (il 20mo municipio, Cassia-Balduina). Qui per il Pdl è un vero trionfo: 63 a 37 per cento. Il centrosinistra tiene a malapena nella «Roma bene». Anche dove vince, l'ex vicepremier e ministro uscente dei beni culturali si ferma a un poco onorevole testa a testa, poco sopra al 50% dei consensi. Con l'eccezione dell'11mo municipio - la «rossa» Garbatella, dove si afferma per 2.498 voti - per Rutelli è questione di decimali, circa 500 voti di vantaggio in zone «borghesi» come il centro storico, nella «rossa» San Lorenzo (municipio 3) o al Labicano (municipio 6). Vittoria di misura anche nella mega periferia del Tiburtino (solo +799 voti al municipio 5). Per il resto è notte nera. In termini assoluti per il Pd è un crollo clamoroso. Ovunque il candidato del centrosinistra prende meno voti che al primo turno e ovunque Alemanno ne prende di più. Fatte le somme, il leader della Margherita ha perso in due settimane 84.654 voti. Al contrario, il candidato della destra fa il pieno: +105.875 voti. Ne aveva 677mila al primo turno e anche senza aver fatto apparentamenti politici espliciti, molto probabilmente è stato votato in massa sia dagli elettori dell'Udc che da quelli della Destra: i centristi (divisi tra i «ras» locali Ciocchetti e Baccini) hanno raccolto 64.500 voti e Storace ben 55mila. La sconfitta è ancora più bruciante se si ricorda che soltanto due anni fa (sempre contro Alemanno) Veltroni ha trionfato al primo turno con 921mila voti (il 61,4%). Rutelli viene battuto perfino in «casa». Nella capitale il candidato del centrosinistra alla provincia, Nicola Zingaretti, lo supera di ben 54.691 voti (erano solo 6mila di differenza al primo turno). Il che vuol dire che in una certa misura (difficile definirla ora) diverse migliaia di elettori hanno votato per il centrosinistra alla provincia e per Alemanno sindaco. Una specie di voto «disgiunto» Pd-Pdl che è avvalorato anche dall'esito finale nei municipi. Anche qui la «battaglia» di Roma finisce male: il totale è 11 a 8 per il centrosinistra. Ma l'ex Unione ne controllava 18 e si salva solo perché ne ha vinti 10 al primo turno. Al ballottaggio l'unico a resistere all'ondata di destra è Roberto Mastrantonio del Pdci a Centocelle, nel municipio 7. Anche qui il suffragio fa riflettere. Nello stesso giorno e negli stessi seggi Mastrantonio vince 52 a 48 contro la candidata forzista Cheren Tedesco, mentre Alemanno batte Rutelli 54 a 46 e per la provincia (anche se i collegi non coincidono perfettamente) le parti si invertono di nuovo: Zingaretti batte Antoniozzi 54 a 46. Perfino da un'analisi del voto sommaria, a caldo, si deduce che a livello locale lo sfondamento al centro tentato dal Pd non ha funzionato né alle politiche né alle amministrative. Al secondo turno gli elettori «moderati» hanno chiaramente preferito Alemanno. E lo stesso può dirsi nelle periferie, dove il voto «popolare» ha distinto caso per caso confermando i presidenti municipali più radicati nel territorio e premiato il «cambiamento» con un voto per Zingaretti o per il centrodestra. Comunque la si veda, dietro di sé Walter Veltroni lascia macerie.
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