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Bonelli: dialogare con Veltroni. Cento: alleanza progressista |
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I Verdi tra Pd e sinistra. A luglio il congresso: in ballo la sopravvivenza |
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Ro. Ve. |
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Liberazione 23 aprile 2008 Chissà se rivedremo ancora il simbolo del “Sole che ride”. Ci sono buone probabilità che sparirà definitivamente dalla scena politica. Se non altro perché, con una legge elettorale come quella attuale, una forza che non ha mai superato il due-tre per cento non ha alcuna chance di rientrare in parlamento. Per come si sono messe le cose, non ci sono che due strade: confluire nel Pd o restare in una aggregazione di sinistra, ancorché tutta da costruire. In entrambi i casi, addio “Sole che ride”. Come gli altri partiti che hanno dato vita alla Sinistra arcobaleno, anche i Verdi sono in pieno caos, con il gruppo dirigente interamente dimissionario (e l’ex leader, Alfonso Pecoraro Scanio, alle prese con guai giudiziari piuttosto seri) e il partito diviso a metà. Un primo momento di confronto si avrà al consiglio federale del 10-11 maggio, ma sarà il congresso straordinario di luglio a indicare la strada. La forza di attrazione del Pd è fortissima. Se ne è fatto portavoce Roberto Della Seta, responsabile ambiente nell’Esecutivo del partito di Veltroni, il quale ha proposto ai Verdi di confluire nel Pd: «Qui è lo spazio naturale per un ambientalismo volitivo, efficace, pragmatico, capace di contrastare oggi la vocazione anti-ambientale della destra italiana e di mettere l’ambiente al centro della rivincita riformista». Sirena dolcissima per alcuni, pietrificante per altri. Loredana De Petris, senatrice uscente, e Grazia Francescato, presidente onorario, hanno risposto «No, grazie. I Verdi non sono in vendita»; e poi «esiste una vita fuori dal parlamento». Ma sono soprattutto Pecoraro Scanio e Paolo Cento ad indicare un’altra via: quella di «un’alleanza progressista e ambientalista». Secondo Cento, presente sabato a Firenze all’assemblea di Paul Ginsborg, bisogna ripartire «tenendo fermi alcuni punti come il territorio. Dobbiamo ricostruire una leadership collettiva della sinistra che parte dal territorio e dalle cose concrete». Territorio sembra essere la parola chiave, in grado di mettere un po’ tutti d’accordo dentro il partito ecologista. Sotto accusa, infatti, c’è la «deriva burocratica, verticistica e autoreferenziale», dicono per esempio i Verdi del Veneto, che ribadiscono la «radicale vocazione federalista, sul piano programmatico e sul piano delle forme organizzative» del partito. Ma c’è il Pd, la cui “anima” ambientalista è garantita dalla presenza di Ermete Realacci, storico presidente di Legambiente. Perciò, una parte dei leader verdi, quelli che già non erano tanto entusiasti della Sinistra arcobaleno, sono sempre più rivolti da quella parte. In prima linea senz’altro Angelo Bonelli, capogruppo alla Camera: «Il dialogo col Pd è fondamentale». I Verdi non si sciolgono ma «guardano al Pd come ad un alleato». Tommaso Pellegrino, senatore uscente, si spinge anche più in là: «Dobbiamo essere aperti a dialogare con il Pd e le forze moderate» e riproporre le tematiche ambientaliste in «maniera riformista, progressista e propositiva». Come dire: basta con la politica dei no (che è la critica di Realacci, fautore dell’ambientalismo del fare). Con loro c’è anche Marco Boato: «La collocazione all’interno della sinistra estrema era ed è risultata priva di prospettive ed elettoralmente suicida». Ora, «occorre verificare se sussistano le condizioni e le risorse umane per aprire una fase nuova, inaugurando un dialogo necessario con il Pd». Sarà il congresso a dirlo: la posta in gioco è la sopravvivenza.
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