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Maurizio Zipponi «Non basta un partito d’opinione per questa traversata nel deserto» |
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Piero Sansonetti |
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Liberazione 23 aprile 2008 Maurizio Zipponi non ha voglia di parlare delle ultime riunioni di partito. La battaglia interna, la conta, le previsioni per il congresso. Dice solo che le dimissioni di Franco Giordano sono state un gesto di «responsabilità e di coerenza» dopo la sconfitta subìta. Dice che non c’era altra strada che «lasciare la parola agli iscritti». Zipponi è un vecchio leader dei metalmeccanici di Brescia. E sempre stato un leader di sinistra, si è avvicinato al Prc negli ultimi anni, si è iscritto dopo il congresso di Venezia. Maurizio, adesso cosa bisogna fare? Bisogna fare molte cose. Le più urgenti? Rinnovare il partito e mettere in salvo Liberazione. L’obiettivo è quello di creare in Italia una grande sinistra, perché c’è bisogno di una grande sinistra, e di fare questo senza sciogliere Rifondazione, perché c’è bisogno di Rifondazione. Per te è il primo congresso di Rifondazione? Sì è il primo. E con la necessaria modestia vorrei portare la mia esperienza. L’esperienza che ho vissuto, più simile a quella drammatica di oggi, è la vicenda dei metalmeccanici del 2001 e del 2003. Successe che Fim e Uilm firmarono contratti separati. La Fiom fu tagliata fuori. L’impressione, drammatica, che avemmo fu molto simile a quella che abbiamo oggi: ci cancellano, vogliono farci sparire, buttarci fuori. Era così. Noi abbiamo reagito, abbiamo lavorato, sofferto, ricucito, riannodato relazioni di massa. Con quale obiettivo? Riconquistare il contratto. Abbiamo lottato per cinque anni con due soli strumenti: la rivendicazione della democrazia e la lotta di massa. Grandi assemblee, grandi cortei, discussioni. Alla fine ce l’abbiamo fatta. Nel 2006, a cinque anni dalla sconfitta del 2001, abbiamo riconquistato il contratto... Cinque anni, giusti, proprio la durata di una legislatura... Vedi? Alle volte le coincidenze dicono qualcosa. Quella volta noi ci guardammo negli occhi e ci dicemmo: dobbiamo fare una traversata nel deserto e uscirne vivi. Ce l’abbiamo fatta. Stavolta è uguale. Allora l’obiettivo, che fu la vostra bussola, era il contratto. Stavolta qual è l’obiettivo? Ricostruire la sinistra. Ridare forza, struttura, forma, a una sinistra battuta e dispersa. Il punto di partenza mi è chiaro, il punto di arrivo si vedrà. Qual è il punto di partenza? Io dico che c’è un fatto evidente: il conflitto di classe è ineliminabile. E non dipende dagli andamenti elettorali. C’è, è lì, è netto. La negazione del conflitto di classe è l’unico punto debole nella politica di massa della Lega. Loro negano questo conflitto, propongono una politica interclassista. Ma alla lunga i nodi vengono al pettine. E’ impossibile considerare dalla stessa parte politica Montezemolo che guadagna 7 milioni all’anno e un operaio meccanico che per guadagnare 7 milioni ci mette 400 anni di lavoro...Il punto di partenza è questo, l’arrivo è lontano. E il deserto è duro, secco, aspro: non è facile traversarlo... No, bisogna attrezzarsi. Serve una strategia. Bisogna individuare le oasi, bisogna munirsi di borracce. Quali sono le oasi? Le prossime scadenze elettorali. Già l’anno prossimo c’è una tornata di amministrative e poi le europee. Nel 2010 ci sono le regionali. E alle europee si voterà con il proporzionale, dunque senza quel meccanismo infernale del cosiddetto voto utile». E le borracce? Sono il lavoro di “talpa” che abbiamo compiuto in questi mesi e in questi anni. Cioè l’elaborazione di Rifondazione comunista sul tema della critica al sistema capitalistico. Ci sono stati molti momenti importanti di questa elaborazione. Per esempio le proposte di Alleva sul nuovo welfare e sulla ricomposizione del mondo del lavoro, che contengono molte idee e molte risposte a Montezemolo. Poi il convegno a Milano, nella sede della Borsa, sui limiti del capitalismo italiano. Poi il convegno a Roma con la proposta di rilancio del ruolo del lavoro pubblico. Napoli, dove precisammo la nostra proposta sul reddito sociale. E alla fine la conferenza operaia, che abbiamo tenuto proprio fuori dai cancelli della Thyssenkrupp, a Torino, e lì abbiamo parlato di nuova contrattazione e del ruolo del sindacato. Tutto questo bagaglio lo dobbiamo portare con noi, e ci aiuterà, ci servirà a costruire. Perché gli operai hanno votato Lega? Lo siamo andati a chiedere, subito dopo il disastro elettorale, davanti a una fabbrica di Brescia. Abbiamo chiesto a un operaio: sei iscritto alla Fiom? Risposta: sì. Hai fatto gli scioperi? Risposta: sì. Hai votato Lega? Risposta: sì. E non ti pare che questo sia un problema? Risposta: no. Il problema non è mio il problema - ci ha detto - è dei partiti di sinistra. Io sto con la Fiom perché in fabbrica mi difende la Fiom. Sto con la Lega perché fuori della fabbrica mi difende la Lega. E come si risponde al problema che pone questo operaio? Noi abbiamo sempre risposto così: “poverino, non capisce, bisogna spiegarglielo. E se non capisce ancora bisogna spiegarglielo meglio”. No. Il problema non è di spiegarglielo, ma di dargli quello che la Lega gli da e noi no. Cos’è che bisogna dargli? Dobbiamo dargli una difesa non solo sul piano del salario ma della sua vita civile, sul territorio, cioè in città, nel suo quartiere, a casa. La sinistra deve organizzarsi sul territorio, tornare ad esistere come organizzazione di massa. E fornire nella pratica quotidiana delle risposte alle insicurezze sociali. Che naturalmente non saranno le stesse risposte che dà la Lega, ma devono essere altrettanto forti, altrettanto semplici e comprensibili. Mantenendo ferme le nostre idee e le nostre discriminanti. Per esempio l’antirazzismo. Ma non contentandoci più di essere un partito di opinione, di idee, bisogna tornare ad essere un partito di massa, un partito tra la gente, nella folla. Anche tu dici: imitare la Lega? No, credo che bisogna contrapporre le nostre idee a quelle della Lega. Ma anche le nostre pratiche, capisci? Se noi ci limitiamo a proporre dei concetti e loro invece agiscono, offrono, aiutano, assistono, la competizione non è equilibrata, è ovvio che vincono loro anche se magari le nostre idee sono perfettissime e quelle della Lega rozze e antiche... Zipponi, parliamo del Congresso. Iniziamo dagli appuntamenti di queste ore. Iniziamo il congresso organizzando la partecipazione di massa alle manifestazioni del 25 aprile e del 1 maggio. E subito dopo rispondendo a Montezemolo. Vedi, quando parliamo di Montezemolo torna il tema classico della lotta di classe. Non per motivi ideologici, ma perché è proprio Montezemolo il più autentico interprete della lotta di classe. Lui considera la lotta di classe pura, per lui il distillato della lotta di classe è l’essenza della politica. Ora cosa dice Montezemolo? Dice: la sinistra ha preso una botta enorme alle elezioni, e noi dobbiamo far pesare i nuovi equilibri politici, spostati a destra, sul piano sociale. Dobbiamo cancellare l’autonomia del sindacato. Cosa vuol dire cancellare l’autonomia del sindacato? Nel 2001-2003 la destra si allineò alle posizioni di Confindustria e cercò di cancellare il sindacato: ora anche Tremonti capisce che questo non è ragionevole, non è possibile. La destra, e anche Confindustria hanno in mente un’altra strategia: non cancellare il sindacato ma la sua autonomia, anche attraverso l’abolizione del contratto nazionale di lavoro. Nella sua storia la Cgil si è divisa tante volte sugli obiettivi: obiettivi più moderati o più radicali. Ma non si è mai divisa sulla difesa della propria autonomia. Cosa intendo per autonomia? «Autonomia dall’impresa ». E’ questa che vogliono cancellare. Pensano a un sindacato che sia una variabile dipendente dell’impresa e del sistema d’impresa. Ma io t’ho chiesto di parlarmi del Congresso, tu invece insisti con queste questioni del sindacato e del lavoro... Già, e non mi schiodo da lì. Credo che fare il congresso vuol dire parlare di queste cose. Ci sta piombando addosso una crisi terrificante. Dai un’occhiata alle agenzie di stampa: il prezzo del petrolio ha superato 119 dollari, il prezzo del grano è aumentato del 50%, tutte le materie prime ( a partire dai metalli) raddoppiano il loro costo. Il sistema di mercato non riesce più a controllare tutto questo con la concorrenza. Ha bisogno degli eserciti. Della guerra. Le conseguenze su un sistema economico debole come quello italiano saranno enormi. Vogliamo affrontare questa bufera senza sinistra, senza autonomia, e con Confindustria a mani libere? Se sarà così sarà un disastro devastante. Parlare del futuro della sinistra e del futuro dell’Italia è la stessa cosa. Non è di questi problemi che deve occuparsi il nostro congresso?
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