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Giordano: nel Prc si è formata una maggioranza spuria e dorotea. Ma prevarrà l'innovazione. Prima di una sciocca resa dei conti serve una discussione vera, aperta all'esterno. Vendola? E' una risorsa straordinaria per la sinistra |
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«Alla fine vinceremo il congresso» |
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Micaela Bongi - Andrea Fabozzi |
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il manifesto 23 aprile 2008 A meno di una settimana dalla catastrofe, dentro Rifondazione comunista si è aperto lo scontro. Il segretario Franco Giordano si è dimesso e nel Comitato politico nazionale è stata ribaltata la maggioranza bertinottiana e si è imposta una nuova maggioranza formata dall'area del ministro Paolo Ferrero e dalla componente Essere comunisti di Claudio Grassi. Era così inevitabile un immediato scontro di potere, non sarebbe stato meglio prendersi più tempo per valutare questo tsunami? Possibile che non afferriate ancora quello che è accaduto il 13 e 14 aprile? E' stata una svolta drammatica, clamorosa. E' la prima volta dal dopoguerra che non c'è la sinistra nel parlamento italiano. Il conflitto sociale viene espunto dal parlamento e contemporaneamente Montezemolo delegittima il sindacato, dicendo: non siete voi i portatori del conflitto. Il più potente processo di americanizzazione della società italiana avviene con uno spostamento a destra impressionante e una crescita inquietante della Lega. In queste ore, con un'assunzione di responsabilità che io penso debba essere collettiva, dobbiamo provare a ricostruire. Prima ancora di una sciocca e futile resa dei conti si deve aprire una discussione vera. Ho detto: si apre immediatamente il congresso. Però le sorti di Rifondazione sono legate alle sorti della sinistra. Bisogna ripartire dal Prc e contemporaneamente costruire la sinistra in Italia. Non possiamo rinchiuderci in una discussione tutta interna, dobbiamo fare assemblee aperte con tutti coloro che si sentono di sinistra in questo paese, anche quelli che hanno creduto all'inganno del voto utile o ci hanno criticato sul governo, e ora posso dire anche a ragione, e si sono astenuti. Chiedi un'assunzione di responsabilità collettiva perché secondo te è mancata? Nel comitato politico ho sentito parole aspre e un'ingenerosità anche umana. E' stata riproposta la cultura del sospetto. Quella di chi dice certo, siamo stati tutti responsabili, ma voi non avete contrastato chi aveva il disegno di azzerare Rifondazione. Io ho sempre pensato il contrario e l'ho dimostrato. Valorizzare la Rifondazione che abbiamo costruito in questi anni significa determinare un processo unitario, le due cose stanno insieme. Ma riproporre la federazione significherebbe negare le ragioni della sconfitta. La Sinistra arcobaleno non ha funzionato perché è stata troppo federazione. Soltanto un aggregazione elettorale? Sì, per questo ho trovato ingenerose e sbagliate le critiche nei confronti di Fausto Bertinotti che ha tentato di colmare quel vuoto. Ma quella di Bertinotti è stata vissuta dagli altri soci dell'Arcobaleno anche come una forzatura. Bertinotti ha provato a fare da collante, a dare un'identità politica e culturale al progetto. Che non può essere il modello federativo. Bertinotti negli ultimi giorni ha assunto una posizione defilata, non avrebbe fatto meglio a presentarsi davanti al partito? Fausto ha messo la sua faccia anche rispetto alla sconfitta, ma poi ha fatto quello aveva detto: rinunciare a incarichi di direzione. Sono invece molto d'accordo con quel vostro lettore, Paolo, che oggi (ieri per chi legge, ndr) vi ha scritto per stigmatizzare quanti nel partito solo adesso criticano Bertinotti. Ho trovato francamente inelegante.. . diciamo sgradevoli, tutte le critiche. Tremende. Come si è visto erano strumentali. Nessuna autocritica nemmeno su come è stato scelto Bertinotti, in un pomeriggio, riunendo solo i segretari? E' stata una conseguenza del modello federativo, che presuppone passaggi poco partecipativi. Sì, c'è stato un deficit di democrazia, è vero. Abbiamo avuto poco tempo. Penso invece che il percorso di partecipazione democratica debba essere vincolato ai territori. E alla loro rivisitazione: non è più il territorio che abbiamo abbandonato 10 anni fa, è stato desertificato e ha sfondato la destra. A questo tipo di scollamento non si risponde recuperando una rappresentanza degli interessi di classe? Fare un contenitore della sinistra costringe a mediazioni con parti che hanno una rappresentanza diversa o idee diverse del conflitto e sposta il dibattito sul terreno teorico della «sinistra che serve». E gli operai votano Lega. Dobbiamo disporci umilmente a ragionare su qual è il nostro deficit, io vedo quattro ipotesi di lavoro: riaprire il tema del conflitto sociale. Ripartire dai movimenti. E dalle vertenze che si radicano nei territori in maniera rovesciata rispetto alla Lega: dobbiamo investire su quelle comunità che non propongono un'identità conflittuale dentro la globalizzazione, ma socializzata. Penso a Vicenza, ai no tav. Vendola ha vinto in Puglia perché ha alluso a un'idea di comunità solidale. Altro tema: la pratica della differenza sessuale, riconoscendo la parzialità del maschile. Riallacciare con i movimenti non sarà facile. Sarete presi a pesci in faccia. La manifestazione di Vicenza, il gay pride e la manifestazione del 20 ottobre sono stati tre momenti di grande mobilitazione e noi li dentro c'eravamo. Ma il governo è stato impermeabile, abbiamo incontrato un muro. Non conveniva allora rompere? Nel momento alto del conflitto sul protocollo welfare avremmo potuto dare un segnale più forte, passare all'appoggio esterno ritirando la delegazione al governo guidata da Ferrero. Ma da quella parte ho trovato una resistenza che in quel momento sarebbe stata difficilmente gestibile. Non è stato fatto per amore di unità. Mi irrita che gli stessi che in quell'occasione ebbero quella resistenza ora mi accusino di governismo. Dici no alla federazione, ma per come è ridotto l'Arcobaleno sembra persino un'ipotesi lontana. Ognuno sta andando per conto suo, ripartire da Rifondazione più che una scelta è inevitabile. Bisogna ripartire da questa Rifondazione, non da una sua forma caricaturale, non quella di 15 anni fa, ma quella che è passata attraverso ricerca e innovazione. Visto il risultato elettorale di oggi, la Rifondazione di allora non era così male... Chiariamoci, io penso che il segnale più fortemente rifondativo della nostra cultura avviene con la rottura del '98. Lì, pur rischiando in prima persona come soggetto politico, abbiamo garantito la nostra autonomia progettuale e riaperto il discorso unitario. Ho visto opinioni difformi al Cpn sul fatto che ci sia un nesso tra questa Rifondazione e la vocazione unitaria a sinistra. Invece è nel nostro dna. Guardate quello che è accaduto all'assemblea di Firenze. Dovevamo andarci tutti, ma hanno chiesto in tanti di riunire subito il comitato politico e per non dare impressione di voler rinviare la discussione mi sono subito pure le critica di Revelli. Firenze dimostra che c'è una domanda fortissima di protagonismo e partecipazione. L'elemento chiave è che in una struttura a rete un iscritto del Prc deve valere quanto chiunque altro si voglia iscrivere alla sinistra. E a chi ha partecipato al processo unitario e poi subito si è sfilato cosa hai da dire? Mi invitate a nozze. La proposta di federazione non è neanche nostra. Il Pdci ha fatto campagna per la federazione, e poi si è sfilato. C'è qualcosa di incredibile. Ora propongono la costituente comunista, l'esatto contrario della federazione. Non ci sto, assomiglia a una restaurazione comunista. Sbaglia anche Ferrero a mettere sullo stesso piano la costituente comunista e l'unità a sinistra. Anche se non ho più un ruolo, invito a non distruggere quel bagaglio politico e culturale che è stata, chiamiamola così, la mia Rifondazione. E a non avere un atteggiamento doroteo. I dorotei mettevano insieme cose diverse per conservare quello che c'è. Nell'ultimo comitato politico una maggioranza spuria ha stravolto la cultura politica consolidata in questi anni. Maggioranza spuria: dunque pensi di vincere il congresso? Ho fiducia che alla fine possa prevalere la forza di quell'innovazione politica che abbiamo costruito. L'operazione prodotta al Cpn, che non ha la maggioranza assoluta, per le sue caratteristiche occasionali non è l'orientamento prevalente. Al congresso la rottura potrebbe essere insanabile, si rischia una nuova scissione? Dobbiamo scongiurare questa ipotesi. Riuscirete a farlo candidando Vendola? Nichi è una risorsa straordinaria per la sinistra. Adesso fa un altro lavoro. Ma vedremo.
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