Dopo la vittoria di Ferrero, è polemica interna su «innovatori» e «conservatori»

Prc, count down per il congresso

mi. b.

il manifesto 22 aprile 2008

Tramontato l'Arcobaleno, archiviata la segreteria di Franco Giordano, Rifondazione comunista si prepara a un congresso, dal 17 al 20 luglio, dagli esiti imprevedibili. Il Comitato politico si chiude con l'affermazione della linea del ministro uscente della solidarietà sociale Paolo Ferrero. Che alla fine della giornata di domenica, lasciando da parte «le parole», quelle che al Cpn hanno avuto accenti anche duri, con accuse reciproche, dichiara: «Con le scelte di oggi Rifondazione riparte da tre punti fondamentali: la costruzione dell'opposizione sociale al governo Berlusconi, il rilancio del partito e l'organizzazione in tutti i territori di assemblee e iniziative di confronto della sinistra che esiste in Italia malgrado l'esito del voto».

Ripartire da Rifondazione, dunque. Ma quale Rifondazione? Nel comitato politico si forma attorno al documento firmato da Ferrero una maggioranza relativa e variegata: 98 voti su 70, e di quei 98 se ne contano 38 della componente «Essere comunisti» di Claudio Grassi. E tra gli astenuti si individuano diversi bertinottiani. «Il risultato di oggi non delinea l'alleanza del congresso. Credo che sia difficile un'alleanza con Grassi perché proveniamo da culture diverse», commenta a botta calda il ferreriano Alfio Nicotra, tra i nuovi garanti del partito. Mentre all'indomani del cambio di rotta, Giovanni Russo Spena delinea un congresso dove «gli innovatori saranno da una parte, i conservatori dall'altra. Non arretreremo di un palmo rispetto ai fortissimi e straordinari processi di innovazione che abbiamo vissuto come elementi fondanti della nostra identità politica, come la nonviolenza, la critica della politica, i rapporti con i movimenti». Era stato Giordano, domenica, a prevedere che il nuovo «cartello» si sarebbe spaccato «su temi seri come la nonviolenza e il rapporto con i movimenti», appunto. Ma è ancora Russo Spena a sostenere che «in questi giorni abbiamo rifiutato le scorciatoie politiche che rischiano di sciogliere il Prc dissolvendolo verso il nulla».

L'ipotesi di scioglimento di Rifondazione comunista, se per qualcuno, nella ex maggioranza bertinottiana, è stato l'orizzonte prossimo, è alle spalle. Ma se si andrà a una Rifondazione rafforzata e sul modello della Sinistra europea, come nelle intenzioni di Ferrero, o a un allargamento a altre anime della sinistra che pesino nelle decisioni secondo il principio una testa un voto, si vedrà nella battaglia congressuale. Nei prossimi giorni sarà convocato un nuovo comitato politico che dovrà fissare il calendario delle assemblee locali: il primo banco di prova della nuova maggioranza.

Fino alle assise di luglio, dove già si prevede saranno in pista per la carica di segretario lo stesso Ferrero e Nichi Vendola, la carta sulla quale punta la ex maggioranza per tornare tale («è il nostro leader morale», sostiene Vladimir Luxuria), a guidare il partito sarà un comitato di gestione di dodici membri, 6 della maggioranza del Cpn (due grassiani, tra i quali lo stesso Grassi), 5 dell'area di Giordano e, per l'Ernesto, Gianluigi Pegolo.

Salvati dai bertinottiani il tesoriere Sergio Boccadutri e il capo dell'organizzazione Ciccio Ferrara, il dispositivo concordato e approvato dal comitato politico prevede che il tesoriere debba sottoporre solo gli atti straordinari al comitato di gestione.

Rimandato invece lo scontro sul giornale, Liberazione, e sul suo direttore Piero Sansonetti, accusato di non rappresentare sufficientemente tutte le anime del partito.

 

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