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La frontiera del voto disgiunto |
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Andrea Scarchilli |
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Aprileonline 31 marzo 2008 L'europarlamentare democratico Mauro Zani: in Emilia Romagna conviene, per battere Berlusconi, scegliere alla Camera il Pd e al Senato la Sinistra l'arcobaleno. Le accuse del segretario di Bologna, lo sdegno di Veltroni, l'apprezzamento di Bertinotti. Ma l'appello è sensato Dall'utile al disgiunto, il voto italiano è questione parecchio arzigogolata. Le ultime ore sono state quelle dell'appello dell'europarlamentare democratico Mauro Zani. Ha detto, Zani, che nella "sua" regione, quell'Emilia Romagna dove la vittoria del partito di Walter Veltroni è certa (con annesso, al Senato, premio di maggioranza) conviene dare un voto disgiunto. In parole profane: differenziarlo a seconda della scheda, scegliere per la Camera dei deputati il Pd e per Palazzo Madama la Sinistra l'arcobaleno, il cui candidato premier Fausto Bertinotti ha mostrato di apprezzare, definendo il ragionamento di Zani "interessante". Sdegnato Veltroni dai microfoni di Radio 24: "Il voto deve essere chiaro, netto e nitido. Il Pdl ha fatto alleanze non omogenee, con la Lega al Nord e l'Mpa al Sud, ma questi sono giochini". Certo è che il ragionamento di Zani un suo senso ce l'ha. Perché è noto che nelle regioni dove il Pd è sicuro di aggiudicarsi il premio di maggioranza (sono tre: oltre all'Emilia, la Toscana e l'Umbria), ai democratici conviene che Bertinotti e i suoi superino quel fatidico otto per cento. In caso contrario, il senatore che andrebbe alla sinistra se lo aggiudicherebbe la seconda lista classificata, ovvero il Popolo della libertà. Inutile aggiungere che lo stesso schema, al contrario e comprensivo della presenza dell'Udc, vale per il Pdl dove sa che avrà la meglio: in Sicilia, in Lombardia e in Veneto. Il riflesso combacia alla perfezione: stando ai dati delle elezioni politiche di due anni fa, infatti, in queste tre regioni lo scudo crociato può ambire all'otto per cento. Sottraendo, se riuscisse nell'impresa, seggi a Veltroni e ai suoi. Si vede, in ogni caso, che la questione è difficile e i risultati delle prossime elezioni, specialmente per quanto riguarda la partita di Palazzo Madama, sono più incerti di quello che sembra. Lo sa il candidato premier del Popolo della libertà Silvio Berlusconi, che ha assunto negli ultimi tempi toni più preoccupati. Gli ultimi sondaggi (da sabato scorso la pubblicazione delle rilevazioni è vietata) danno il Pdl in vantaggio di sei punti percentuali alla Camera, ma appena di un paio relativamente alla contesa, per il Senato, in cinque regioni: la Liguria, la Sardegna, l'Abruzzo, la Calabria e la Lazio. Qui si assegnano 61 senatori, non esattamente bruscolini. L'ipotesi tattica di Zani, se dovesse prendere piede e soprattutto se le diverse variabili legate a poche migliaia di voti che dovrebbero spostarsi favorevolmente qua e là, ha una sua logica di vantaggio per i democratici. Veltroni l'ha respinta ritenendola cervellotica, e sullo stessa linea si è collocato il segretario del Pd di Bologna, Andrea De Maria: "E' inaccettabile e assurdo, ormai è evidente che il problema è rubare voti al Pd". Proseguendo, De Maria non ha risparmiato accuse: "Zani abbia il coraggio di dire che non vuole votare per il Pd e di motivarlo politicamente, senza nascondersi dietro alchimie politiche relative alla legge elettorale o all'odio contro Berlusconi". Il fatto che Bertinotti abbia elogiato Zani è, secondo il dirigente democratico, la prova del misfatto e "smaschera" l'europarlamentare come un fan dell'Arcobaleno. Il caso di Zani fa il paio con quello recente di Loredana Dolci, l'ex segretario regionale del Pdci che qualche giorno fa ha fatto "outing" pro Pd. A De Maria, però, quel gesto piace di più dell'appello di Zani: "Il suo è un atto di coraggio: ha detto che voterà sempre per il Pd, perché è la scelta più giusta che serve per battere Berlusconi". Di sicuro è la più facile da capire. Ma qui il discorso si fa più complicato, sulle responsabilità del "Porcellum" e di chi lo scrisse.
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