Tutti al mare

Sempre meno astensionisti

Andrea Fabozzi

il manifesto 29 marzo 2008

Eccolo qui quel 30% di elettori indecisi al centro di tutti i sondaggi. Quel «tesoretto» al quale puntano i candidati premier negli ultimi giorni di campagna elettorale. Davanti a noi c'è il campione di astensionisti che avevamo individuato oltre un mese fa, all'inizio di questa lunga campagna: sono nove, tutti ex elettori di centrosinistra, delusi al punto da dichiarare che il 13 e 14 aprile sarebbero andati tutti al mare. E invece no: col passare dei giorni, chi piano piano chi più velocemente, stanno cambiando idea. Non tutti, ci sono ancora due settimane di tempo per prendere la decisione finale. Ma se una cosa possiamo dire già da adesso è che nessuno di loro si è lasciato convincere da un comizio, un capitolo del programma, uno spot elettorale. Per tutti si è trattato di una decisione di coscienza.

Resistono ancora sull'astensione, pure tra molti dubbi, le tre donne del gruppo. Elena, 35 anni, avvocata genovese ex elettrice di Rifondazione; Ilenia, 28, ricercatrice a Roma che nel 2006 aveva votato per i Comunisti italiani e Anna Lisa, 34, lettrice all'università di Bari ex elettrice dei Ds. Ma Anna Lisa è in Africa dunque lontana dalle cronache elettorali e prima di partire sembrava orientata a cambiare idea. Resistono invece Giulio e Giuseppe. Il primo, 50 anni, impiegato nel commercio a Bologna, aveva votato Ds e Di Pietro nel 2006 ma questa volta starà lontano dal seggio. Oppure ascolterà il consiglio di Silvio, il fotografo di 56 anni di Palermo, ex elettore di Ds e Comunisti italiani, che da tempo invita a «firmare l'astensione» scegliendo un partito che sicuramente non supererà la soglia di sbarramento. Perché la domenica del voto sarà difficile non uscire di casa oppure puntare veramente verso il mare. Giuseppe invece - 55 anni, docente di informatica di Reggio Calabria, ex del Pdci - ogni volta che prova a cambiare idea torna al punto di partenza: «Proprio non ce la faccio a votare».

Tutti gli altri hanno cambiato idea. Silvio, dicevamo, da astensionista che era sta cercando di convincere il resto del gruppo a «non permettersi il lusso di una personale, privatistica e narcisistica coscienza». «Comunque votate - dice - perché non stiamo scegliendo Veltroni, Bertinotti o Flavia D'Angeli, ma la futura possibilità di continuare ad esserci». Voterà partito democratico Alessandro, il programmatore 35enne di Napoli che l'altra volta aveva scelto Di Pietro. Si è convinto sul finale, soprattutto perché, spiega, «al mare non ci posso andare perché si vota alle comunali nel mio paese di origine e dunque con la scheda in mano cederò senz'altro alla tentazione». Non si asterranno più nemmeno Sebastiano, 35 anni, padovano con tanti mestieri precari, già elettore dei Verdi e di Rifondazione, e Giacomo, 33 anni, fisioterapista milanese che nel 2006 aveva votato per Rifondazione. Sebastiano ha una motivazione particolare: «Rinuncerei all'astensionismo per la candidatura di Paolo Ferrero in Veneto. Non mi illudo sulla lunga vita della Sinistra arcobaleno, dalle mie parti Vedi e Prc quasi non si parlano, ma ho fiducia in Ferrero che qualche cosa almeno l'ha fatta. L'allargamento delle quote di ingresso per gli stranieri non è propaganda e poi è valdese e io da ateo nel cuore del Veneto bianco apprezzo». Voterà Sinistra arcobaleno anche Giacomo che pure maledice la «vita grama dell'elettore di sinistra, sempre costretto a scegliere il meno peggio». Il suo, lo sa, sarà «un voto alla cieca, magari dopo sarò deluso e la sinistra non starà insieme nemmeno con la colla, ma adesso non posso saperlo». Dunque vota. Un altro astensionista in meno. Del gruppo ne restano solo quattro, o cinque. Vedremo sabato prossimo.

 

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