A Milano, la Sinistra arcobaleno presenta le sue proposte su lavoro, salari e precarietà. Ma i sindacati confederali saranno a Brescia, alla «conferenza operaia» del Pd. «Proposte di parte» e liste «ma anche» a confronto Sinistra arcobaleno I 1000 euro promessi da Veltroni? Una bufala. E i salari vanno legati all'inflazione reale

Alla ricerca del voto operaio

Sara Farolfi

il manifesto 29 marzo 2008

La Sinistra, a Milano, presenta le sue proposte sul lavoro. E il sindacato dov'è? A Brescia. Dicono che è solo frutto di una coincidenza se oggi, rispettivamente nelle due città, Sinistra arcobaleno e Partito democratico chiamano a raccolta (e alle urne, è la speranza) il mondo del lavoro, per presentare le rispettive proposte a lavoratrici e lavoratori nel rush finale della campagna elettorale. Tra proposte 'di parte' e liste 'ma anche', tutti cercano il voto operaio. Per scongiurare il rischio che invece, ancora una volta, molti operai votino a destra.

Epifani, Bonanni e Angeletti saranno a Brescia con Walter Veltroni («nella parte degli operai?», suona la voce maligna), insieme a Antonio Boccuzzi, l'operaio sopravvissuto al rogo della Thyssen Krupp, Loredana Ilardi, lavoratrice dei call center, e Alberto Tosa, operaio della Iveco bresciana. Nascosti bene, per un giorno, i vari Calearo e Colaninno, pare che il loft abbia partorito persino un video stile I care sulla condizione operaia. Versione liquida, e aggiornata all'«interclassismo» che avanza, delle 'conferenze operaie' che furono? Di operaio, fatta eccezione per il nome e per qualche 'figurina' a uso e consumo della campagna elettorale, non sembra esserci un granché.

A Milano, introdurrà la giornata Betti Leone, ex segretaria dei pensionati Cgil, ora candidata in Lombardia in quota Sd, la concluderà Franco Giordano, e parteciperanno diverse lavoratrici e lavoratori (fissi, precari, e non candidati) di alcune aziende e multinazionali. «Un microfono ai lavoratori, di questo si tratta», spiega Maurizio Zipponi, «e da parte della politica capacità di ascolto e traduzione». Senza se, senza ma, e senza ma anche, Brescia sembra lontana.

Giordano era a Brescia, ieri. Ha anticipato le proposte della Sinistra in un incontro presso la camera del lavoro sulla crisi che il settore tessile locale sta attraversando (due settimane fa ospite della camera del lavoro era Tiziano Treu). Abrogare quel monumento alla precarietà che è la legge 30, dice Giordano, e garantire un contratto a tempo indeterminato per chi matura 36 mesi di precarietà a vario titolo (contratti a termine, interinali, a progetto..e via precarizzando).

I 1000 euro che promette Veltroni? «Una bufala, del tutto vaga sulla platea interessata (quanti lavoratori?) e sulle coperture finanziarie», secondo Zipponi, che controbatte con le proposte di sinistra: un reddito minimo di 8.500 euro all'anno (a cui va aggiunto un bonus di 2.500 euro, «per mobilità, conoscenza e cultura») per tre anni, per tutti coloro che entrano nel mercato del lavoro, a qualsiasi titolo, senza poter contare su una continuità di reddito. Il costo sarebbe di dieci miliardi circa, spiega Zipponi, e la copertura da reperire soprattutto mediante l'innalzamento della tassazione su rendite finanziarie e stock option.

Per la difesa dei salari, la sinistra propone l'abbassamento diretto dell'aliquota dal 23 al 20%. E un meccanismo automatico annuale per l'adeguamento di salari e pensioni. Il paniere Istat, dicono, non è credibile. La proposta è quella di creare un nuovo paniere composto da una decina di «beni fondamentali» (mutuo, affitto, scuola, sanità, assistenza agli anziani, bollette, assicurazione auto, pane, pasta e carne), scegliere tre «famiglie campione» (al nord, al centro e al sud), e sulla base del monitoraggio stabilire la cifra di rivalutazione del reddito. «Nessuna scala mobile, il meccanismo sarebbe annuale», precisa Zipponi, «e nessuna spirale inflazionistica, semplicemente la difesa del potere d'acquisto di lavoratori e pensionati». «Non mi sembra la rivoluzione - conclude Zipponi - e su tutto questo sfidiamo il Pd a dire cosa ne pensa».

Ma, competizione elettorale a parte, il voto operaio è tutt'altro che scontato. Alla scorsa tornata elettorale gli operai votarono in massa a destra. E alcuni sondaggisti hanno già avvertito: il 46,5% degli operai preferisce Berlusconi. «Non bisogna aspettare la campagna elettorale per conoscere una difficoltà - dice Bertinotti - Quando si produce questo isolamento e solitudine è evidente che il voto può prendere la forma della protesta, ed è per questo che nasce la Sinistra e l'arcobaleno, per ricostruire fiducia e speranza».

 

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