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Un appello alla Sinistra l’Arcobaleno dopo la giornata per ricordare le vittime di mafia |
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Non bruciamo le attese dei giovani |
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Tonio Dell’Olio Libera |
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Liberazione 29 marzo 2008 Sin dall’inizio della legislatura tutt’ora in corso, il linguaggio massmediatico ha voluto marcare la differenza tra due sinistre: una moderata e l’altra radicale. A leggere bene (e nemmeno tanto tra le righe) la prima viene presentata come opzione politica seria e al passo con i tempi, pronta alla mediazione in vista dei risultati e in fin dei conti affidabile; la seconda “velleitaria” che non sa fare i conti con la realtà, pronta a sacrificare anche i passi in avanti in nome della coerenza con gli ideali. Il risultato, sotto gli occhi di tutti in questa campagna elettorale, è che ad essere sacrificati sono proprio i valori ideali, il sogno di un altro mondo possibile e i principi etici fondamentali per ogni proposta politica che voglia avere respiro progettuale. Un certo distacco dalla forma-partito soprattutto da parte delle giovani generazioni è generato anche da questa sorta di pragmatismo in cui la mancanza di sogni è presentato come un vantaggio per il raggiungimento dell’obiettivo. Al contrario la radicalità è sinonimo non di velleitarismo, quanto piuttosto di coerenza pur nella fatica “politica” della mediazione. L’etimo che richiama la radice (radix) sta ad indicare la fedeltà agli ideali più alti, non negoziabili, soprattutto in un mondo in cui la globalizzazione contrabbanda invece come non negoziabili gli standard di vita di una minoranza del pianeta e gli interessi economici del nord del mondo. Per queste ragioni alla sinistra radicale chiediamo coerenza di fini e di metodo. Per queste ragioni qualcuno è rimasto deluso quando ha visto che anche nella composizione delle liste della Sinistra l’Arcobaleno i criteri di una politica vecchia che stenta a rinnovarsi hanno prevalso sulla vocazione territoriale, le competenze, la fedeltà alle istanze dei movimenti. Alcuni nuovi innesti avrebbero maggiormente garantito una rappresentatività coerente con la radicalità che questa sinistra può vantare. In questo senso considero la composizione delle liste un’occasione persa per dare slancio e segni di discontinuità ad una vecchia politica dei partiti. Nei giorni scorsi Alex Zanotelli ha indirizzato una lettera aperta al candidato premier Veltroni per richiamarlo alla coerenza con il suo pianto a Korogocho. «Perché nel tuo programma elettorale - chiede Alex - appoggi la privatizzazione dell’acqua?». E’ compito di questa sinistra radicale riuscire a rendere efficace la comunicazione di questioni urgenti e tragiche dando la parola alle vittime: unica prospettiva che rende credibile ogni proposta politica e sociale. All’interno dei percorsi di educazione alla legalità e di sensibilizzazione sui temi dei diritti che con l’associazione “Libera” continuiamo a promuovere in Italia e in Europa, abbiamo constatato l’efficacia della parola di chi soffre. I familiari delle vittime diventano protagonisti e testimoni ascoltati perché non hanno bisogno di argomentare. La loro stessa vita mostra a devastazione dell’agire mafioso e di quanto sia deleteria ogni complicità della politica e dell’economia. Se in questa campagna elettorale tanto atipica quanto evanescente, si riuscisse a far parlare le vittime dei processi della globalizzazione anche se non parlano tutti la stessa lingua italiana, le ragioni di una sinistra radicale sarebbero meglio compresi dalla gente. La Sinistra l’Arcobaleno è stata presentata sin dall’inizio come un cantiere. E come in ogni cantiere bisogna prevedere il progetto, il lavoro degli operai, una sapiente distribuzione delle mansioni… ma guai a trascurare la formazione. Anche sul tema della sicurezza sul lavoro pare che quella della formazione sia una chiave di volta se non risolutiva, sicuramente importante. Ebbene anche sulla scorta delle tappe che hanno preparato la Giornata della memoria e dell’impegno che si è tenuta a Bari il 15 marzo scorso per ricordare le vittime innocenti di mafia, ho colto un’attenzione particolare delle giovani generazioni per il cambiamento. A nulla serve bruciare attese e fermenti infarcendo le liste di under 30. Un giovanilismo indistinto e confuso non consente quelle palestre dell’impegno che nel passato hanno assunto anche la dignità di scuola. Don Tonino Bello, profeta di pace e di radicalità evangelica, ci insegnava a diventare “servi dei sogni”. Può trovare spazio nel cantiere della sinistra radicale una scuola dei sogni?
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