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E' un voto costituente. Il Prc in trincea spera in una tregua col Pd. Duri invece Pdci e Verdi |
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Rifondazione si indigna ma frena |
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M. Ba. |
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il manifesto 28 marzo 2008 «Veltroni sa di perdere. E se non vuole fare intese con noi vuol dire che le farà con Berlusconi». Cesare Salvi è in macchina per un comizio a Valmontone. Diluvia ma il morale è alto: «Dopo l'intervista al manifesto il voto per noi più che utile è ormai necessario. Siamo l'unico ostacolo contro due partiti 'liquidi' ma pericolosissimi». La sinistra arcobaleno, che in queste elezioni si gioca la vita o la morte, ha sempre più chiaro che la vera posta in gioco nelle urne non è tanto chi governerà pro tempore il paese, quanto il paese che verrà. Cioè le riforme costituzionali e regolamentari che sono già in agenda. Il referendum elettorale si è solo spostato di un anno. E giocoforza si sa già che la prossima legislatura inizierà dove è finita, cioè riforma dei regolamenti parlamentari, addio al bicameralismo perfetto, taglio degli eletti in parlamento e nei consigli comunali, riforme istituzionali che aumentino «governabilità» e poteri del premier. Anche per chi non vuol sentire il catalogo è questo. Bertinotti (che il Foglio chiama malignamente «Bertino-Bertisì-Bertiforse» a proposito del futuro rapporto con Veltroni) è incerto. Preferisce battere sul voto utile («Saremo determinanti contro il Pdl») ma si astiene dal commentare l'offensiva del Pd. Un po' più esplicito il segretario di Rifondazione Franco Giordano: «Il vero obiettivo di Veltroni non è costruire l'alternativa alle destre ma un modello politico e sociale americano che cancelli la sinistra. Glielo impediremo con grande determinazione». Via del Policlinico si è svuotata per la campagna elettorale ma la prudenza dei vertici del Prc viene spiegata così: «A sinistra siamo noi l'unica forza reale. Se usciamo dalle giunte di centrosinistra, cadono davvero. E vallo a spiegare mentre a Roma e in Sicilia siamo impegnati in una campagna elettorale comune». In altre parole, con Veltroni si è avversari ma mai nemici. Dopo il voto si tratterà senza sconti, ma con quali carte in mano è difficile dirlo oggi. La puntata è al massimo rischio: rosso o nero. O vinci o perdi tutto. Oltre a Sd durissimi anche Pdci e Verdi. Oliviero Diliberto dopo un comizio a Padova va giù pesante: «Mussi ha ragione, le giunte locali non sono un dogma. Veltroni si è assunto la responsabilità di consegnare il paese a Berlusconi. Dopo il voto sarà chiaro a tutti che per vincere gli mancheranno esattamente i nostri voti». Neanche i Verdi le mandano a dire. «Veltroni ora quasi si vergogna di essere stato di sinistra. Spieghi pubblicamente agli italiani che preferisce collaborare con Casini o Berlusconi invece che con noi - attacca Angelo Bonelli - cancellare la Sinistra arcobaleno vuol dire cancellare 3-4 milioni di voti. Ma che democrazia è questa? Aumenterà il conflitto sociale, perché milioni di persone saranno escluse per legge dalla rappresentanza. Non è un caso che in America l'affluenza al voto è vicina al 50%». La Sinistra arcobaleno? «E' un progetto semplice e comprensibile da tutti, perfettamente coerente con quello che la Costituzione ha immaginato».
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