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"La par condicio non vieta il confronto" |
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Emiliano Sbaraglia |
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Aprileonline 28 marzo 2008 Il duello televisivo tra Berlusconi e Veltroni, rinviato dal leader Pdl che si è appellato alla legge entrata in vigore nel 2001, riapre il dibattito sul ruolo della tv pubblica e del sistema televisivo in genere, rispetto alla campagna elettorale e l'esito del voto finale. Intervista a Nino Rizzo Nervo, consigliere d'amministrazione Rai, che afferma: "Con una legge sul conflitto d'interesse tutto sarebbe più facile" Lo "scambio epistolare pubblico" tra il consigliere d'amministrazione della Rai Angelo Maria Petroni e il direttore generale Claudio Cappon, fa tornare al centro dell'attenzione la polemica sul confronto televisivo tra i due leader dei maggiori partiti in competizione, Pdl e Pd. Su questo e altro di affine abbiamo voluto conoscere l'opinione di Nino Rizzo Nervo, consigliere Rai di area centrosinistra (al momento della nomina era in quota Margherita), che si espresso sulla polemica intorno al Dg, e che sottolinea come e perché non sia la legge sulla par condicio a vietare il confronto Berlusconi-Veltroni. Signor Rizzo Nervo, cosa ne pensa di tutta questa polemica intorno al confronto televisivo Veltroni-Berlusconi? Una polemica in merito alla quale francamente vorrei commentare ben poco. Il comitato consultativo che segue questa seconda fase di campagna elettorale aveva semplicemente notato che alla fine del ciclo Berlusconi avrebbe avuto due apparizioni nella trasmissione "Porta a porta", mentre Veltroni una soltanto; si è dunque deciso di intervenire per evitar questo squilibrio: tutto qui. Ritengo dunque eccessiva la drammatizzazione della vicenda, visto che si è trattato dell'intervento della direzione generale per ristabilire il rispetto di una legge che esiste, di cui la Rai deve inevitabilmente tenere conto. Quali sono secondo lei i motivi per cui il Cavaliere sembra voler sfuggire al confronto? Ora si è rifatto dello "sgarbo" di "Porta a Porta", rifiutando l'invito alla trasmissione di Lucia Annunziata... Come detto non entro nel merito della questione. Posso giusto dire che anche in questo caso la Rai ha utilizzato lo stesso criterio, in merito all'applicazione di una legge. Però è intervenuto sulla polemica Petroni-Cappon, chiedendo addirittura l'intervento della Nazioni Unite... Va da sé che la mia era una dichiarazione giocata sull'ironia, visto che si era costruito un dramma su intervento sostanzialmente di routine della Rai in merito alle partecipazioni politiche. Invece c'è stato chi considera questo un caso su cui verificare addirittura l'operato del Dg; allora provocatoriamente ho proposto di affidarci al verdetto di un organo internazionale. Se confermerà quanto sostenuto da chi attacca i vertici-Rai, allora bene; se al contrario, invece se ne trarranno conclusioni diverse, ognuno ne paghi le conseguenze... E' chiaramente una proposta ironica rispetto a questo problema, laddove i problemi reali sono lo stare sul mercato, l'offerta editoriale, alcuni programmi che non prendono quota nel palinsesto televisivo. Certe persone dovrebbero pensare più a queste cose. Come si potrebbe risolvere in maniera efficace e rispettosa del cittadino-contribuente la questione della "par condicio" nel nostro paese? Mah, partiamo col dire che la legge nasce in un determinato periodo storico, nel 2001, soprattutto per evitare all'epoca una campagna elettorale a suon di spot a pagamento, nella quale uno dei competitori era (come è tuttora) anche il proprietario di un gruppo televisivo. Naturalmente tutto è perfettibile, ma vorrei ricordare che esiste una regolamentazione di queste cose in tutti i paesi occidentali ed europei. In Italia c'è un motivo in più, visto il ruolo ricoperto da Silvio Berlusconi: e credo sinceramente, senza alcuna polemica, che se si risolvesse una volta per tutte il problema riguardante il conflitto di interesse tutto sarebbe più semplice. Dunque ha ragione Berlusconi quando dice che la legge sulla par condicio gli vieta un confronto con Veltroni, perché altrimenti dovrebbe farlo anche con tutti gli altri candidati alla presidenza? Berlusconi non ha ragione su questo, perché si parte da un equivoco rispetto a cosa si intende per trasmissioni politiche e l'approfondimento dell'informazioni politiche. La Commissione non ha detto che non si potessero fare confronti nella comunicazione politica. Nell'informazione politica, di cui la Commissione parlamentare si occupa, per testate Rai come "Porta a Porta", Ballarò, "Anno Zero", o di quelle private quali "Matrix", o "Omnibus" per "La7", prevale la notizia l'interesse pubblico e del pubblico. E non vi è dubbio che il confronto tra Veltroni e Berlusconi, vale a dire tra gli unici due candidati che possano formare un governo, è di assoluto interesse pubblico, ed è un tipo di confronto che avviene in tutti i paesi occidentali. Se poi sono loro, o uno di loro, a non volerlo fare, è un latro discorso. Ma dire che è la par condicio a vietare non è vero, è una bugia: tanto è vero che in questi giorni alcune trasmissioni hanno invitato insieme altri candidati, come ad esempio Bertinotti e Casini. Perché loro sì e altri no?
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