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Attentato all’oleodotto militare, tre indagati. Il Presidio: accuse fantasiose |
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Vicenza, teorema sui No Dal Molin accusati di disastro ambienale |
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Checchino Antonini |
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Liberazione 28 marzo 2008 Spunta un appunto del procuratore alla polizia: il movimento ha superato i limiti. Il magistrato che ha ordinato le perquisizioni, a due settimane dalle comunali, è il padre di un candidato sindaco dell’Udc Dare un segnale ai No Dal Molin che i limiti «sono stati superati», s’era raccomandato con la questura il procuratore capo di Vicenza. E il segnale, secondo chi si oppone alla nuova base Usa, sarebbe arrivato all’alba di ieri. I primi ad accorgersene tre attivisti, due vicentini e un bolognese, destinatari delle perquisizioni effettuate da digossini di Vicenza, Venezia e Bologna. Marta Passarin, 28 anni, il suo fidanzato, il filmaker bolognese Daniele Bonazza e Stefano Feffo Priante, di 40, sono indagati per il fallito attentato dello scorso 4 luglio all’oleodotto La Spezia-Aviano, quello che rifornisce le basi militari del Nord Italia: Ghedi nel bresciano, Villafranca (Verona), Istrana (Treviso), Rivolto (Udine) e naturalmente Aviano. Sequestrati documenti e materiale informatico che verranno esaminati dalla polizia postale. Tra gli elementi indiziari, secondo quanto fanno trapelare gli inquirenti, un contatto telematico con il sito del Centro di studi per la pace dell’Università di Trieste, una telefonata fatta la notte fra il 4 e il 5 luglio dalla zona del vicentino dove è stato realizzato il tentativo di attentato all’oleodotto e le «capacità professionali» necessarie per realizzare il video con cui alla fine di luglio fu rivendicato da un nucleo antimperialista. Il sospetto degli inquirenti è che i tre indagati abbiano avuto un ruolo nel diffondere, e forse anche nel produrre il video di rivendicazione. Ma le ipotesi di reato riguardano anche il danneggiamento seguito da incendio, la fabbricazione e detenzione di materiale esplodente, la detenzione e il porto di armi da guerra (dopo la rivendicazione, nel pozzetto di ispezione dell’oleodotto la polizia trovò anche della polvere pirica, considerata alla stregua di un’arma). Alcuni mesi fa venne indagato un giovane trentino, ma la sua posizione è stata archiviata. «Un impianto accusatorio insolitamente fantasioso», commenterà Aurora D’Agostino, legale dei due vicentini, nella conferenza stampa convocata immediatamente dal Presidio permanente No Dal Molin. I capi d’accusa formulati dal pm vicentino Paolo Pecori si basano su connessioni «talmente labili da rendere evidente la forzatura effettuata per arrivare a delle conclusioni decise a priori, con chiara presunzione di colpevolezza». Insomma è una «bolla di sapone costruita ad hoc per gettare discredito sul movimento», per usare le parole di Olol Jackson, uno dei portavoce del Presidio. Ma la «bolla di sapone» è quantomai strana visto che piomba in piena campagna elettorale per le comunali (i No Dal Molin del Presidio corrono in proprio) e a pochi giorni da un incidente, quello del 10 marzo, che ha rivelato tutte le insidie dell’oleodotto militare. E sono stati proprio i movimenti a denunciare l’inquinamento dell’Astichello e del Bacchiglione, tra i più grandi bacini d’Europa, dalla falla apertasi a Monticello Conte Otto che ha sversato almeno 1600 litri di kerosene. «Curioso tra l’altro - segnala ancora Jackson - che a dare il via a queste perquisizioni sia proprio il padre di un candidato sindaco (dell’Udc, ndr)», dice Jackson. «È una bolla di sapone, dunque, da far scoppiare il prima possibile». Una traccia i No Dal Molin ce l’avrebbero e la presentano nel corso della conferenza stampa. E’ stata Cinzia Bottene, una delle donne più attive da quando, il 16 gennaio del 2007, è stato issato il tendone del Presidio proprio dove dovrebbe sorgere il cantiere, a mostrare l’appunto di Salvarani, procuratore capo, indirizzato alla Questura di Vicenza. «Forse è necessario dare un segnale che i limiti sono stati superati. Un appunto - commenta Bottene - che chiarisce l’intento della Questura di colpire aprioristicamente il movimento e che esula dalle competenze di un magistrato». Ieri sera riunione straordinaria al Tendone, oggi la consegna al prefetto delle ampolle con l’acqua inquinata. E un presidio sotto la procura. Immediata la solidarietà ai no base e le interpellanze parlamentari di Luana Zanella e Elettra Deiana, deputate della Sinistra l’Arcobaleno, su quella che appare loro come un’intimidazione.
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