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Asher Colombo sociologo: «Immigrazione e criminalità poco governati, così si crede che siano interdipendenti» |
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La politica ci rende razzisti. Ma l’Italia non teme i migranti |
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Laura Eduati |
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Liberazione 28 marzo 2008 Anni di allarmismo sugli stranieri delinquenti non hanno scalfito la fiducia degli italiani nei migranti. E se è vero che alcuni reati sono in aumento, come i furti e le rapine, è altrettanto certo che questo non dipende dall’immigrazione. Ce lo ricorda Asher Colombo, docente di Sociologia all’Università di Bologna: «Immigrazione e criminalità sono governati poco e male, e questo fa pensare che siano dipendenti uno dall’altro». E’ aumentata la percezione dell’insicurezza o in Italia vengono commessi effettivamente più reati? La percezione è un campo controverso, non esistono dati così solidi né esistono opinioni convergenti. Personalmente preferisco parlare non di insicurezza ma di paura della criminalità cioè del timore di subire reati. Negli ultimi anni alcune indagini indicano che questo timore è aumentato. Eppure si tratta di ricerche su periodi di tempo molto brevi. In realtà alla domanda che l’Istat rivolge da 15 anni agli italiani ”Quanto ritiene probabile che avvenga un reato nel suo quartiere?”, la percentuale di chi risponde positivamente è rimasta invariata. Un dato curioso, visto che si parla proprio di un periodo che ha visto aumentare notevolmente l’immigrazione, e per molti politici e media l’immigrazione è legata a doppio filo con la criminalità. Anche qui i dati sono falsati. Secondo l’Eurobarometro la maggioranza degli italiani pensa che gli stranieri lavorino onestamente e soltanto l’1%-5% è convinto che delinquano. L’allarme sugli stranieri che portano criminalità nasce dal fatto che entrambi i fenomeni sono governati male: i governi, tutti, gridano all’allarme criminalità ma poi fanno poco per la prevenzione concreta dei reati. Lo stesso si può dire per l’immigrazione: si è arrivati tardi a capire che siamo diventati un Paese di immigrazione e vengono spesso applicate delle sanatorie, reali o mascherate. In questo modo la gente pensa che lo Stato non fa molto di realmente efficace né per la criminalità né per l’immigrazione. E’ così che nasce l’allarme? Sì. Ma in realtà l’immigrazione è diventata un problema con la sua politicizzazione. Eppure gli italiani, diceva, hanno fiducia dei migranti? Certo. All’interno dell’Unione Europea siamo il Paese che più entusiasticamente darebbe il diritto di voto politico agli stranieri dopo 5 anni di soggiorno in Italia. E lo stesso vale per la cittadinanza dopo 5 anni. C’è di più: ho confrontato le risposte date dagli italiani alla domanda ”ci sono troppi stranieri nel tuo Paese?” posta da Eurobarometro fin dagli anni ’70, e devo dire che la percentuale di chi ha risposto positivamente è cresciuta costantemente fino agli anni ’90 e poi ha cominciato a diminuire drasticamente. Oggi, con 4 milioni di migranti, siamo insomma meno ostili agli stranieri di quando ce n’erano poche centinaia di migliaia. Secondo l’ultimo rapporto sulla criminalità pubblicato dal Viminale, i reati sono in diminuzione. Dunque questo allarmismo non è giustificato. Concorda? Dipende dal tipo di reato. Sugli omicidi volontari non c’è dubbio, il numero è crollato più del 50% dal 1991 quando si registrò un picco di omicidi dovuto alle guerre di mafia e alla lotta alla criminalità organizzata. Questo vale specialmente per il Sud dove la mafia è certamente più presente, mentre al Nord il tasso di omicidi è rimasto pressoché invariato attestandosi ai livelli degli altri Paesi europei. Ormai avvengono più omicidi a Bologna che a Palermo, un dato storico mai registrato prima in Italia. E per quanto riguarda gli altri reati? Sono aumentati sicuramente i furti e le rapine. Ormai siamo il Paese europeo con più rapine in banca. E aumentano i furti delle auto, dei motorini, i borseggi. L’altro grande fenomeno è l’esplosione dell’offerta di droga, mai così alta come in questo periodo, con i reati annessi e connessi. Il furto, la rapina, il borseggio sono reati che creano forte allarme sociale. Ha senso legarli all’immigrazione? Bisogna dire che c’è stata una fortissima crescita della percentuale di stranieri tra denunciati e condannati per questo tipo di reati, compreso l’omicidio volontario, specialmente nelle città del Nord. Ma l’aumento dei reati di tipo predatorio è cominciato dagli anni ’70, quindi non ha senso legarli alla presenza degli stranieri. Ma si può anche provare a leggere il dato in un altro modo. Come? Basta vedere la nazionalità delle vittime di omicidio, nel caso delle donne più di un quarto è straniera nonostante le donne migranti in Italia siano appena il 5%. Questo è un dato che viene spesso omesso. La quota di rumeni, albanesi e marocchini tra i denunciati per omicidio è più alta di quella che si registra nella popolazione residente. E sicuramente gli autori di reato stranieri sono più frequentemente irregolari. Ci sono poi dei sistemi migratori legati alla criminalità, stranieri che si trasferiscono in Italia appositamente per commettere dei reati magari legati alla prostituzione.
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