Lo strano caso del ministro Bianchi

Andrea Scarchilli

Aprile online 27 marzo 2008

Dato da un quotidiano calabrese in avvicinamento al Pd, non smentisce. Il suo staff non dà importanza alla questione. Dietro il giallo, un rapporto rotto da tempo con i vertici locali del Pdci: l'avevano lanciato come l'alfiere del rinnovamento, ora lo considerano il simbolo dello status quo  

Il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, "immesso" nel governo Prodi in quota Pdci ma sempre dichiaratosi indipendente, al centro di una bufera. La notizia - riportata due giorni fa (martedì) dal quotidiano "Calabria Ora" - di un'imminente adesione dell'ex rettore dell'Università di Reggio Calabria al Partito democratico ha mandato su tutte le furie i vertici del Pdci calabrese. Ha tuonato, via Ansa, il segretario provinciale reggino Enzo Infantino: "Oggi, finalmente si chiude una vicenda che ha provocato un colossale equivoco la cui lezione purtroppo è sotto gli occhi di tutti: la coerenza per qualcuno è una finzione. Per altri, come noi, è un valore insopprimibile".

Dallo staff del ministro fanno capire di non dare importanza alla cosa: "Bianchi è in ottimi rapporti sia con Diliberto che con Prodi". Magari rispetto agli altri ministri della Sinistra arcobaleno "il suo atteggiamento è un po' più moderato, ma forse l'unico problema è la guerra che gli sta facendo il partito in Calabria, il cui segretario regionale (Michelangelo Tripodi, ndr) avrebbe voluto fare il ministro al posto suo". Poi "non si capisce in cosa consisterebbe questa adesione al Pd, visto che Bianchi non figura, né può più figurare tra i candidati". Infantino: "E' una colossale balla", e sia il cronista di "Calabria Ora" che ha seguito la questione che il segretario provinciale giurano che la cosa è già fatta, per l'ufficializzazione è solo questione di ore. L'occasione potrebbe essere l'approdo in terra calabra del candidato premier del Pd Walter Veltroni, che a partire da domani visiterà Reggio, Vibo Valentia e Catanzaro. Infantino dice di aspettare la smentita di Bianchi di cui, effettivamente, non c'è traccia. Il ministro nella mattinata di oggi ha svolto ordinaria attività istituzionale. Ha inaugurato, a Messina, l'Autorità marittima della navigazione nello Stretto e firmato con il prefetto un accordo per la "metropolitana" tra la Sicilia e la Calabria, un servizio continuo costituito da cinque traghetti in movimento costante tra le due sponde e tra il porto di Messina e l'aeroporto di Reggio Calabria.

Comunque si definirà la questione - e tenendo conto del fatto che un'eventuale avvicinamento di Bianchi al Pd sarà di relativa portata politica, essendo chiuse le liste dei candidati - l'incidente diplomatico è rivelatore dello stato dei rapporti tra i comunisti italiani calabresi e il ministro dei Trasporti. La storia parla di un feeling nato in occasione della campagna elettorale per le regionali del 2005 e deteriorasi praticamente all'indomani delle politiche del 2006. Si fece, nel 2005, un'alleanza tra il Pdci, l'Italia dei valori e la lista civica che aveva Bianchi, allora rettore a Reggio, tra i promotori di spicco: "Progetto Calabria". Le elezioni, com'è noto, portarono a una giunta di centrosinistra e l'alleanza a tre si aggiudicò due assessorati, tra cui quello "pesante" all'urbanistica, che andò al segretario regionale dei comunisti italiani, Tripodi. In occasione delle politiche dell'anno successivo, il Pdci calabrese premette, con successo, per replicare lo stesso modello. Bianchi venne messo come capolista per il Senato, e costituì l'unica deroga nell'ambito dell'alleanza con i Verdi (due anni fa, per Palazzo Madama, si fece lista unica): in tutte le altre regioni in testa agli elenchi venne collocato Armando Cossutta. Bianchi non venne eletto per pochi voti, arrivò a duemila preferenze dalla soglia di sbarramento del tre per cento. Per una serie di circostanze addebitabili al manuale Cencelli, finì a capo del ministero dei Trasporti: pur non figurando nella rosa di sei personalità che il segretario Oliviero Diliberto consegnò a Prodi, venne considerato l'unico, nell'orbita del Pdci, adatto a ricoprire l'incarico che era stato "riservato" ai comunisti italiani.

Tripodi e i suoi esultarono. L'unico ministro del Pdci era uno che, pur essendo un "indipendente", era stato "scoperto" dal partito in Calabria e, per di più, rappresentava la linea della tante volte invocata e quasi mai applicata apertura alla cosiddetta società civile. L'idillio, in realtà, durò poco. Alle richieste dei calabresi - rapporto privilegiato con la regione di provenienza, consultazione prima di prendere decisioni che avrebbero coinvolto quell'area - Bianchi iniziò, da subito, a rispondere con l'indifferenza. Non ha rimosso i vertici delle ferrovie dello stato calabresi, nominati dal centrodestra e colpevoli, a detta del partito locale, di aver portato sulla soglia del baratro l'azienda. Si sarebbe circondato, al ministero, di collaboratori "democristiani". Dunque: "Ci ha fatto perdere la faccia, doveva essere l'alfiere del rinnovamento ma ha solo mantenuto lo status quo". Di qui, la decisione di sfiduciarlo nel corso del congresso regionale dell'aprile scorso.

 

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