|
Le pensioni e il sempre più debole potere d'acquisto degli italiani entrano nella campagna elettorale. Il leader del Pd propone detrazioni fiscali, con l'appoggio della Cgil. La Sinistra: assicuriamo il 65% dell'ultima retribuzione Il Pd: 400 euro in più l'anno. Berlusconi: noi lo abbiamo già fatto. La Sinistra: «Assegno minimo di 800 euro» |
|
Veltroni si butta sui poveri pensionati |
|
Antonio Sciotto |
|
il manifesto 26 marzo 2008 Era inevitabile che il dibattito elettorale finisse prima o poi sulle pensioni, vero pezzo forte per pescare consensi: così ieri a lanciare la pietra è stato il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, che da Palermo - «feudo» del Pdl di Berlusconi - ha parlato a una delle classi più disagiate del paese, gli over 60 con assegni sotto la soglia di povertà. La ricetta cerca di essere più immediata possibile, una cifra tonda tonda offerta come «premio» post vittoria elettorale: 400 euro in più (l'anno)già a partire da luglio 2008, a soli due mesi dalla formazione del nuovo esecutivo (che dovrebbe giurare - se i tempi saranno regolamentari - verso metà maggio). Farebbe pendant con l'altro pezzo forte offerto ad altri «poveracci» (i precari), quei mitici mille euro di «compenso minimo» che dovrebbero essere varati addirittura alla prima seduta del consiglio dei ministri. E così si chiuderebbe il cerchio. La proposta di Veltroni ha ovviamente sollevato una selva di contro-dichiarazioni, che hanno riempito la giornata politica. In particolare, ha risposto Silvio Berlusconi, vantando gli aumenti delle pensioni minime «già realizzati» nel suo quinquennato e proponendo di votare lui, «per continuare su quella strada». La Sinistra-l'Arcobaleno ha notato come sia giusto aumentare gli assegni, ma ha aggiunto che il pensiero di Veltroni appare tardivo, perché qualcosa poteva essere fatto già con l'attuale governo. Rifondazione, a sua volta, ha rilanciato: garantire, a chi oggi lavora, di andare in pensione con almeno il 65% dell'ultimo stipendio (attualmente siamo a un misero 40%) e assicurare a tutti, comunque, una soglia base di 800 euro al mese. Dunque le proposte sul piatto sono varie, ma vale la pena approfondire per cercare di capire cosa offra ogni contendente. Cominciamo dal Pd. Per i pensionati di oltre 65 anni, Veltroni promette, a partire da luglio, un incremento medio di quasi 400 euro l'anno per le pensioni fino a 25 mila euro, e un aumento tra i 250 e i 100 euro per quelle di importo compreso tra 25 mila e 55 mila. Il tutto, si dovrebbe realizzare con un sistema di detrazioni progressivo (più alto per chi è più anziano e più povero, per abbassarsi via via per chi è più giovane e con la crescita del reddito). Il piano avrebbe un costo di 2,5 miliardi di euro annui, da recuperare, spiega Enrico Morando (che ha scritto la proposta) con un «taglio della spesa corrente primaria, di 0,5 punti di Pil il primo anno, e di un punto per ciascuno dei due anni successivi». Il Partito democratico propone comunque anche a una modifica dell'indice che rapporta le pensioni al monte dei redditi da lavoro, in modo da renderlo più aderente alla reale crescita del paese. Il Pd vorrebbe anche legare l'indice di adeguamento non più a quello generale dell'inflazione, ma a uno specifico individuato dall'Istat, basato sul paniere reale dei pensionati. Reazioni positive sono venute dalla Cgil: «Una proposta positiva - l'ha definita il segretario generale Guglielmo Epifani - La leva fiscale è lo strumento giusto per intervenire». «È questo l'intervento corretto piuttosto che la detassazione degli straordinari», ha aggiunto poi, tirando un'evidente stoccata al programma di Berlusconi. Il Pdl, dal canto suo, non ha mancato di attaccare Veltroni. Parecchi lo hanno fatto ricordando l'entità di pensione percepita dal leader del Pd (oltre 5 mila euro al mese). Gianfranco Fini ha ricordato come il passato governo di centrodestra abbia portato «quasi due milioni di pensionati fino a 516 euro al mese», mentre Silvio Berlusconi ha aggiunto che «sarebbe giusto introdurre un adeguamento ai prezzi, soprattutto a partire dagli assegni più bassi». Ma non ha indicato in dettaglio cosa intenderebbe fare. Ricette «tardive e insufficienti», per Cesare Salvi (Sa), «non bastano pochi euro al mese per affrontare in modo radicale la perdita del potere di acquisto». La Sinistra pensa a un'indicizzazione più seria e automatica degli assegni pensionistici, una sorta di scala mobile anche per i pensionati (oltre che per i salari del lavoro dipendente). «Il protocollo sul welfare - dice Maurizio Zipponi (Sa) - prevede già il riconoscimento del 65% dell'ultimo stipendio a fronte dell'attuale 40%. Le risorse possono essere trovate nell'equilibrio dei fondi pensionistici, abolendo i privilegi: a partire dalla "Cassa dirigenti", in passivo e sostenuta da chi prende pensioni di 500 euro al mese». La Sinistra Arcobaleno propone dunque di «garantire con il sistema contributivo il 65% dell'ultimo stipendio e portare le minime a 800 euro al mese, oltre a stabilire un adeguamento annuale automatico delle pensioni legate all'andamento dei salari».
|