La «schifosa» Frattini Promessa: stavolta regoleremo gli interessi del cavaliere. Ma la riforma è durata 48 ore alla camera, mentre Veltroni dialogava sulla bozza Bianco

Conflitto di interessi, terzo mea culpa: una legge che dovevamo proprio fare

Andrea Fabozzi

il manifesto 26 marzo 2008

«Le sue televisioni». Walter Veltroni è riuscito a dirlo: il cavaliere «viola costantemente le regole del gioco» grazie a Canale 5, Italia 1 e Rete 4. Se continua così arriverà a dire che Berlusconi - anzi, «il mio avversario» - ha un conflitto di interessi. Facile? No, visto che pochi giorni fa se qualcuno nel centrosinistra sollevava il problema, magari il suo unico alleato Antonio Di Pietro, il segretario del Pd la prendeva come un'offesa personale. Per due lunghi mesi Veltroni ha creduto al dialogo con il cavaliere sulla legge elettorale: vietato allora parlare di conflitto di interessi. E subito dopo ha deciso che la campagna elettorale andava fatta senza «odio e rancore», strumenti della «vecchia politica». Ma i sondaggi languono ed è arrivato il momento di cambiare strategia.

Bentornato conflitto di interessi allora. In parlamento in questa legislatura ha vissuto vita breve: 48 ore. E' tutto il tempo in cui il progetto di legge per cambiare la Frattini (norma barzelletta in Europa) è rimasto all'ordine del giorno della camera dei deputati, nello scorso maggio. Poi più nulla. Intrecciati i sentimenti intorno alla «bozza Bianco», Veltroni e Berlusconi si urtarono allo stesso modo quando Prodi ricordò che il conflitto di interessi era una legge promessa agli elettori dell'Unione. E promessa era anche poco.

Una campagna elettorale fa, uscendo dal quinquennio berlusconiano, Romano Prodi annunciò solenne: «Non l'abbiamo fatta prima, faremo adesso una legge sul conflitto di interessi che si ispira ai grandi paesi democratici». Rutelli chiese persino scusa: «Sono pronto a discutere e ad accettare critiche - disse quando il centrosinistra lasciò la maggioranza -, coltivando l'illusione di una accordo con Berlusconi l'Ulivo ha mancato l'approvazione di leggi come il conflitto di interessi e la regolamentazione delle tv». L'illusione di un accordo: sembra storia di oggi ma è storia di sempre. Luciano Violante lo disse senza giri di parole in un famoso intervento alla camera del 2002: «Nel '94 a Berlusconi fu data la garanzia piena che al cambio di governo non gli sarebbero state toccate le televisioni». Cinque anni dopo, dunque l'anno scorso, proprio Violante è stato l'autore di quel progetto di legge sul conflitto di interessi che criticato da una parte della maggioranza perché troppo blando (non affrontava la questione dell'ineleggibilità di Berlusconi) è rimasto comunque sepolto alla camera. Il presidente dell'assemblea, Fausto Bertinotti, non ne impose la calendarizzazione: ce l'aveva probabilmente anche con lui Romano Prodi quando attaccò gli alleai che per favorire il dialogo con Berlusconi facevano «volutamente delle manfrine» sul conflitto di interessi.

Nonostante le scuse, e le promesse, di tutti i leader del centrosinistra alla vigilia del ritorno di Romano Prodi a palazzo Chigi - Rutelli: «Non rifaremo gli errori del passato, approveremo una legge sul conflitto di interessi nei primi cento giorni», Bassolino: «Non farla è stato il più grave errore dell'Ulivo», Fassino: «Approveremo sicuramente una legge sul modello americano» - resta così in vigore la legge Frattini, in base alla quale Berlusconi ha dovuto lasciare la presidenza del Milan ma può continuare a governare un impero della comunicazione e dell'intrattenimento rischiando al massimo una «censura politica» dal parlamento. «Una legge che fa schifo», come disse D'Alema (quello di «Mediaset è una risorsa del paese»), promettendo subito dopo che l'Unione avrebbe fatto «una legge rigorosa» in base alla quale se Berlusconi si vorrà ricandidare «dovrà prima sistemare la sua situazione». Ed eccoci qui: Berlusconi non ha risolto niente (semmai ha rafforzato, arricchendosi), si ricandida senza problemi, si avvia persino a rivincere e Veltroni può solo ricordarsi del conflitto di interessi. Adesso.

 

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