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telescontro |
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Un tocco rutelliano per la rimonta |
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Micaela Bongi |
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il manifesto 26 marzo 2008 Sembra il Francesco Rutelli del 2001, quello che cercava di stanare Silvio Berlusconi, refrattario al confronto tv, sfottendolo: «Ha una fifa blu». Il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, dopo aver mandato per giorni avanti i suoi, si fa sotto personalmente sfidando il Cavaliere - che «se la dà gambe», dice - al duello televisivo. E' un po' rutelliano, Veltroni, anche quando dice che «di balle in questo paese ne abbiamo sentite tantissime, negli ultimi anni». Non si riferirà solo al leader del Pdl, il segretario democratico, ma quella parola, «balle», piaceva tanto all'altro ex sindaco di Roma tornato a correre per il Campidoglio. Decisamente «rutelliana» - o meglio del suo guru per la campagna elettorale 2001, Stan Greenberg - la trovata della «rimonta»: ripeterlo come un mantra fino all'ultimo giorno utile prima del voto, era il suggerimento dello spin doctor, motiva l'elettorato. Con Rutelli sembrò funzionare, anche se non abbastanza da fargli vincere le elezioni. Il candidato del Pd dunque lo ha ripetuto dal primo momento, «siamo in rimonta». Ma a un certo punto si è accorto che la «profezia autoavverantesi» non si stava avverando granché. E allora ha deciso di cambiare registro. Va bene che «siamo in un'altra epoca» (lo ha detto, Veltroni, a un militante del Pd che contestava Berlusconi), va bene il fair play. Ma c'è un limite a tutto. E così, dopo aver fatto una ramanzina a Antonio Di Pietro quando disse che a Mediaset bisognava togliere una rete e magari pure due, anche il candidato di centrosinistra sospettato di intelligenza con il nemico rispolvera piano piano l'antiberlusconismo d'antan: «Il leader dello schieramento avversario», come Veltroni chiama Berlusconi senza nominarlo (un vecchio trucco, anche questo, per screditare il rivale), si sottrae al confronto proprio mentre «utilizza le sue tv per violare costantemente le regole del gioco». Non siamo alla «gravità inaudita» (tipico refrain del Veltroni epoca Ds), non siamo alla vigilia di un girotondo targato Pd, ma in effetti qualcosa è cambiato. C'è da immaginare che Veltroni resterà sulla palla. Così come insisterà sul faccia a faccia tv, occasione, secondo l'ex sindaco capitolino, per dimostrare al tele-votante chi è nuovo è chi no. La possibilità che il confronto sia messo in piedi è remota, visto che il Cavaliere, da sempre allergico al contraddittorio, non ha motivo di rischiare. Al segretario del Pd risponde Sandro Bondi: «Ci avrei scommesso che anche lui avrebbe cominciato con la solita, prevedibile e noiosa tiritera, pur sapendo perfettamente che il presidente Berlusconi non si è mai sottratto, né si sottrarrebbe, ad alcun confronto». Tutti sanno che Berlusconi si è già sottratto in passato (vedi Rutelli), ma gli uomini del Cavaliere si appellano alla pur odiata par condicio che a loro detta non permette che a affrontarsi faccia a faccia siano solo i candidati premier dei due principali schieramenti. Di confronti tra candidati premier ne sono stati già fatti, ad esempio da Vespa (Bertinotti versus Casini, ma non solo). Non si capisce perché i tassativi divieti della par condicio (inesistenti, per quanto riguarda le trasmissioni di approfondimento), dovrebbero valere solo per i leader dei due partiti maggiori. E allora, se proprio vuole scoprire il bluff del Cavaliere, Veltroni potrebbe raccogliere l'invito al dibattito in tv che gli hanno rivolto altri sfidanti.
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