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Singolare parabola del leader dell’ex sindacato unitario di ps. Numerosi i prefetti, militari e agenti nelle liste di Pdl e Pd. Ed è in corsa con le destre il segretario del Sap |
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Dal Siulp all’Udc. L’accoppiata Cosi-Cuffaro inquieta i poliziotti |
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Checchino Antonini |
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Liberazione 23 marzo 2008 Dalle caserme agli scranni del Parlamento: la presenza nelle liste di prefetti, poliziotti e militari ha avuto storicamente risultati alternanti per i diritti dei cittadini in divisa, o dei cittadini tout court. Se un ammiraglio, Falco Accame, sulla scia del movimento dei militari democratici, divenne deputato socialista, prima, e poi presidente della commissione negli anni ’70 mentre si discuteva di sindacalizzazione delle forze armate, riforma dei servizi segreti, democratizzazione della polizia. Vent’anni dopo, nel luglio del 2001, in una sala operativa dei carabinieri a Genova, accanto a Fini, faceva gli onori di casa il maresciallo Ascierto, ex cocer dell’Arma, responsabile sicurezza di An, e deputato con l’ossessione di chiudere i centri sociali veneti. In mezzo, tra Accame e Ascierto, ci sarebbero stati il controverso Antonio Pappalardo (una vita dal Cocer al governo - fu viceministro alle finanze col Psdi- e ritorno), un tot di generali bipartizan (i più famosi Ramponi, Angioni, Cappuzzo, Caligaris) che potrebbero spiegare come mai la spesa militare non è mai stata così alta, e un pugno di prefetti, tra tutti Achille Serra che torna in pista anche stavolta ma col Pd che l’ha sfilato a Forza Italia con cui fu eletto nel ’94. Il Pdl risponde con Raffaele Lauro, già commissario straordinario antiracket, e con Roberto Speciale, ex comandante della Finanza. Contromossa democrat: il generale dell’esercito Del Vecchio, capo contingente in Kosovo e Afghanistan poi al comando operativo interforze che gestisce tutte le esportazioni nostrane di democrazia. E, se Di Pietro ha arruolato un ex comandante delle missioni in Mozambico e Kosovo, Storace schiera il vicepresidente del Cocer dell’Arma, Francesco Azzaro. Rilevante la presenza di due big sindacali della polizia, uno con il Pdl, l’altro con l’Udc. Non è una novità la simpatia di destra da parte del Sap, che il candidato Filippo Saltamartini ha guidato fino a ora. Nel 2001, membri del Sap (sigla in prima linea a Ferrara contro la famiglia Aldrovandi) penetrarono con Gasparri da “clandestini” alla frontiera friulana per cavalcare l’ondata xenofoba. Saltamartini accusa il centrosinistra di non avere a cuore le vittime di mafia e terrorismo e i poliziotti. Ritiene inoltre che la Diaz e Bolzaneto sono potute avvenire perché i poliziotti sono malpagati e malformati, quindi bisogna accontentarsi di chi si arruola. Più singolare la candidatura di Oronzo Cosi nelle file dell’Udc, il partito di Totò Cuffaro e altri inquisiti. Cosi è segretario del Siulp e conferisce al partito di Casini il tocco particolare dell’equidistanza tra “guardie e ladri”, non ancora praticata da Veltroni. Esito un po’ angusto per l’ex sindacato unitario di polizia, il primo a nascere dal sacrificio di agenti dissidenti che non volevano perdere il treno della democratizzazione. Cosi punta a rappresentare l’esasperazione di chi ha subito l’affronto di veder proporre un’inchiesta parlamentare sui misfatti del G8, al confronto Saltamartini pare un black bloc. Punto di forza programmatico, la proposta di una tassa di scopo a favore delle forze dell’ordine (8 per mille?). Ma, benché pesantemente normalizzato (il Siulp ha perso la componente vicina alla Cgil e ha costretto all’uscita la piccola minoranza con la tessera Prc), il suo sindacato potrebbe riservargli qualche amarezza. Qualcuno lo rimprovera di non essersi dimesso, come da statuto, e di usare le strutture per fare campagna (sarà presentato tra pochi giorni dal Siulp romano). Sembra, dal dibattito sulle mailing list, che le regole statutarie nel Siulp non valgano per tutti e che la decisione di correre con un esponenti collusi con Cosa Nostra potrebbe provocare una lenta emorragia di tessere.
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