Tutti al mare

Astenuti, qualcuno ci ripensa

Andrea Fabozzi

il manifesto 22 marzo 2008

Settimana di ripensamenti. Ne mancano tre al voto e ne sono passate quattro da quando abbiamo iniziato a seguire la campagna elettorale con un gruppo di ex elettori di centrosinistra questa volta decisi ad astenersi. Ma decisi è troppo. Ogni giorno ha i suoi dubbi e a parte Silvio, il fotografo cinquantenne di Palermo che quasi subito ha cambiato idea pensando che sarà meglio andare a votare «firmando l'astensione», adesso nella nostra pattuglia ci sono almeno altri due che hanno già un piede fuori dalla porta, in direzione del seggio elettorale.

Persino i ragionamenti di Ilenia, la ricercatrice ventottenne di Roma che fino a qui era forse la più convinta della scelta astensionista (nel 2006 aveva votato per i Comunisti italiani), sono meno categorici. «Premessa: sono circondata da persone che la pensano come me e credo proprio che saremo in tanti ad astenerci». E malgrado ciò «ho dei dubbi e ogni tanto anche qualche senso di colpa. Mantengo la mia idea, mi asterrò, ma a fatica». Una cosa è importante: «I miei dubbi non dipendono affatto dalle promesse dei candidati ma solo dal mio senso civico». Bertinotti o Veltroni possono fare poco per recuperare questo voto. Con Alessandro, il trentacinquenne programmatore napoletano, invece ci sta riuscendo il suocero, vecchia tempra di militante «anche lui disgustato dal Pd ma convinto dal voto utile». E sta convincendo anche lui: «Dice che non possiamo sempre far scegliere gli altri, noi astensionisti non saremo mai abbastanza per diventare un vero fenomeno di protesta. Confesso che sotto sotto gli do ragione anche se mi vergogno un po' a dirlo... aiuto, non voglio tradire il gruppo!». Ma Tutti al mare non considera un tradimento il cambio di opinione, al contrario è il senso del gioco. L'ultima volta Alessandro aveva votato per Di Pietro, chissà adesso che farà.

Silvio, intanto, butta lì un'altra delle sue domande difficili: «Gli italiani sono stati informati che sono chiamati alle urne per eleggere un parlamento e non un governo?». Proprio lui, che nel 2006 ha votato Ds e Pdci, mette in dubbio il senso stesso della partecipazione (anche se ha già detto che stavolta andrà a votare e «firmerà» per Sinistra critica): «La campagna elettorale tradisce la Costituzione, dobbiamo scegliere una politica non un capo».

La soluzione potrebbe essere quella che si augura Elena, avvocata genovese trentacinquenne ex elettrice di Rifondazione divisa tra «i nostri» che sono «inguardabili» e «gli altri» che fanno «paura». E allora? «Vincere senza andare a votare sarebbe il massimo, ma lo so è ignobile». Unico rimedio «dormirci sopra a pasquetta». Anna Lisa invece è partita per l'Africa, ma si è portata dietro la sua irrequietezza elettorale insieme a un pacco di giornali che hanno aggiunto dubbi a dubbi. Ha 34 anni, fa la lettrice all'università di Bari e a votare proprio non ci andrebbe. Ma il suo contributo contro Berlusconi pensa di doverlo dare: «Non voglio vergognarmi quando parlo con i miei amici e compatrioti», dice lei che è nata in Francia, «per quanto Sarkozy sia uno scandalo lo preferisco al cavaliere». E dunque pensa: «Forse più che astenermi ho bisogno di un voto più radicale (l'ultima volta ha votato Ds), in fondo la sinistra ha dato il meglio di sé quando stava all'opposizione» e visto che lì sembra diretta, è il ragionamento, dovrebbero esserci meno occasioni per pentirsi di averla votata. Granitico invece Giulio, l'impiegato nel commercio di Bologna, 50 anni, che la volta scorsa aveva votato Ds e Di Pietro: stavolta se ne starà a casa (o chissà, andrà a Rimini). Anche perché la campagna elettorale lo appassiona poco: «E' addormentata, Veltroni è partito troppo presto e adesso è senza fiato». Nemmeno lui, che nelle settimane scorse batteva sul tasto dei privilegi dei politici, si lascia convincere dalla promessa di Veltroni di tagliare lo stipendio ai parlamentari: «Se volevano potevano farlo prima, adesso è solo propaganda elettorale».

Come Silvio, Giacomo - 34 anni, milanese, fisioterapista - contesta l'idea che si debba votare solo per chi vince: «Questa storia del voto utile mi sta facendo litigare con tante persone, Veltroni, è chiaro, sta cercando di ghettizzare tutta la cultura di sinistra». Verso Bertinotti e compagni Giacomo si mantiene molto critico, però, sta ragionando, «il voto per la sinistra arcobaleno è un voto sulla fiducia che può consentire a una coalizione elettorale di organizzarsi dopo le elezioni». Nel 2006 Giacomo ha votato per Rifondazione e questa settimana sembra avviato a ritrovare la fiducia di cui parla. Anche se, aggiunge, «si tratta di pagare un prezzo molto alto». In fondo anche questo sembra un voto utile, reggerà? Ve lo racconteremo sabato prossimo.

 

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