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Vi spiego la mia posizione sul voto a Francesco Rutelli |
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Vladimir Luxuria |
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Liberazione 22 marzo 2008 Caro direttore, sento il dovere di chiarire la mia posizione circa il voto a Rutelli candidato sindaco a Roma sostenuto anche dalla Sinistra l’Arcobaleno, anzi, sento l’obbligo visto le ripetute sollecitazioni a ripensamenti su questo giornale da parte di Patrizia Sentinelli e Massimiliano Smeriglio. Tengo a precisare che l’orientamento per il voto disgiunto non significa automaticamente votare per un altro candidato a sindaco, un voto disgiunto può significare anche l’astensione ovvero dichiarare in un altro modo di non sostenere la candidatura di Rutelli sindaco. La mia storia nasce dentro il movimento lesbo-gay-trans con i grandi temi che da anni portiamo avanti sulla piena cittadinanza, la non discriminazione e il riconoscimento dei diritti civili che passa anche attraverso le nostre unioni affettive. Per me è fondamentale l’inserimento in una piattaforma programmatica del tema dell’istituzione del registro delle coppie di fatto, realtà presente in molti comuni italiani: Firenze, Pisa, Porto Torres, Bagheria e tanti tanti altri. Tra questi comuni è degno di nota Zumaglia, in provincia di Biella dove a volere tale registro è stata una sindaca donna dell’ex Margherita, ovvero Alba Maria Fochesato che ho avuto il piacere di conoscere personalmente in un dibattito sui diritti civili a Biella insieme all’Arci gay locale, dove la sindaca ha motivato le ragioni della sua scelta. Se lo ha fatto una sindaca donna (viva le donne!) della ex Margherita in un piccolo comune perché non può farlo Rutelli nella capitale d’Italia? Perché Roma deve continuare ad essere fatalmente diversa dalle altre grandi capitali europee? Si marca la differenza tra centro destra e centro sinistra anche su questi temi, l’opposizione al registro del tandem Moratti-Decorato al comune di Milano non può essere uguale in una città che si vuole amministrata dal centro sinistra. Ho partecipato insieme all’Arcigay, Arcilesbica, Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, Arcitrans e tante altre associazioni alla protesta al Campidoglio quando il Consiglio comunale con il grande assente Veltroni non ha approvato un ordine del giorno che richiedeva l’istituzione di tale registro, un’istanza nata dal basso, dalla democrazia partecipata, dalla raccolta di migliaia e migliaia di firme favorevoli alla possibilità che coppie conviventi, etero o omo, potessero iscriversi in un registro comunale. Oltre ai radicali c’era la Sinistra l’Arcobaleno al completo, a protestare contro questa mancata approvazione c’erano e si sono espressi pubblicamente, anche Bonelli e Smeriglio. Non mi soffermo sulle questioni pratiche del registro, sul fatto che i regolamenti cimiteriali comunali ad esempio, non contemplano nella dizione congiunto anche il convivente omosessuale, sul fatto che la riversibilità delle licenze comunali non è contemplata per il partner convivente (licenze dei taxi in primis come già avvenuto a Giovanni Minerba a Torino quando il suo compagno è morto), su tutta la tematica delle graduatorie e del riscatto dell’edilizia popolare. Insomma sulla estensione di qualsiasi provvedimento comunale a favore delle famiglie per tutti i modi di riconoscersi famiglia. Voglio invece soffermarmi sul grande valore simbolico del registro. Come attraverso il rito di un funzionario comunale che testimonia l’avvenuta iscrizione congiunta di firme dei conviventi faccia sentire pieni cittadini tutte le romane e i romani. Dico questo perché è stato proprio all’opposizione della ex Margherita a trasformare la firma da congiunta a contestuale nel disegno di legge sui dico Bindi-Pollastrini. Dico questo perché una più soddisfacente proposta sulle unioni civili è stata ostacolata dall’opposizione di Rutelli. E’ importante un momento in cui chi si vuole bene e vuole pianificare il suo futuro a due abbia a Roma la possibilità di sancire questa assunzione di responsabilità attraverso una cerimonia con la partecipazione di parenti e amici. In politica il valore simbolico non è mai irrilevante così come non lo è mai in provvedimenti legislativi: la moratoria sulla pena di morte votata all’Onu non è vincolante per gli stati membri ma ha un valore simbolico di indirizzo, di guida, di principio. Il valore simbolico della moratoria è una dura condanna contro la sedia elettrica dei carceri americani, le fucilazioni cinesi, le impiccagioni iraniane, le lapidazioni afghane. Allo stesso modo io credo che le istituzioni del registro sulle unioni civili in una città governata da un rappresentante così importante del partito democratico sia come un ordine del giorno al Parlamento che impegna il governo futuro a colmare il vuoto legislativo sui diritti civili in maniera stringente. Ma non riesco a ritornare sul valore pratico: l’iscrizione in un registro permette la dimostrazione della stabilità del rapporto di convivenza, coloro che si sono già iscritti in altri comuni avranno uno sconto sugli anni previsti sia dai Dico che dai Cus per l’acquisizione di alcuni diritti come la partecipazione all’asse ereditario. Rutelli è inoltre il simbolo dell’invito all’astensione sulla legge 40, così come auspicato e rivendicato da Ruini, un referendum dove non hanno vinto i no, ma si è cavalcata una già congenita tendenza all’astensione su tutti i referendum. Con la legge 40 chi vuole ricorrere alla fecondazione eterologa è obbligato ad andare all’estero, con notevoli costi e problemi linguistici, la donna deve sottoporsi a ripetute stimolazioni ormonali per il divieto di congelare gli embrioni, la ricerca scientifica sugli embrioni è stata fortemente condizionata. Mi dispiace essere stata costretta a puntualizzare il mio punto di vista e la mia sofferta decisione di non seguire le indicazioni della Sinistra l’Arcobaleno. Sono una candidata presa dai movimenti, dal movimento provengo e nel movimento resto, e voglio mantenere la coerenza e il coraggio che mi ha sempre contraddistinta per farmi marciare a testa alta ancora una volta al prossimo gay pride.
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