Quesiti referandari e autonomia della Corte

Gaetano Azzariti ord. Diritto costituz. La Sapienza, Roma

il manifesto 28 dicembre 2007

Grave la denuncia del Presidente del Comitato promotore dei referendum elettorali circa «l'emergere di un clima intorno al giudizio della Corte che rischia di creare un'oggettiva turbativa della serenità che dovrebbe accompagnare, anche nel paese, l'attesa di quel giudizio». A cosa si riferisce? L'unico esplicito riferimento è alle notizie di alcuni quotidiani «relative a presunte pressioni nei confronti della Corte costituzionale». Quali pressioni? Di chi? Su chi? Anche il richiamo al precedente delle dimissioni del giudice Vaccarella, non fa chiarezza. C'è ancora chi si chiede il perché di quelle dimissioni improvvise. Sarebbe doveroso da parte di chi solleva così pesanti accuse non limitarsi a generiche affermazioni, se - come si confessa - non si dispone «di alcun elemento per valutare se tali notizie abbiano o meno fondamento» sarebbe meglio tacere e evitare di creare un clima di sospetto che alla fine potrebbe solo contribuire a alzare un improprio polverone. Paradossale la richiesta di smentita di pressioni «presunte»: chi dovrebbe «presumere» di dover smentire? Coloro che hanno esercitato pressioni. Ma in tal caso non potrebbero smentire, dovrebbero invece confessare. Insomma una richiesta assurda o una classica «prova diabolica» (che non può essere data). Se poi il comitato promotore o chiunque altro possiede informazioni che vanno al di là del gossip su pressioni e interferenze di «esponenti politici e di governo di primo piano» rivolte ai giudici della Consulta, riterrei doveroso non scrivere una lettera al Capo dello Stato, bensì sporgere una denuncia penale all'autorità giudiziaria.

Bene ha fatto il Presidente Napolitano a ricordare che non possono configurarsi come pressioni alla Corte le semplici espressioni di opinioni sull'ammissibilità dei referendum. E' vero, non tutti ritengono che i referendum elettorali possano essere dichiarati ammissibili dalla Corte, e anzi si vanno estendendo le voci che sollevano più di un fondato dubbio. Opinioni argomentate, fondate su precedenti non univoci - e perciò di complessa interpretazione - della Corte costituzionale.

Forse può non piacere a chi ha promosso i referendum elettorali vedere messe in discussione le proprie certezze. Se mai il giudice costituzionale, nella propria autonomia, dovesse poi rilevare elementi di inammissibilità, ciò costituirebbe una pesante smentita di una strategia politica - quella referendaria - che procede per strappi con lo scopo di imporre riforme elettorali frutto di un tecnicismo e di manipolazioni estreme di testi legislativi vigenti. Un esito quello della dichiarazione di inammissibilità di alcuni o di tutti i referendum elettorali che certo deluderebbe i componenti del comitato promotore, ma che il rispetto dell'autonomia dei giudici costituzionali dovrebbe far mettere nel conto. Sono queste le regole della democrazia e del diritto.

Forse il «clima» che non piace è quello che mette in discussione un esito ritenuto scontato, ma che in verità non lo è affatto. In questo giornale nei giorni passati alcune argomentazioni specifiche, diversi dubbi, in punta di diritto, sono stati proposti. Sarebbe auspicabile che anche in altri giornali si desse modo agli «esperti» e agli opinionisti, di esprimere liberamente il proprio argomentato pensiero. Anche se contrario all'ammissibilità. Senza più seguire l'esempio di chi per mesi, nella quasi totalità della stampa nazionale, ha pubblicato solo i diari e le opinioni, non sempre perspicui, del comitato referendario, senza occuparsi di chi, «dalla parte del torto», cercava di prospettare una lettura più critica di un'avventura che non appare sorretta da indiscutibili ragioni politiche, e che ora si teme neppure sorretta da ragioni giuridiche. Una stampa impegnata e autorevole dovrebbe darne maggior conto.

Sarebbe auspicabile che alla Consulta si riflettesse su un esito che non può essere dato per scontato. Questo vuol dire fare pressione sulla Corte: fare pressione affinché giudichi con il massimo grado d'autonomia, avendo a cuore le sole ragioni della Costituzione e della democrazia nel nostro paese. Senza farsi condizionare da falsi profeti o disegni politici legittimi, ma non perciò affrancati da ogni giudizio da parte dei garanti del nostro sistema costituzionale. La prima regola per non turbare il clima di serenità necessario alla Corte è evitare di urlare dissennatamente, sarebbe necessario invece argomentare con equilibrio e persuasivamente. Ciascuno in base ai propri principi, anche se questi non fossero quelli graditi al pensiero dominante.

 

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