Giordano: giuste e condivisibili le parole del premier, ma separare i salari dalla produttività

Il Prc rilancia: a gennaio serve la verifica per mettere d’accordo la maggioranza

Romina Velchi

Liberazione 28 dicembre 2007

Prodi ha fatto la sua mossa. Non vuole usare il termine verifica («è una parola di vecchio tipo che non adotto»), ma è evidente che è a quell’appuntamento che sta guardando. Così, citando il buon andamento dei conti tenta di depotenziare l’offensiva di Lamberto Dini; ripetendo che si batterà contro la «messa fuori gioco dei partiti minori» rassicura i “cespugli” sulla legge elettorale; e insistendo sull’emergenza salari tende una mano alla sinistra. E’ la sua polizza di assicurazione, crede il premier, contro eventuali infortuni. Solo che, siccome non è tutto oro quello che luccica e siccome il programma dell’Unione, checché ne dica lui, è considerato nullo dal Prc dopo la brutta vicenda del protocollo sul welfare, Prodi è comunque atteso alla prova dei fatti.

Non a caso la frase pronunciata dal presidente del consiglio ha fatto subito rizzare le antenne dalle parti di Rifondazione: «Il 2008 sarà l’anno in cui il governo proporrà alle imprese e ai lavoratori dipendenti un grande, comune, obiettivo: un grande patto per maggiori salari, maggiore produttività e una sostanziale diminuzione del peso delle imposte gravanti su lavoratori che percepiscono salari medio bassi». Tradotto: un tavolo (di concertazione?) tra governo e parti sociali. Ma su quale piattaforma? E decisa con chi? I sindacati si dicono pronti ad avviare il negoziato e chiedono a Prodi di essere convocati in tempi brevi per passare così, in sostanza, «dalle parole ai fatti» visto che proprio sulla “vertenza” salari pende la proclamazione di uno sciopero generale a metà gennaio.

Ma Franco Giordano, segretario del Prc, mette le mani avanti. Incassa l’impegno sui salari: «Mi sono sembrate giuste e condivisibili le parole del presidente del consiglio, quando afferma che bisogna finalmente intervenire a sostegno dei salari da lavoro dipendente e quando ribadisce che l’armonizzazione della tassazione sulle rendite è nell’agenda di questo governo». Ma rilancia: «Bisogna però anche continuare e intensificare la lotta alla precarietà e il controllo sui prezzi. Occorre, inoltre, che il tema dei salari sia affrontato di petto e separato da quello della produttività, per la semplice ragione che l’inflazione e l’erosione del potere d’acquisto hanno divorato i salari, garantendo invece la costante crescita dei profitti». Il messaggio a Prodi è esplicito: «Se la verifica parte dal malessere sociale del mondo del lavoro si può contare di ricostruire il collante della coalizione e con il paese, così da mettere a tacere i rumori di palazzo e rendere vane le giravolte dei singoli». Questa, insomma, è la vera polizza di assicurazione del premier.

«Questo esecutivo arriverà a fine legislatura - concorda Manuela Palermi, presidente dei senatori del Pdci - solo se porterà avanti una politica che si basi sulla redistribuzione sociale, sull’aumento di salari, di stipendi, di pensioni e sulla tutela dell’ambiente». Perché, dunque, non si ripeta la «brutta prova» del protocollo sul welfare, dal Prc avvertono che stavolta «vogliamo essere protagonisti» nella elaborazione dell’agenda 2008. L’accordo di luglio «lo abbiamo votato per responsabilità sociale - ricorda Maurizio Zipponi, responsabile lavoro del Prc - non per vincolo politico». Quindi, la verifica potrà essere considerata positiva solo se affronterà la questione dei salari e della precarietà dando una «concretezza immediata». Come dire: le parole del premier sono «buone affermazioni - commenta Paolo Ferrero, ministro della solidarietà sociale - ma la verifica di gennaio serve proprio per fare un accordo esplicito di tutta la maggioranza per far sì che i buoni propositi diventino fatti concreti». Insomma, prima si fa la verifica; dopo ci si impegna con le parti sociali. Non il contrario.

E proprio perché si vuole andare al concreto delle questioni, il Prc proporrà un’agenda 2008 di «una pagina e mezzo contro le 260 del programma dell’Unione». Cioè con ben definite priorità, sulle quali Prodi dovrà rispondere sì o no. Intanto, detassare gli aumenti contrattuali, che è anche un invito a procedere rapidamente con i rinnovi; al contempo aumentare dal 12,5 al 20% la tassazione sulle rendite finanziarie, per «mantenere l’equilibrio nel bilancio dello stato»; inoltre, prevedere «entro il 2008, indicandolo già nel Dpef» un meccanismo di aggiornamento fiscale automatico per mantenere il valore reale del potere d’acquisto di salari e pensioni (e frenare così il fiscal drag).

Vale la pena ricordare che, sul tema dei salari, non c’è accordo con quella parte del sindacato (la Cisl, soprattutto) che viene incontro alla richiesta di Confindustria di detassare gli aumenti salariali aziendali, che «riguarderebbe solo il 25% dei lavoratori - attacca Zipponi - ed è una forma di neocorporativismo». Altrettanto chiare e immediatamente realizzabili le misure contro il precariato, colpendo la «madre di tutte le precarietà»: la frammentazione d’impresa. Nelle cessioni del ramo d’azienda, si dovranno assicurare l’autonomia precedente, il parere favorevole del lavoratore ad essere ceduto e garanzie sul futuro (cosa che si fa tranquillamente all’estero). Copiando Zapatero, ci dovrà essere un meccanismo per cui il lavoratore che abbia compiuto un certo periodo di precariato sia assunto a tempo indeterminato e, per incidere anche sulla sicurezza, dovrà essere fissato «per legge» il limite massimo delle ore di lavoro. La verifica di gennaio dovrà partire da qui.

 

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