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Il ministro: salari, precarietà, immigrati. Le risorse ci sono. Dini? Venga in parlamento |
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Ferrero: «La verifica? Ecco tre cose da fare» |
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Romina Velchi |
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Liberazione 29 dicembre 2007 In consiglio dei ministri, Paolo Ferrero si è presentato con un regalo speciale per i suoi colleghi: un calendario di Vip. Da non confondersi con “very important people”. Si tratta, invece, di “very invisible people”: gli invisibili. Quelle persone che vivono ai margini della società; donne, uomini, bambini che non hanno nulla, che non chiedono nulla e perciò non ricevono nulla. Eppure esistono, sono tra noi, come le foto del calendario sono lì a dimostrare. Il ministro ha voluto così offrire un momento di riflessione, tra un decreto e l’altro, e ricordare che la politica dovrebbe essere soprattutto migliorare le condizioni di vita delle persone. Ancorché invisibili. Giusto una pausa, perché poi il consiglio dei ministri si è dovuto rimettere al lavoro. Sono sufficienti le modifiche contenute nel nuovo decreto sulla sicurezza per giudicarlo positivo? Del vecchio decreto sicurezza, una parte non va come decreto ma sotto forma di un provvedimento con iter legislativo normale, e questo è già positivo, perché permette la discussione parlamentare. Nel decreto vero e proprio c’è la parte che sorregge le espulsioni urgenti, che riprende le modifiche apportate al Senato, lievemente migliorate. Cioè? Per esempio, il numero di anni per cui vale l’espulsione: erano dieci, vengono riportati a cinque. Per quanto riguarda le persone sospettate di terrorismo, norma già contenuta nel pacchetto Pisanu e che è stata ripresa, l’elemento positivo sta nel fatto che il provvedimento viene riportato dentro le procedure ordinarie. Cioè ci deve essere la validazione della magistratura. Nella versione Pisanu, invece, era lo stesso ministro che poteva espellere e basta. Alla fine del consiglio dei ministri hai parlato di “tre pilastri”, per spiegare che il tuo sì al provvedimento era condizionato. Sì, perché al di là del testo del decreto, segnalo che ci è stata una lunghissima discussione, anche molto accesa, dopo che io ho chiesto che altri due provvedimenti camminino di pari passo con quello sulla sicurezza: le norme sul razzismo e l’omofobia, che devono avere un percorso contestuale, e quelle sul superamento della legge Bossi-Fini. E hai ottenuto garanzie su questo? Sì, c’è la richiesta del governo al presidente della Camera di incardinare presto i provvedimenti, già a gennaio. Ovviamente, non è un elemento risolutivo al cento per cento, ma c’è l’impegno politico di tenere insieme queste tre questioni. Che mi sembra il minimo: riuscire finalmente a rendere chiare e coerenti le norme sull’immigrazione e sul razzismo. Ma perché ripetere il decreto? E’ evidente che noi non condividiamo la forma del decreto. Si tenga presente però che metà del vecchio decreto non esiste più. Ed è ovvio che il ministero dell’interno si sarebbe trovato a gestire le espulsioni già attuate senza più la copertura legislativa. Inoltre, nel merito, il provvedimento è stato riportato nell’alveo costituzionale. Il punto era proprio legare quel decreto alla modifica complessiva della legge sull’immigrazione e giudico un risultato positivo il fatto che ci sia l’impegno di tutto il consiglio dei ministri affinché passi la Amato-Ferrero. Ora che anche il Fmi dà un giudizio positivo, ci sono le condizioni perché il 2008 sia l’anno della redistribuzione sociale? Io penso senz’altro di sì. Le risorse ci sono. Lo abbiamo detto anche quest’anno, che si poteva fare di più. Un po’ di redistribuzione si è fatta già nel 2007: circa quattro miliardi di euro, tra manovra e decreto fiscale. Credo che si dovrebbe fare un’operazione che sia doppia come ordine di grandezza e rivolta al lavoro dipendente, da decidere nella verifica di gennaio e da fare nei prossimi mesi. A proposito di verifica, c’è un nuovo aut aut del senatore Dini. Se ha un nuovo programma lo presenti in parlamento e si vedrà. Per quanto ci riguarda, finché c’è questo governo e questa maggioranza si va avanti. Chiediamo la verifica sulle cose da fare. Dini decida pure se far cascare il governo, sono fatti suoi. Quali sono le priorità della verifica? Il tema della verifica è scegliere che cosa fare in questo 2008. Primo problema: la redistribuzione del reddito rispetto al lavoro, anche al fine di difendere i contratti nazionali di lavoro. In altre parole, il tema è: come lo stato interviene, anche con soldi ma non solo, per favorire l’azione dei contratti di lavoro e aumentare i redditi dei lavoratori. Legato a questo c’è il nodo della precarietà e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Terzo, la partita immigrazione e diritti. Ci sono le condizioni, economiche e politiche, perché la verifica sia positiva? Le risorse economiche ci sono. Quelle politiche vanno costruite. Penso che, di fronte ad una richiesta come quella di intervenire sui salari (che è una richiesta socialmente sentita), non vedo come Dini potrebbe dire di no; persino la destra (per esempio An) avrebbe difficoltà a dire di no. Credo, perciò, che su questo bisogna decidere e andare avanti. Se Dini vuole far cadere il governo sul fatto che si redistribuisce reddito verso i salari, se ne assume la responsabilità, anche se non capisco come farebbe a spiegarlo. Cosa pensi della proposta di Prodi di avviare un tavolo con sindacati e industriali su salari e produttività? Penso che prima bisogna discuterne dentro la maggioranza per decidere un orientamento e poi si va a trattare con le parti sociali. Altrimenti sarebbe una riedizione della discussione di luglio; ho posto la questione in modo molto netto. Il Cdm ha affrontato anche la questione Alitalia. Il Cdm, in realtà, non ha deciso nulla; ha solo preso atto che la compagnia ha deciso di trattare con un solo concorrente. Io ho espresso la mia contrarietà, per quanto il governo ha sempre la possibilità di bloccare l’operazione. Avrei giudicato più appropriato andare avanti con una trattativa a 360 gradi. Ma la maggioranza del consiglio dei ministri non la pensa come me.
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