Per la Sinistra è necessaria un’unità non autoreferenziale e burocratica ma una modalità organizzativa dell’innovazione e della sperimentazione

Una forma unitaria, plurale federata e delle differenze

 

Liberazione 20 dicembre 2007

A Roma gli Stati Generali hanno dato l’avvio concreto alla costruzione della Sinistra. Noi ci auguriamo – e per questo lavoriamo – che sia veramente l’avvio di un processo fecondo, di una nuova soggettività politica in grado di modificare alle radici le asimmetrie di potere e di ricchezza che il neoliberismo genera e accresce e di spezzare l’impronta profonda e violenta di un patriarcato che è tutt’uno con questa contemporaneità.

E’ necessaria una nuova sinistra all’altezza della sfida che questa crisi epocale ci pone di fronte, capace di leggerne cause ed effetti e di modificare rapporti di forza e culture, quindi in grado di contrastare la americanizzazione della società, la marginaliizzazione dei conflitti, la frantumazione sociale, il dilagare di pulsioni razziste e omofobe, quegli oscuri sentimenti che si nutrono della rabbia e della desolazione di vite precarie, di perdita della speranza di poter decidere di sé e del proprio futuro.

A questo progetto convergono non solo percorsi politici definiti, di forze organizzate, che hanno costruito le loro identità nella travagliata transizione della seconda repubblica. Esso è atteso e anche oggetto di grandi aspettative da parte di decine di migliaia di uomini e di donne; il popolo di sinistra quelle e quelli, che in questi anni hanno fatto vivere con testardaggine, tenacia e coraggio, nei luoghi più disparati, la sinistra diffusa, hanno lavorato per un altro mondo possibile lottando contro la guerra, per la difesa del territorio, per i beni comuni, per la libertà femminile. Un insieme di soggettività, di biografie individuali e collettive che possono insieme restituire alla politica di sinistra una dimensione di efficacia e autenticità che rischia di andare persa per sempre.

Noi arriviamo a questo appuntamento con una priorità, con un obiettivo che è insieme il frutto di una passione durevole e un elemento di orientamento fondamentale della nostra esperienza politica. Nel comprensibile affastellarsi dei problemi diciamo che da subito va affrontato e risolto il deficit primo della forma Partito, del sindacato e delle organizzazioni di massa miste del 900’:il loro carattere monosessuato, monocrazie maschili in cui le donne sono invisibili, ospiti o riconosciute come alterità indistinta, mai considerate come cofondatrici di pratiche e di teorie politiche e responsabili a pieno titolo della direzione politica generale e della rappresentanza di uomini e di donne. Anzi sempre ostacolate.

Per costruire una forma politica bisessuata e paritaria non basta introdurre le regole della democrazia di genere, ma è necessario uno scarto, una innovazione: intervenire nella struttura gerarchica, nella modalità dell’esercizio della democrazia, cambiare la dinamica della direzione, ricercare metodi per la risoluzione delle divergenze e dei conflitti non semplicemente legati al rapporto maggioranza/minoranza, scomporre la separazione fra base e vertice. Il forum delle donne del Prc ha dato vita ad uno spazio di autonomia e di libertà che ha attraversato il Partito alludendo a un altro ordine delle relazioni fra i generi e fra soggetti nella politica, ha cambiato le regole di convivenza del Partito, il suo statuto, ma soprattutto ha prodotto spostamenti di qualità quando era chiara la forza delle nostre relazioni e visibile il nostro stare nel movimento delle donne; abbiamo “vinto” quando abbiamo dato parola e senso a una politica che era nuda e muta senza la parola di donne; abbiamo prodotto politica sulla fecondazione assistita, sulla violenza contro le donne, sulla sessualità, sulla pace e sulla guerra, sul welfare distrutto dal familismo; ma non siamo state altrettanto efficaci nella rottura degli schemi del dibattito politico, nel fare dismettere pratiche di guerra e di schieramento e nel promuovere la fecondità della categoria della parzialità.

E ciò non solo perché per questi argomenti esistono muri di esperienze politiche consolidate nel più completo potere degli uomini ma perché essi sono anche le questioni nodali nei movimenti della nostra epoca e anche nel movimento delle donne. Per tutto questo pensiamo utile e necessario che la Sinistra sia un soggetto unitario e plurale, cioè uno spazio dove le differenze non si azzerino, ma si confrontino e si trasformino nella relazione reciproca, unica misura la capacità di cambiare il mondo. Una unità non autoreferenziale e burocratica. La forma federale e plurale dunque per noi non è un livello organizzativo di cui accontentarci in attesa di una unione piena, di un partito-partito in cui le identità, le esperienze, i punti di vista si attenuino e si sciolgano o magari si strutturino in correnti o tendenze, ma la modalità organizzativa che può permettere il massimo della innovazione e della sperimentazione. E nella proposta della forma federale, da un lato ne spezziamo i confini classici di pura sommatoria di gerarchie di partiti, dall’altro perseguiamo regole e forme ancora senza nome. La federalità non basta non perché si torni all’uno, ma perché le pluralità si connettano e diventino ricchezza e siano specchio del mondo dove i generi sono due.

Giovanna Capelli, Erminia Emprin, Elettra Deiana, Imma Barbarossa, Eleonora Forenza, Roberta Fantozzi, Monica Donini, Patrizia Poselli, Donatella Linguiti, Linda Santilli, Daniela Alfonzi

 

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