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D’accordo, il partito è gerarchia. Ma allora... |
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Piero Sansonetti |
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Liberazione 21 dicembre 2007 Fra le tante cose che sono state dette e scritte, dopo gli Stati generali della Sinistra, ce ne sono due che mi hanno colpito più di tutte: mi riferisco all’articolo di Rossana Rossanda pubblicato da Liberazione martedì scorso, e all’articolo pubblicato ieri, sempre su Liberazione, a pagina 15, e firmato da 11 dirigenti del Prc, tutte donne (Capelli, Emprin, Deiana, Barbarossa, Forenza, Fantozzi, Donini, Poselli, Linguiti, Santilli, Alfonzi). Entrambi questi scritti mi hanno fatto riflettere su un punto che a me sembra decisivo: la necessità di cambiare i linguaggi, i modi dell’organizzazione e dell’iniziativa politica, e quindi di intaccare la struttura gerarchica che tradizionalmente presiede, condiziona e determina ogni politica, anche di sinistra. Scriveva Rossanda: «La verità è che gli attuali gruppi politici non conoscono che questo modo di esprimersi, specie se non sono già ferreamente uniti, pochi che parlano a molti o una specie di happening...». E più avanti: «Quasi nessun fenomeno oggi è del tutto dipendente ma nessuno del tutto indipendente dal modo di produzione. Salvo la questione dei sessi. Millenaria, ha attraversato civiltà precapitaliste, capitaliste e postcapitaliste. E non come differenza fra i sessi ma come gerarchia, di un sesso sull’altro, assegnando al maschio il potere pubblico e fingendo di attribuire alla donna il governo del privato. L’ultimo femminismo ha messo in luce la frode. Come contate di metter il problema in agenda?...» E ieri scrivevano Giovanna Capelli e le altre: «E’ necessario uno scarto, una innovazione: intervenire nella struttura gerarchica, nella modalità dell’esercizio della democrazia, cambiare la dinamica della direzione, ricercare metodi per la risoluzione delle divergenze e dei conflitti non semplicemente legati al rapporto maggioranza/minoranza, scomporre la separazione fra base e vertice...». Sottoscrivo, parola per parola, tutte le righe che ho trascritto. Mi convincono. Penso che il problema fondamentale che oggi la sinistra ha dinanzi a se è quello di attaccare la costruzione politica moderata, vincente - che è una vera e propria restaurazione - basata sull’idea di rafforzare nella società le gerarchie, le catene di comando. Prima di tutto, naturalmente, il comando dell’uomo sulla donna, e poi del capitale su lavoro, e poi del bianco sul nero e sull’immigrato, e poi dell’eterosessuale sull’omosessuale, e poi del ricco sul povero, del meritevole sull’immeritevole, del garantito sul precario... eccetera eccetera eccetera. Dentro questa idea di gerarchia - e solo dentro questa - vengono accettati e limitati i diritti. I diritti diventano non più esigibili, ma elargibili in compatibilità con la gerarchia e naturalmente proporzionali ad essa. Non può pretendere un migrante gli stessi diritti di un italiano, non può una donna pretendere i diritti dell’uomo... Come può questo impianto - realizzato con una svolta reazionaria - essere messo in discussione da partiti e formazioni politiche che essi stessi, esse stesse, hanno il proprio “albero motore” nella gerarchia? A me questa domanda sembra decisiva. Credo che la risposta sia semplice: non possono. Cioè credo che chi vuole fare lotta politica, a sinistra, debba porsi concretamente il problema della componente gerarchica che è fortemente presente nell’attuale idea di partito (ogni idea di partito conosciuta) e connaturata alla stessa logica maggioranza/minoranza alla quale fa riferimento l’articolo di Giovanna Capelli e delle altre (mi scuso se cito solo Giovanna, ma 11 nomi sono troppi). Da questa riflessione alcuni compagni e alcune compagne (anche, mi sembra, Giovanna e le altre) fanno discendere l’idea che il processo di unità a sinistra non possa sfociare nella nascita di un nuovo partito unitario, o unificato, o unico. E rilanciano l’idea della sinistra plurale e federata. Io concordo anche su questo ragionamento. Però non riesco a non andare un passo ancora oltre: come è possibile una sinistra plurale e federata (ma a me la parola federata non convince moltissimo e non sembra nuovissima) se non si mettono in discussione anche i partiti di origine che la compongono? Perché, cioè - mi chiedo - quattro partiti alleati dovrebbero essere migliori di un solo partito, e come potrebbero risolvere il problema di critica delle gerarchie e dei partiti che ci siamo posti?
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