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Contrordine compagni |
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E.S. |
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Aprile online 20 dicembre 2007 Una lettera-appello indirizzata al segretario del Pdci da parte di un gruppo di operai e dirigenti del partito, chiede di abbandonare il governo Prodi, difendere il simbolo falce e martello e rivedere le posizioni anche all'interno della neonata Sinistra Arcobaleno. Ma l'apparato dei Comunisti italiani risponde immediatamente, in maniera ferma e piuttosto stizzita Arriva abbastanza a sorpresa l'appello rivolto ai Comunisti italiani di abbandonare la maggioranza di governo e difendere il simbolo dei lavoratori, la falce e il martello, oltre che tornare a valutare l'ingresso nella "Sinistra arcobaleno". Un appello in realtà indirizzato direttamente al segretario del partito Oliviero Diliberto, da parte di un gruppo di operai e dirigenti del Pdci, che chiedono di uscire dalla coalizione di maggioranza Prodi, e di tenere la falce e martello. Il primo firmatario è Gerardo Giannone, un operaio della Fiat Somigliano, al quale seguono le firme di altri operai e lavoratori promotori dell'iniziativa; a queste si aggiungono le adesioni di dirigenti locali, membri del comitato centrale e amministratori pubblici. Il testo inizia così: "Caro segretario Diliberto, noi operaie e operai comunisti, membri del comitato centrale del Partito dei Comunisti Italiani, ti chiediamo - si legge nell'appello, dedicato nella prima parte a un bilancio dell’attività dell'esecutivo e del centrosinistra - di ascoltarci. Il governo Prodi, con l'approvazione del pessimo accordo su pensioni e welfare, ha deluso molto tutti coloro che si aspettavano grandi cambiamenti dopo la sconfitta di Berlusconi. Giustamente tu hai richiamato la vocazione a farci "contare" dentro al governo. Ma questa vocazione non può essere data "a prescindere" dai risultati che, purtroppo, sono quasi tutti contraddittori: la Finanziaria "lacrime e sangue" dell'anno scorso, gli aumenti delle spese militari del 13% nel 2007 e dell'11% il prossimo anno rispetto al governo precedente, nessuna correzione delle cosiddette "leggi ad personam" di Berlusconi, il conflitto di interessi, l’intangibilità della legge Bossi-Fini sull'immigrazione e della controriforma Moratti sull'istruzione e poi ancora la prosecuzione della guerra in Afghanistan ed ora probabilmente in Kosovo, la Tav, la base di Vicenza, la controriforma sul Tfr, nessuna nuova legge sui diritti civili (Dico, unioni di fatto) ed ora l'attacco alle pensioni ed il "nulla di fatto" contro il lavoro precario". Un vero e proprio progetto politico, si potrebbe dire, che continua nel resto della lettera, dove si fa anche riferimento alla recente tragedia degli operai di Torino, che ha contato sei vittime, le ultime due delle quali dopo oltre una settimana di lotta tra la vita e la morte: "Siamo stufi di vedere i lavoratori morire come alla ThyssenKrupp di Torino (dove si facevano turni di 13/14 ore proprio mentre nel protocollo sul welfare si introduceva la decontribuzione del lavoro straordinario). Ma siamo anche indignati nel pensare ad una politica in cui si dicono certe cose in campagna elettorale e se ne fanno altre, decisamente diverse, quando si governa. Siamo inoltre delusi da come i partiti della sinistra (compreso il nostro) hanno operato dentro il governo: 142 deputati e senatori dei Comunisti Italiani, di Rifondazione, dei Verdi e di Sinistra Democratica, non hanno contato nulla rispetto a Dini e ai suoi 2 amici. Una condotta per nulla efficace, originata anche dal dire ogni volta: "Siamo responsabili, non faremo mai cadere il governo". Così non ti danno neanche l'osso per il cane". Una dura critica, dunque, che coinvolge in particolare la condotta politica della sinistra al governo, accusata di non aver fatto sufficientemente pesare la sua consistenza numerica la moneto di decisioni importanti. Ma su questa iniziativa cominciano a nascere dei dubbi. "Di operai nell'elenco dei nomi che hanno firmato l'appello se ne contano davvero pochi. E la lista dei firmatari si sta drasticamente riducendo, visto che stanno arrivando le smentite e qualcuno ha carpito la buona fede di compagni che non avevano capito di cosa si trattasse". Lo afferma in una nota Orazio Licandro, responsabile organizzazione Pdci, che poi aggiunge: "Il quadro è così chiaro da non preoccupare minimamente: qualche ex ragazzo nostalgico e qualcuno che deve corrispondere qualcosa a qualcun altro. Del resto sarebbe facile raccogliere le firme di pressochè tutti i segretari regionali e provinciali a sostegno della linea uscita dagli ultimi tre congressi. Non è stagione di scomuniche e anatemi, ma laicamente se questi compagni decidessero di lasciarci gli faremmo tanti auguri". Il finale dell'esponente Pdci è al vetriolo: "Nella gara a chi è più comunista degli altri è un triste segno dei tempi che i "comunistissimi", invece di portare le loro ragioni negli organi di partito, ricorrano a lettere aperte come qualunque fighetto piccolo-borghese". Chissà cosa avranno pensato i promotori della lettera dell'appellativo loro riservato...
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