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Report del CPN del 16 dicembre 2007 - Area Essere comunisti |
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Siamo unitari, ma non subalterni |
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Simone Oggionni |
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17 dicembre 2007 Non è stato un Cpn ordinario. Avrebbe dovuto segnare - con la presentazione dei documenti – l’avvio del percorso congressuale; ha sancito invece il rinvio del VII Congresso nazionale e l’indizione di una consultazione delle iscritte e degli iscritti che avrà per oggetto i contenuti della verifica politico-programmatica con il Governo che il nostro Partito ha messo in calendario per il prossimo mese di gennaio. Sul rinvio (condiviso da circa l’85% dei segretari di federazione e regionali), la nostra componente ha posto alcune condizioni. Che la consultazione sul Governo sia una consultazione vera, con un vero coinvolgimento delle iscritte e degli iscritti e senza un esito predefinito: come ha riassunto Claudio Grassi nel suo intervento, «se ci sono ancora punti programmatici condivisi tra noi e la maggioranza dell’Unione - su salari, pace e diritti – l’esperienza di governo continua, altrimenti si esce». A questo proposito, facciamo notare che il Cpn - a dimostrazione di quanto sia diffuso il malumore nel Partito rispetto alla nostra partecipazione al Governo Prodi - ha respinto con solo il 56% di voti contrari un ordine del giorno, presentato da Franco Russo e sottoscritto anche da Alberto Burgio, che chiedeva, in assenza di un dispositivo di fiducia, di impegnare il gruppo alla Camera al voto contrario sul decreto-sicurezza. La seconda condizione posta sul rinvio è che il Congresso sia ritardato soltanto per il tempo strettamente necessario a svolgere la consultazione e le elezioni amministrative, in modo tale quindi da concludere i lavori in autunno e comunque entro la fine del 2008. La terza, infine, è che del rinvio non ci si approfitti per avviare - sottraendo la discussione e la decisione al corpo del Partito - non tanto la costruzione del «soggetto unitario e plurale» (sulla quale siamo tutti d'accordo), quanto il partito unico della sinistra. A questo sbocco siamo strenuamente contrari. In ogni caso, potrebbe essere solamente un Congresso a deciderlo. Intorno a una modalità sbagliata di concepire il percorso di unità a sinistra si addensano le nostre preoccupazioni, confermate dalla relazione introduttiva del segretario nazionale e, soprattutto, dall’ordine del giorno finale presentato dalla segreteria e votato a maggioranza dal Cpn. Un testo che, pur accogliendo in diversi passaggi le integrazioni da noi proposte, contiene due elementi a dir poco problematici. Il primo riguarda precisamente il rischio di una impropria precipitazione del percorso di unificazione a sinistra. L’ordine del giorno chiede al Partito, infatti, «di imprimere un’accelerazione senza la quale gli impegni assunti rischierebbero di rimanere sulla carta». Pur affermando in un passaggio la permanenza della «autonomia politica, culturale e organizzativa del partito», il testo ci è parso su questo specifico punto elusivo e ambiguo. Abbiamo quindi proposto al voto un primo emendamento che chiarisse inequivocabilmente l’impegno del Prc a partecipare al processo di costruzione del soggetto unitario e plurale della sinistra escludendo «lo scioglimento dei partiti che concorrono alla sua realizzazione. Come abbiamo detto alla Conferenza di Carrara Rifondazione Comunista resta per l’oggi e per il domani». L’emendamento è stato bocciato con 108 voti contrari, ma ha raccolto 28 adesioni: oltre ai compagni di Essere Comunisti presenti al momento del voto, è stato votato anche da alcuni compagni della maggioranza. Il secondo elemento di preoccupazione nell’ordine del giorno della segreteria equivale a una vera e propria forzatura. Il dispositivo finale dell’odg avanza formalmente - parlando di un obiettivo da perseguire «con determinazione» - la proposta di «presentare liste unitarie nelle prossime elezioni regionali e amministrative». Anche su questo punto abbiamo presentato un emendamento, che definisce due condizioni per la presentazione delle liste unitarie. La prima è - come ha detto Burgio nella dichiarazione di voto sull’emendamento - che si determinino «convergenze programmatiche significative, tali da giustificare la decisione di andare a liste unitarie». Il che, considerata la vocazione governista di alcune delle forze della sinistra, non è per nulla scontato. La seconda condizione è che vi sia l’accordo delle quattro forze politiche che hanno dato vita agli stati generali, accordo in assenza del quale la proposta andrebbe, per evidenti ragioni, riconsiderata (si pensi, per fare soltanto un esempio, a cosa succederebbe qualora il nostro Partito confluisse in una lista unitaria e, contemporaneamente, il Pdci si presentasse agli elettori, autonomamente, con falce e martello). Infine, il nostro emendamento ha esplicitato la norma statutaria che sancisce la sovranità degli organismi territoriali del partito (non già del Comitato politico nazionale) in materia di elezioni amministrative. Pure questo secondo emendamento ha raccolto 28 adesioni e 108 voti contrari. Non essendo stati accolti i nostri emendamenti e dovendosi votare i vari documenti in contrapposizione, le compagne e i compagni dell'area Essere Comunisti non hanno partecipato al voto conclusivo, caratterizzandosi, quindi, sul contenuto dei due emendamenti presentati. Il comportamento che abbiamo tenuto in questa riunione del Cpn si spiega con un ragionamento molto semplice: siamo unitari ma non subalterni. Pensiamo che l’unità a sinistra sia essenziale, ma consideriamo l’autonomia politica e organizzativa di Rifondazione comunista un valore irrinunciabile. I compagni della maggioranza sapevano benissimo che forzare nel documento conclusivo sulle liste unitarie avrebbe prodotto un nostro dissenso. Nonostante ciò lo hanno fatto poichè hanno ritenuto più importante non fare emergere, nel seno della stessa maggioranza, un dissenso opposto al nostro: quello di coloro i quali vogliono accelerare sul soggetto unico. Riteniamo con ciò di avere compiuto una scelta giusta e, soprattutto, di avere rappresentato il sentimento diffuso di molti compagni del Partito e non solo di quanti si riconoscono organicamente nelle nostre posizioni. Questi compagni non condividono un percorso unitario che non dia garanzie sulla permanenza di Rifondazione Comunista e non ritengono affatto che presentarsi alle elezioni senza il nostro simbolo sia una scelta utile al Prc e all'intera sinistra. Noi siamo d'accordo con loro e su questo caratterizzeremo la nostra iniziativa nel Partito.
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