Intervento di Claudio Grassi, coordinatore nazionale Essere Comunisti

 

16 dicembre 2007 CPN

La conclusione della discussione sul decreto che ha recepito il Protocollo sul welfare dimostra quanto fosse infondato ciò che venne teorizzato al congresso di Venezia: il Governo Prodi non si è dimostrato permeabile ai movimenti e in grado di praticare una politica di discontinuità rispetto agli anni Novanta. Abbiamo subìto una sconfitta pesantissima (noi che, con il segretario Giordano, avevamo dichiarato che «così com’era, non lo avremmo votato»); la stessa mediazione costruita dalla commissione Lavoro della Camera è stata cancellata e sostituita da un testo che ne ha rimosso tutti i miglioramenti. Ma si è trattato di una sconfitta anche per la manifestazione del 20 ottobre, all'indomani della quale avevamo assunto un impegno ben preciso: modificare il protocollo, combattere la precarietà.

Mi pare di poter dire che sia caduto, in definitiva, l’assunto secondo il quale noi saremmo andati al Governo per portarvi la forza dei movimenti. Anzichè metterci in circuito virtuoso con essi, le scelte di questo Governo - come dice la denuncia di Alex Zanotelli - ci mettono terribilmente in difficoltà nei loro confronti.

Il compagno Bertinotti, in un’ampia intervista alla Repubblica, ha sancito la fine e il fallimento dell’Unione e del Governo. Avrebbe potuto aggiungere che questo a cui assistiamo è anche il fallimento della sua linea politica e che le gravi difficoltà in cui versa il nostro partito sono largamente figlie delle scelte che lui ha imposto a Rifondazione.

Ora si tratta davvero di decidere cosa fare, visto che il segretario Giordano - nella sua dichiarazione di voto alla Camera - ha dichiarato che non vi è più un vincolo politico con il Governo e che, pertanto, il nostro partito esprimeva un voto favorevole sul Protocollo soltanto per un vincolo sociale con il nostro popolo, tale cioè da impedire l’entrata in vigore dello scalone Maroni. Se le parole hanno un senso, questo significa che se non si ristabilisce un’intesa programmatica, noi siamo fuori dalla maggioranza di Governo!

Ecco perchè non ci siamo pregiudizialmente opposti ad un breve rinvio del Congresso in modo tale da dare spazio, nelle prossime settimane, ad una consultazione vera, con un vero coinvolgimento degli iscritti; ad una verifica sul Governo basata su alcuni punti programmatici precisi e con un esito per nulla scontato. Se essi vengono condivisi e realizzati l’esperienza di governo continua, altrimenti si esce. Perchè è chiaro che su potere d'acquisto dei salari, politica di pace e diritti ci devono essere degli impegni precisi.

Sento, inoltre, l’esigenza di un chiarimento - nella nostra discussione - sulla “Cosa arcobaleno”. E vorrei essere chiaro: non c’è, tra noi, divergenza tra chi è per l’unità e chi non lo è; tra chi vuole il soggetto unitario e plurale e chi lo avversa. Entrambe queste cose noi le vogliamo da sempre, anche quando nel gruppo dirigente di Rifondazione si privilegiavano le interlocuzioni con Casarini e noi che proponevamo l’unità delle forze che avevano sostenuto il referendum per l'articolo 18 venivamo accusati di essere “alleantisti”!

Il problema non è questo: noi siamo per l’unità. Il problema è che Sinistra Democratica non vuole un’unità tra soggetti diversi, vuole un partito unico - lo dice, lo scrive, lo propone - e noi dobbiamo dire chiaramente che siamo contrari. Dobbiamo dire al compagno Mussi che nel processo di unità a sinistra che è in corso va salvaguardata l’autonomia delle diverse forze politiche, altrimenti non se ne fa nulla. Chi spinge - anche dentro Rifondazione - per andare in questa direzione sta commettendo un grave errore politico.

Sostengo ciò non solo per una questione di simboli che, in ogni caso, non sottovaluterei. Si rimuovono gravemente le differenze programmatiche su temi di fondo che persistono tra le quattro forze in campo: e la genericità della Carta degli intenti della Sinistra arcobaleno ne è - a nostro avviso - una evidente dimostrazione.

Anche l’accelerazione sulle liste unitarie è una forzatura inaccettabile e politicista. Nel documento presentato in questo Cpn dalla Segreteria nazionale si propongono le liste unitarie. Ma io chiedo, e vorrei che mi si rispondesse: a proposito delle elezioni europee, abbiamo criticato il Pd i cui eletti al parlamento farebbero riferimento a due diversi gruppi parlamentari. E dopo aver detto ciò vi sembra credibile proporre una unica lista i cui eletti - che sarebbero ovviamente molti di meno di quelli del Pd - andrebbero addirittura in tre diversi gruppi al Parlamento europeo (quello verde, quello socialista e quello comunista)? Ve lo immaginate con quale credibilità potremmo fare una simile campagna elettorale?

Inoltre leggo che Occhetto è entrato in Sinistra Democratica e Mussi ha salutato il fatto molto positivamente. Possiamo pensare che i nostri compagni ed elettori voterebbero liste in cui si candidasse anche Achille Occhetto?

Oppure pensiamo che gli stessi compagni ed elettori voterebbero chi non canta Bella Ciao perchè non si riconosce nella tradizione antifascista? Oppure ancora, nei territori dove emergono contrasti con il centro-sinistra (penso a Bologna, Pavia, alla Calabria) e dove noi ci prendiamo la nostra autonomia e le altre forze della sinistra non ci seguono cosa si fa? Come si concilia questa realtà con la proposta di avanzare liste unitarie?

Tutto questo conferma una fatto che conosciamo da tempo e che non è mutato d’incanto perchè Mussi non è entrato nel Pd: tra le forze che stanno a sinistra del Pd ci possono essere momenti unitari e di convergenza che vanno perseguiti e praticati ma, allo stesso tempo, ci sono anche differenze strategiche che non consentono di ipotizzare un unico partito! Nasconderle non serve a nulla: esse rispunteranno.

Faccio un appello al gruppo dirigente: si rifletta bene, non vorrei che ci trovassimo, tra due anni, a leggere in una intervista che il progetto è fallito e che occorre rivedere tutto. Nell'ultimo anno, tra di noi, abbiamo costruito una importante base comune che si è concretizzata nella Conferenza d'organizzazione di Carrara: non disperdiamo quel patrimonio prezioso. Per quanto ci riguarda confermiamo il sostegno a quei deliberati e sulla base di quelli porteremo il nostro contributo nella consultazione e nel Congresso.

 

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