Intervento di Alberto Burgio

 

CPN del 16 dicembre 2007

Non voglio drammatizzare, ma non vorrei nemmeno sottovalutare un problema che a me e ad altri compagni pare cruciale.

C'è un passaggio centrale della relazione del segretario sul quale intendo concentrarmi perchè mi trovo in dissenso. E vorrei spiegare perchè. Mi riferisco al passaggio nel quale il compagno Giordano ci ha detto che considera necessario che ci si presenti alle elezioni con liste unitarie, e anche adoperarsi per convincere della bontà di questa scelta le forze della sinistra che non la condividono.

Perchè dissento nettamente da questa impostazione? Non perchè l'idea delle liste unitarie sia di per sè un tabù. Anche se credo che il criterio dovrebbe essere sobrio e concreto, e non perdere di vista il rendimento elettorale. Mi chiedo come si possa pensare a liste unitarie quando si vota col proporzionale o dove tale scelta, già sperimentata, ha prodotto risultati molto negativi per il nostro Partito.

Comunque nessun tabù. Ma se poi si lascia intendere che fare le liste unitarie è in sè, in generale un obiettivo da perseguire, e un corollario essenziale del percorso unitario; se si pone questa questione al Cpn, quando - per ciò che concerne le elezioni amministrative - il nostro Statuto la affida agli organismi dirigenti territoriali; se addirittura si antepone questa opzione alla stessa volontà delle altre forze della sinistra: allora si rischia di legittimare il dubbio che ci si muova oggettivamente verso l'obiettivo che si nega a parole, e cioè il superamento del Partito della rifondazione comunista e la costruzione di un altro partito.

Naturalmente l’onestà intellettuale di ciascuno di noi è fuori discussione. Se si afferma che non si vuole lo scioglimento del Partito, nessuno - non io, perlomeno - intende avanzare sospetti di doppiezza. Per questo ho parlato del dubbio che ci si muova oggettivamente verso quell'esito. Detto questo - cioè onestà intellettuale a parte - la direzione del cammino e il suo approdo appaiono chiari.

Peraltro rilevo alcuni paradossi nella relazione del segretario. Si dice che occorre costruire l’unità sui contenuti e sulle campagne.

Giusto. Ma con ciò si ammette che questa unità ancora non c'è, il che vuol dire che l'opzione elettorale unitaria è un incomprensibile a priori. Si parla del tesseramento del soggetto unitario e plurale. Ma questa ipotesi non è condivisa da tutte le forze politiche della sinistra e non aiuta quindi quella unità nel nome della quale la si formula. E lo stesso a maggior ragione, come sappiamo tutti, si può dire a proposito della discussione in corso sulla riforma della legge elettorale, dove si registrano forzature che seminano a sinistra diffidenze e risentimenti distruttivi.

Ma il punto di fondo mi pare questo: che cos'è un partito che non vive più in autonomia nelle competizioni elettorali? che rinuncia a priori, una volta per tutte, alla propria autonomia politico-programmatica? che non ha più visibilità nel momento-chiave in cui misura la propria capacità di ottenere consenso?

E non ci si dica: «politicismo», non ci si dica: «istituzionalismo».

Perchè non sono certo io e non sono quanti dissentono da questo approccio a mettere al centro il tema elettorale, a fare di questo tema il centro del discorso, accelerando in modo improprio e pericoloso, del tutto aprioristico e forzato, con una proposta di cui - mi pare utile ricordarlo - non vi è traccia nemmeno nel documento congressuale elaborato dal compagno Giordano. Una proposta che peraltro rischia di svuotare di senso il prossimo Congresso nazionale, espropriandolo di una discussione e di una decisione così cruciale. E legittimando il sospetto che il rinvio del Congresso abbia motivi e finalità inconfessate e inconfessabili.

Su questa base voglio rivolgere un appello accorato al gruppo dirigente, che so diviso su questi temi. E in particolare al segretario, che so consapevole dei rischi che si aprono.

Riflettete bene! Evitate forzature che potrebbero causare grandi guasti e che, come dicevo, gettano cupe ombre sul rinvio del Congresso e ne mutano il significato. Evitate di imporre nuove lacerazioni a questo Partito, che in questi anni ha subito le conseguenze negative di una esasperazione del confronto interno che potremmo e dovremmo lasciarci alle spalle.

Noi vogliamo credere ancora possibile un percorso unitario, e lavoriamo per questo in vista del VII Congresso. Ed è per questo che oggi ci appelliamo al senso di responsabilità e vorrei dire alla razionalità della maggioranza del Partito e dei compagni che non condividono la strategie di scioglimento di Rifondazione comunista. E, in particolare, alla lungimiranza del compagno segretario nazionale.

 

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