Questa "bozza Bianco" è invotabile

Cesare Salvi Capogruppo SD al Senato

Aprile online 17 dicembre 2007

La discussione sulla legge elettorale pone di fronte a una situazione davvero singolare: i capi dei due partiti più forti, Berlusconi e Veltroni, hanno dichiarato all'unisono che il maggioritario è finito, che non è più tempo di maggioranze coatte, che bisogna passare al proporzionale con elevata soglia di sbarramento; subito dopo però, e sempre all'unisono, Berlusconi e Veltroni si dichiarano per un sistema che sia proporzionale ma anche disproporzionale: una legge alla Maurizio Crozza, per intenderci.

Insomma, proporzionale sì, ma anche tale da dare ai due maggiori partiti qualche decina di seggi in più, rispetto a quelli che spetterebbero loro in base ai voti espressi dai cittadini.

Ma per quale ragione al mondo gli altri partiti dovrebbero accettare una legge che avvantaggia solo PD e Forza Italia (o come si chiama adesso) e danneggia tutti gli altri? Danneggia non solo i nanetti, come talvolta si dice, ma forze politiche radicate e consistenti come la Sinistra unita, come AN, l'UDC, la Lega?

Se chi elabora nuove proposte elettorali guardasse una volta tanto la questione dalla parte del cittadino, si porrebbe almeno il problema di quale sia mai l'interesse generale per il quale il principio della proporzionalità dovrebbe essere sacrificato sull'altare dei progetti politici dei leader di due partiti.

E' opinione condivisa che sotto il profilo della democraticità della rappresentanza il sistema più indicato è quello proporzionale. Personalmente, sostengo da anni questa tesi (la mia prima proposta di legge per il sistema tedesco, sottoscritta tra gli altri dall'allora senatore a vita Francesco De Martino, da Nicola Mancino e da Massimo Villone risale al 2001).

Il carattere proporzionale del sistema puà essere sacrificato con una clausola di sbarramento, per evitare la frammentazione e spingere le forze politiche all'aggregazione: scelta ben diversa dall’unità forzosa dei listoni maggioritari, di sprone - al contrario - all’unità delle forze politiche su programmi e scelte condivisi. Va bene anche questo.

Ma per quale ragione al mondo si deve introdurre un'ulteriore deformazione del principio proporzionale, con l'unico dichiarato obiettivo di consentire a partiti che stanno al 25 o 30 per cento di arrivare al 35 o 40 per cento? La governabilità non sarebbe assicurata lo stesso, le maggioranze si formerebbero comunque in Parlamento. Non sussiste alcuna ragione di interesse generale, ma solo quella privata di due partiti, per motivare l'introduzione di questo elemento di disproporzionalità.

La versione della bozza Bianco presentata alla Commissione affari costituzionali del Senato prevede meccanismi (il voto unico, il mancato riequilibrio tra seggi maggioritari e seggi proporzionali, il recupero dei resti solo su base circoscrizionale, il metodo d'Hondt) che alterano la logica del sistema proporzionale. E lo fanno appunto al solo fine di alterare la proporzionale a vantaggio dei due partiti maggiori. Per questo è un testo invotabile, senza profonde modifiche. Anche Rifondazione Comunista lo ha dichiarato in questi giorni, come Franco Giordano, Giovanni Russo e Paolo Ferrero. A questo punto l'anomala bozza Bianco non ha una maggioranza in Parlamento, perchè fortunatamente PD e Forza Italia non hanno i numeri per farla passare. E quindi bisogna cambiarla.

 

 

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