Proposte su modalità, forme e valori intorno alle quali una nuova idea di sinistra possa e debba iscriversi

Per una nuova idea di Sinistra unitaria e plurale

di Ciro Pisacane* Fabrizio Nizi** Valeria Noli***

Liberazione 18 dicembre 2007

E’ difficile controbattere efficacemente alle argomentazioni sensate della Rossanda (articolo di qualche giorno fa sul “manifesto”). E’ vero che questa sinistra spappolata, frammentata, inconcludente e chi più ne ha più ne metta, ha solo una strada da percorrere, quella della sua riscrittura e della sua rinascita. E che fuori da questa impellente necessità non c’è null’altro che giustifichi i tentativi di chiunque di noi di continuare a sperimentare pratiche di trasformazione sociale possibile. Questa necessità da sola definisce uno spazio politico, una collocazione e un campo di lavoro preciso per le sinistre che non ha assolutamente bisogno di altri aggettivi e sostantivi che lo precisino. Bisogna farlo e farlo in fretta, punto.

Il punto è un altro, ed è esattamente come ce la immaginiamo la sinistra che verrà. Perché se c’è una cosa evidente è proprio l’insufficienza, strutturale e non contingente, dell’attuale sinistra di avviare separatamente un processo di “uscita dalla crisi”, di declinazione di nuove forme e priorità della politica. E se l’hanno capito anche gli stati maggiori della sinistra radicale vuol dire che ormai dovrebbero averlo capito proprio tutti, a partire da quei movimenti e quelle realtà sociali, politiche e culturali che proprio sulla constatazione di quest’insufficienza sono nate e cresciute negli anni 80 e 90. Quelle realtà cioè che sulla lontananza della sinistra storica e istituzionale dai processi materiali hanno trovato motivo di crescita politica, di radicamento sociale, di evoluzione culturale, di sperimentazione democratica. Una sinistra sociale con una forte cultura ambientale e di movimento, legata al tema dei diritti civili più di quanto sia legata a quello dei diritti sociali. Una sinistra a cui poco interessa definirsi comunista, se non come ricerca e pratica comunitaria del cambiamento radicale di questo società.

Una ricerca ed una pratica comunitaria che ha fatto Genova del 2001 e che non è affatto scomparsa in seguito. Perchè l’abbiamo ritrovata a Melfi, a Termini Imerese, ad Acerra, in Val di Susa, a Civitavecchia, a Roma, ad Aprilia, a Vicenza. L’abbiamo vista ancora il 20 Ottobre, e poi alla manifestazione delle donne e poi tornare di nuovo a Genova per riconquistare il campo. E’ questa energia e questo dinamismo sociale che sta sostenendo un confronto impari con il modello dominante di società. E’ quindi su questo dinamismo e le sue caratteristiche che dobbiamo misurare e verificare il processo costituente di una nuova sinistra unitaria e plurale perchè meglio di chiunque altro rappresenta oggi l’idea generale di una sinistra moderna e radicale. Perchè le questioni che pone e solleva sono i nodi sui quali sta appesa la possibilità che una nuova lettura della società riesca o meno ad essere egemone, a rappresentare o meno l’interesse generale del paese.

Scrive Manzoni, parlando degli Stati Generali che precedettero la rivoluzione francese, che “I commissari della Nobiltà esprimevano il timore che la verificazione de’ poteri in comune tirasse con sé la deliberazione in comune” e, ovviamente sappiamo tutti che aveva ragione. Ora è chiaro che in questa sinistra non c’è nessun Commissario della Nobiltà. La nostra storia, per quanto difficile, almeno questo ce l’ha risparmiato. Semmai questo è un problema tutto del Partito Democratico. Ciononostante anche noi abbiamo avuto i nostri Commissari, politici magari, ma sempre Commissari. La storia delle sinistre e dei tentativi di trasformazione sociale del novecento è stata anche questo e lo sappiamo bene: l’autoinvestitura dei centri politici dirigenti che si ergevano a “guardiani della rivoluzione”, la cosiddetta avanguardia esterna che conduceva le masse in nome e per conto delle masse stesse. L’abbiamo chiamato leninismo, ora sappiamo che il fondamentalismo islamico non ha inventato nulla.

Non intendiamo aprire un dibattito storico sul 900 per litigare con qualcuno sul ruolo della soggettività rivoluzionaria nella storia. Forse prima o poi dovremmo anche farlo, ma per quello che ci serve oggi non c’è bisogno di un dibattito per dire che questa storia, e con essa questa sinistra, questa forma sclerotizzata di dirigismo dall’alto è finita. Parafrasando Berlinguer potremmo anche dire che si è definitivamente esaurita la spinta propulsiva di questo modo di essere della sinistra, gli Stati Generali hanno detto anche questo. Ecco perchè oggi siamo qui a parlare di nuova sinistra. E allora scusate, ma ripartiamo dai fondamenti.

1. Se c’è una cosa che dovrebbe contraddistinguere la sinistra è che per noi è fondamentale chi decide e come decide, prima ancora del cosa. Perchè il chi e il come sono già il cosa. Perchè se c’è qualcosa che abbiamo imparato dalla storia è che quando a decidere sono in pochi si pone un problema evidente di democrazia; sia di democrazia sociale ed economica, sia di democrazia politica. Perchè quando a decidere sono in pochi la decisione rispecchia – inevitabilmente - gli interessi di chi decide, e non l’interesse generale.

2. Questo ci conduce ad un altro “fondamentale”. Se l’attività politica deve rispettare la vita delle persone, la politica non può essere altro dalla vita sociale. Perchè se vuole migliorarla deve riuscire a darne una rappresentazione, vicino non solo alla realtà in corso, ma soprattutto a quella che viene. Deve riuscire a rappresentarla in tutte le sue molteplici e contraddittorie forme. Altrimenti non serve a nessuno. Per questo dobbiamo riconoscere che siamo già partiti col piede sbagliato: abbiamo chiamato l’incontro dell’8 e 9 “l’assemblea della sinistra e degli ambientalisti” dimenticandoci non solo che di sinistre ce ne sono diverse, ma che dire sinistra non vuol necessariamente dire “movimenti”, “femministe”, “laico”, “diritti civili”. Tutto cose che invece dovremmo dire e nominare, sacrificando per il momento la ricerca della sintesi a tutti i costi semplicemente perchè questo non è il tempo della sintesi

3. Il terzo, diretta conseguenza dei primi due è il riconoscimento della centralità dei luoghi, dei territori e delle comunità locali come dominanza politica nel processo costituente. Perchè è lì che sperimentiamo concretamente la possibilità che un nuovo modello di democrazia si imponga con forza sui riti appannati della politica dominante. Perchè stanno lì quelli che con estrema difficoltà provano a costruire un mondo migliore.

4. Il quarto è l’etica e la pratica del conflitto sociale come motore di un rinnovato sforzo di egemonia politica e sociale che la nuova sinistra deve svolgere. Per essere chiari, crediamo che abbiamo perso tutti l’appuntamento con le questioni poste da quella che oggi chiamiamo “antipolitica” nel momento in cui non siamo riusciti a valorizzare, a dare riconoscimento sociale alle diverse pratiche della disobbedienza che per un periodo molto lungo hanno caratterizzato parti consistenti del movimento.

Per concludere. Il workshop autoconvocato sulle forme del processo costituente ha proposto l’avvio di un Laboratorio sociale e politico nazionale, da costituire tra tutte le reti e le realtà locali che da tempo stanno attivamente lavorando, o intendono farlo, intorno alle forme che dovrà assumere una nuova sinistra unita, plurale e arcobaleno. Pensiamo che sia compito nostro, oltre che di tutti, assumere la responsabilità di indicare le modalità, le forme, i valori intorno alle quali una nuova idea di sinistra possa e debba inscriversi. Vorremmo, a gennaio, costruire un grande appuntamento nazionale in cui le idee e i contributi di tutti trovino spazio e riconoscimento dentro l’avvio di una nuova storia collettiva. Per parlare di questo e dotarci degli strumenti di comunicazione e organizzazione necessari, abbiamo convocato una prima riunione aperta al contributo e alla partecipazione di tutti e tutte, mercoledi 19, alle ore 17, presso il Rialto a Roma.

 

*Forum Ambientalista,

**Action–Net work delle comunità in movimento,

***Net Left

 

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