Prc: il governo gli sta stretto

Red.

Aprile online 16 dicembre 2007

Il Comitato politico di Rifondazione fotografa il disagio. Ma sulle opzioni strategiche di fondo: verifica con il governo, consultazione su questo tema del popolo di sinistra, partecipazione al processo unitario della Sinistra arcobaleno, il partito si divide più sulle sfumature, per ora, che sulla sostanza. E alla fine vota il rinvio del Congresso, che si terrà entro novembre invece che a marzo, e la "road map" della verifica

Lo avevamo già anticipato ieri, oggi il Comitato politico nazionale di Rifondazione lo conferma: il governo, al partito di Franco Giordano sta sempre più stretto. La fotografia del disagio è tutta in una delle votazioni finali del "parlamentino": l'ordine del giorno presentato da alcuni deputati (in gran parte legati alla maggioranza "bertinottiana" del partito) che propone di votare contro il decreto sicurezza alla Camera, confermando però la fiducia in caso il governo scegliesse di porla, viene bocciato solo dal 56% dei votanti.

Maggioranza assai risicata, se si tiene conto che dal Congresso di Venezia ad oggi il Prc ha perso due minoranze: prima quella di Marco Ferrando, che ha fondato il Pcl, poi Sinistra critica, che proprio oggi, con la lettura al Cpn di una lettera agli iscritti, ha sancito la rottura definitiva.

Ma sulle opzioni strategiche di fondo, verifica con il governo, consultazione su questo tema del popolo di sinistra, partecipazione al processo unitario della Sinistra arcobaleno, il partito si divide più sulle sfumature, per ora, che sulla sostanza. E alla fine vota il rinvio del Congresso, che si terrà entro novembre invece che a marzo, e la "road map" della verifica.

Franco Giordano propone un percorso a tappe: prima consultazione sui temi da sottoporre a verifica (che verrà proposta anche agli alleati Arcobaleno) poi confronto con il governo, infine referendum sull'esito della verifica, "decisivo - avverte il segretario - per la nostra collocazione politica". Sull'unità a sinistra Giordano chiede "un'accelerazione", e agli alleati più prossimi propone da subito un terreno comune, che si impone dopo il dramma della Thyssen Krupp: "Una conferenza operaia a Torino, per rendere visibile la condizione dei lavoratori" e per contrastare, spiega, la proposta analoga del Pd, "che nei contenuti, con il nesso fra produttività e salario, è esattamente la proposta di Confindustria".

Nella relazione, Giordano fa capire di non gradire affatto gli eccessivi "marcamenti" di deputati e dirigenti in genere: "La direzione del partito è stata improntata in questi mesi a un coinvolgimento largo, anche delle realtà locali, è un compito che spetta a tutti". Insomma, la segreteria non si presterà a fare il tiro al bersaglio dei disagi del partito. Altro siluro Giordano lo lancia contro il "leaderismo", che rischia di colpire a morte "la ricostruzione di una democrazia partecipata". Non nomina Nichi Vendola, suo sodale da una vita, ultimamente un po' troppo evocato, dentro e fuori Rifondazione, come possibile leader della federazione Arcobaleno, ma l'avvertimento arriva a bersaglio: nel Cpn non mancano le frecciate, soprattutto dall'area femminista contro "i lirismi e gli appelli metastorici" (da parte di Elettra Deiana, è scoperto il riferimento al dirigente "poeta") ma tacciono invece i fan del governatore pugliese, anche se poi, al giornalista dell'Apcom, a taccuino rigorosamente chiuso, un giovane e influente dirigente del partito spara a zero su chi lo attacca: "Sono fuori del mondo e non lo sanno".

Sul tema caldo della legge elettorale, Rifondazione difende la bozza Bianco sulla legge elettorale ma con l'obiettivo di modificarla sostanzialmente: "Dobbiamo provare a battere - spiega - la logica referendaria che produce più frammentazione e che determina la cancellazione della nostra autonomia".

Giordano illustra alla platea del parlamentino del Prc quelle che a suo giudizio sono le conseguenze di una eventuale vittoria del referendum elettorale: "Si presenterebbero due liste - dice - una di destra e una di tutti quelli che si oppongono alla destra, e lì una soggettiva autonoma non può vivere. Certo, ci potrebbe essere una seconda lista opposta alla destra ma sarebbe difficile per questa via consolidare una rappresentanza istituzionale".

Senza nominare esplicitamente gli altri partiti della Sinistra arcobaleno che si oppongono alla bozza Bianco, Giordano tuttavia ipotizza che "per altri che non hanno sciolto il tema dell'autonomia, nei listoni unitari, ammesso che qualcuno li faccia entrare lì dentro, si possono garantire l'autoriproduzione dei gruppi dirigenti. Per questo ho capito le critiche esterne al nostro partito, ma non ho capito quelle interne: cosa dovevamo fare se non sbloccare il meccanismo della riforma elettorale?".

Per il segretario sono due le grandi questioni da risolvere perchè il Prc accetti la bozza Bianco: il riparto nazionale dei resti e il voto disgiunto. "So bene - ammette il leader del Prc - che la bozza Bianco non è il sistema tedesco ma se cade quella proposta che noi puntiamo a modificare non abbiamo una seconda chance, ci sarà solo il referendum. E tutti i critici di questo modello saranno nostri alleati nello slargare le maglie della proposta Bianco".

E' l'intervento di Paolo Ferrero a spostare i termini della questione, anche se il ministro è molto attento a non porsi in contrapposizione con la linea ufficiale della segreteria, che poi è quella di fatto delineata da Fausto Bertinotti. "E' un bene che ci sia un testo e la discussione sia incardinata al Senato", premette, per poi chiedere però "un atteggiamento che mira a sparigliare: dobbiamo cercare un accordo con i proporzionalisti di ogni schieramento e all'interno di ogni forza politica piuttosto che l'accordo con i rappresentanti delle forze politiche". Insomma, invece che l'asse Bertinotti-Veltroni, un asse con Casini, la Lega, e soprattutto con D'Alema e Rutelli che nel Pd si sono più volte pronunciati per il modello tedesco.

Per questo, precisa poi a margine Ferrero, le due correzioni chieste da Giordano sulla bozza Bianco sono solo "un punto di partenza", anche se l'obiettivo finale è comune: "Una legge elettorale che consenta di scegliere l'autonomia, che consenta di valutare se fare l'accordo o no" con il Pd. E Giovanni Russo Spena, che alla legge elettorale lavora concretamente al senato, non a caso parla di "ricostruire il fronte proporzionalista a partire da sinistra democratica, Pdci e Verdi", finora molto critici sulla linea tenuta dal Prc.

 

  back